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Perché il gas fa impazzire le bollette della luce: la risposta è nella struttura del mercato dell'elettricità

Ecco qual è il meccanismo con cui si forma il prezzo dell'elettricità che i vari produttori (gas, idroelettrico, rinnovabili) forniscono alla rete nazionale. Il principio è quello dell'asta.

Maurizio Riccidi Maurizio Ricci   
Aumentano anche le bollette della luce (Ansa)
Aumentano anche le bollette della luce (Ansa)

Perché la bolletta del gas aumenta l'abbiamo più o meno capito: è il ricatto di Putin che taglia le forniture di metano, mandando il prezzo alle stelle. Ma che c'entra la luce? Come mai la bolletta della elettricità è aumentata quasi quanto quella del gas? Certo, ci sono le centrali elettriche che funzionano con il metano, ma mica solo quelle. E allora?

La risposta è nella particolarissima struttura del mercato dell'elettricità. Anzi, dei mercati dell'elettricità, perché lo stesso sistema vale per tutta Europa e questo è – appunto – uno dei problemi. Vediamo, dunque, il meccanismo con cui si forma il prezzo dell'elettricità che i vari produttori (gas, idroelettrico, rinnovabili) forniscono alla rete nazionale.

Il principio dell'asta

Il principio è quello dell'asta. Il gestore della rete (in Italia il Gse) dichiara ogni giorno di quanta elettricità ha bisogno e i vari produttori si fanno avanti. Mettiamo (tanto per fare le cose semplici) che il Gse chieda un totale di 100 MW per quel giorno. In questo esempio del tutto astratto, le aziende del fotovoltaico ne offrono 20 a 20 euro per MW, quelle dell'eolico altrettanti a 30 euro, l'idrolettrico 50 MW a 40 euro l'uno, il biometano 8 MW a 60 euro. Siamo a 98 MW, il Gse ne vuole altri 2, ma solare, eolico, biometano e idroelettrico non li hanno. Le uniche a poter fornire questi ultimi 2 MW sono le centrali a gas, che li offrono, ma, sulla base di quello che dice il mercato del gas, cioè a 300 euro a MW. L'asta si chiude, i 100 MW sono stati trovati e il Gse li paga sulla base del prezzo dell'ultimo offerente, cioè le centrali a gas, quindi a 300 euro, anche se il prezzo proposto dagli altri produttori era inferiore di cinque-dieci volte.

E' un sistema nato venti anni fa, pensato per favorire lo sviluppo delle rinnovabili, che, allora, erano solo una piccola quota, in un mercato in cui le forniture venivano dal metano o dal carbone o dall'olio combustibile,a costi più o meno equivalenti. E ha funzionato alla grande, trainando il boom delle rinnovabili e dirigendo verso eolico, solare, idroelettrico, bioenergie un flusso costante e crescente di investimenti, a caccia degli extraprofitti che i costi stracciati delle rinnovabili consentono grazie alle aste aggiudicate al prezzo degli ultimi offerenti. E, infatti, ancora ad aprile, nonostante le insistenze – fra gli altri – del governo Draghi, l'agenzia che riunisce i gestori dei sistemi elettrici europei lo difendeva. Sia per continuare a sussidiare le rinnovabili, sia perché esiste un problema di concorrenza internazionale. L'elettricità è, infatti, un bene che viene regolarmente venduto attraverso i confini nazionali. L'Italia, ad esempio, compra da sempre, sistematicamente elettricità dalla rete francese, come quella svizzera. Se l'Italia abbandonasse da sola il sistema delle aste, fissando il prezzo dell'elettricità sulla base delle offerte e, dunque, mediamente, molto più in basso, metterebbe a soqquadro il mercato internazionale, con fenomeni di accaparramento e di speculazione. Infatti, lo sganciamento dei prezzo dell'elettricità da quello del gas è stato, in effetti, realizzato, in questi mesi, sia in Spagna che in Portogallo, ma questo è stato reso possibile, solo perché la rete iberica è assai poco connessa con il resto d'Europa.

L'esplosione dei prezzi

Ma l'esplosione del prezzo del metano ha definitivamente scardinato il sistema, gravando le bollette degli europei di un extracosto senza giustificazione: il prezzo del metano in Europa è schizzato di 14 volte, nell'ultimo anno, ma quello dell'elettricità, mediamente, di dieci volte - nonostante la quota sempre più ampia, in qualche caso prevalente, di elettricità fornita dalle rinnovabili - proprio grazie a questo sistema di asta. La stessa presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, da giugno, definisce “obsoleto” il sistema. E anche governi che, fino a ieri, proteggevano le lobby delle rinnovabili si stanno via via schierando per una una riforma. Dichiarazioni in questo senso sono venute, in questi giorni, dal governo tedesco, come da quello austriaco e da quello belga, che sembrano allinearsi sulle posizioni di Italia, Spagna e Portogallo.

Lo sganciamento

Una svolta, che apra rapidamente allo sganciamento delle bollette elettriche dal prezzo del gas, attraverso la riforma del sistema d'asta, potrebbe esserci già nei prossimi giorni, nelle prime riunioni dopo le ferie. A questo punto, infatti, la questione appare separata e distinta, oltre che assai meno complicata e meno controversa, dalla spinosa partita del tetto vero e proprio al prezzo del metano, che incide pesantemente sui normali meccanismi di mercato e dove le posizioni dei vari governi appaiono ancora distanti.

Che giovamento ne trarranno le nostre bollette della luce? Molto meno, certo, di quello che appariva dall'ipotetico esempio fatto sopra. Non il 2, ma il 43 per cento dell'elettricità italiana arriva dalle centrali a metano, con i costi che sappiamo. Anche così, però, decurtare pesantemente più di metà del costo totale dell'elettricità immessa in rete non può che far – finalmente – lievitare il risparmio in bolletta.

Maurizio Riccidi Maurizio Ricci   
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