Pensioni e riforma del sistema, le linee guida del ministero. Le proposte in campo di governo e sindacati

La Direttiva n. 28/22 indica il dialogo e il confronto con le parti sociali quale criterio base per giungere a un sistema equo e flessibile di uscita dal lavoro. Opzione donna, Ape social e Quota 102. Il sindacato però chiede più flessibilità

Pensioni (Ansa)

Tra le linee guida del Ministero del Lavoro contenute nella Direttiva n. 28 del febbraio 2022 vi è quella da seguire per giungere ad un sistema previdenziale più equo e flessibile. Un buon viatico per portare il confronto tra governo e sindacati in tema di pensioni a conclusioni proficue per tutti, in particolare per i lavoratori. Non per nulla tra gli irrinunciabili criteri in questione viene indicato il dialogo tra parti sociali.

Ma qual è la situazione riguardo alla tematica pensionistica?

Va ricordato in prima battuta che sul tema pensioni la legge di Bilancio 2022 ha sancito la proroga degli istituti di Opzione donna e APE social, introducendo al contempo l’annunciata Quota 102 al posto di Quota 100. Ovvero la possibilità di accedere al pensionamento con un minimo di 64 anni di età e 38 di contributi. In sostanza un mero aggravamento della disciplina precedente. Risultato per ora deludente per i sindacati che puntano fin dall’inizio ad ottenere, in termini strutturali, maggiore flessibilità in uscita dal mercato del lavoro. C’è da dire comunque che il tavolo su questo argomento ancora non è chiuso e il confronto tra governo e parti sociali dovrebbe continuare.

La ripresa del confronto

Questo nell’egida della direttiva di cui si parlava in apertura che impone quale criterio di base il dialogo e il confronto con le parti sociali, per definire  un sistema equo e flessibile per lasciare  il lavoro. Sembra dunque probabile la ripresa di un confronto governo-parti sociali teso a individuare  soluzioni gradite a tutte le parti in causa, e in particolare ai lavoratori. Occorre ricercare dunque, da questo punto di vista, contenuti ispirati alla flessibilità più ampia.

Pensionati (Ansa)

Le posizioni

Inutile negare però che le posizioni appaiono allo stato abbastanza distanti e condizionate dalla necessità di certi ambienti di governo e politici di ispirarsi esclusivamente a meri ed aridi criteri di bilancio.

Il sindacato resta invece ancorato al principio della maggior flessibilità e propone due strade per realizzare le aspettative. La prima passa per il pensionamento dai 62 anni, senza penalizzazioni riguardo al meccanismo di calcolo dell’assegno. Anche perché, fanno presente i rappresentanti dei lavoratori, chi sceglie di lasciare prima il lavoro prenderà comunque una pensione più bassa rispetto a quella che percepirebbe se andasse in pensione dopo il periodo massimo (a 67 anni). La seconda è percorribile invece col raggiungimento dei 41 anni di contribuzione a prescindere dall’età anagrafica.  

Una posizione non in linea con quella governativa che vorrebbe far pagare ai lavoratori la flessibilità in uscita con l’accettazione del ricalcolo esclusivamente contributivo dell’assegno pensionistico. Una contropartita abbastanza pesante.

All’orizzonte ci sono comunque varie proposte concrete di riforma.

Tra queste la possibilità di abbassare l’importo soglia mensile di 2,8 volte la pensione sociale - al momento necessario per poter fruire del pensionamento anticipato con 64 anni di età per coloro che si trovano nel sistema contributivo - estendendo tale possibilità anche ai lavoratori che si trovino nel sistema misto, a condizione che questi ultimi accettino un ricalcolo della propria prestazione esclusivamente col sistema contributivo.

In sostanza la questione è chiara: hai dei contributi versati prima del 31 dicembre 1995 e vuoi accedere in anticipo alla pensione? Accetta la decurtazione del tuo trattamento pensionistico col sistema di calcolo contributivo e potrai farlo.

La proposta del presidente Inps

Ci sono poi delle alternative come quella proposta dal presidente dellInps Pasquale Tridico, che prevede la possibilità di accesso alla pensione con il raggiungimento dei 62/63 anni di età col diritto a prendere la sola quota contributiva fino ai 67 anni. Il resto, quello derivante dal periodo calcolato col sistema retributivo, lo si percepirà invece a partire dal raggiungimento dell’età per il conseguimento della pensione normale di vecchia (al momento 67 anni, per l’appunto).