[Il punto] Accordo sulle pensioni d’oro: tagli dal 10 al 40 per cento. Sciabolata pesante per i pensionati oltre i 500mila euro

Il provvedimento riguarderà gli assegni superiori ai 90mila euro lordi annui. La misura dovrebbe durare 5 anni e prevede 5 aliquote, dal 10 al 40%. Si continua invece a discutere sulla riforma della legge Fornero incentrata sui requisiti dei 62 anni di età e 38 di contributi. Le precisazioni del sottosegretario Durigon.

Pronti i tagli alle pensioni d'oro
Pronti i tagli alle pensioni d'oro
di I. Dessì   -   Facebook: I. Dessì

Si cerca di tirare una volta per tutte le somme sulle modifiche da introdurre nel sistema pensionistico. In particolare si delinea la disciplina per il taglio alle pensioni d’oro e l’applicazione concreta di Quota 100. L’accordo sul primo punto sembra vertere sul taglio degli assegni superiori ai 90mila euro lordi annui. La misura dovrebbe durare 5 anni e prevede 5 aliquote, dal 10 al 40 per cento. Quella maggiore colpirà i redditi da pensione oltre i 500mila euro. Si continua a discutere invece su taluni aspetti della riforma della legge Fornero incentrata sui requisiti dei 62 anni di età e 38 di contributi.

Qualcuno in ambito governativo accennava all’introduzione in realtà di una Quota 104. Più che altro era l’idea dell’esperto e consigliere di Salvini Alberto Brambilla, ma i partiti di governo avrebbero smentito. Il sottosegretario al lavoro Claudio Durigon chiarisce infatti su Repubblica che “le domande partiranno a gennaio e i primi assegni saranno corrisposti ad aprile”. Il fondo scenderà a 4,7 miliardi per il 2019. Questo in virtù prevalentemente delle cosiddette “finestre”.

Un "contributo di solidarietà"

L’emendamento sulle pensioni d’oro sarebbe pronto per il deposito in Senato con un ormai chiaro orientamento finale verso il contributo di solidarietà. Con una durata – si diceva – di 5 anni e cinque scaglioni: 10-20-25-30-40 per cento. I fondi recuperati dovrebbero andare a finanziare le pensioni più basse.

Si ipotizza un gettito annuo di 130 milioni su 40-45 mila pensionati eccellenti. I più numerosi quelli tra i 90 e i 130mila euro lordi anni: circa 31mila. Per loro il sacrificio andrà da 100 a 4mila euro all’anno. Da 8 a 330 euro al mese al lordo delle tasse.

Su questo meccanismo sarebbe d’accordo anche il Carroccio che non vedeva di buon occhio l’intervento sulle pensioni d’oro. Anche perché molti dei fortunati con trattamenti pensionistici di alto livello si trovano al Nord, bacino elettorale privilegiato di Salvini e dei suoi.

Ma già il premier Conte aveva parlato di “una misura di equità sociale” e il M5S non ha mai mollato su una misura assurta a totem dell'abolizione dei privilegi prima delle elezioni. Alla fine dunque il taglio annunciato in campagna elettorale ci sarà. Con la precisazione che scatterà sulla parte di pensione superiore ai 90mila euro, in base a 5 differenti fasce. Cosa che ovviamente limita l’impatto finale.

Gli esempi

Ma cosa significherà l’applicazione di questo nuovo meccanismo? Per fare qualche esempio una pensione da 95mila euro – come spiega il quotidiano romano – subirà un taglio di 0,53%. Quindi 500 euro, 42 euro al mese. Un assegno da 120 mila euro vedrà un taglio del 2,5%, ovvero 3mila euro, circa 250 al mese.

Non è molto alto, com’è facile intuire, il numero dei fortunati ex lavoratori della fascia massima, quella sopra i 500mila euro che sarebbero 31 in tutto. Chi si trova a quota 550mila – per esempio – rinuncerà a 120 mila euro all’anno. Seicentomila euro nei cinque anni. Il 22 per cento. Una pensione da un milione verrà “toccata” di un terzo all’anno, ovvero 300mila euro. Conseguenze che non mancano di sollevare reazioni. Non è difficile per altro prevedere una ondata di ricorsi per illegittimità costituzionale.

Quota 100

Per quanto concerne Quota 100, invece, occorre tener conto dell’applicazione di finestre trimestrali. In pratica del tempo che dovrà passare tra la maturazione del requisito e l’abbandono vero e proprio del lavoro. Per uno che matura il requisito a gennaio la pensione sarà quindi pagata da aprile. Gli statali però dovranno aspettare 6 mesi e l’assegno partirà da luglio.

Un lavoratore anziano

Non ci sarà tuttavia alcun ricalcolo contributivo. L’ammontare della pensione sarà però tanto più basso quanto sarà maggiore l’anticipo rispetto all’età di vecchiaia, fissato, come risaputo, a 67 anni dal 2019. Questo perché si considera che i contributi versati, in tal modo, saranno meno e si avrà una prospettiva più lunga di godimento della pensione.

Durigon sul Corriere

Un approfondimento-conferma sull’argomento pensioni viene ancora una volta dal leghista Durigon. "Quota 100 partirà subito e senza penalizzazioni", chiarisce in una intervista al Corriere della Sera di oggiIl sottosegretario al Lavoro aggiunge che “per quota 100 nel 2019, basteranno circa 4,7 miliardi, cioè 2 in meno di quanto abbiamo stanziato nel disegno di legge di Bilancio".

Inoltre in questo modo si invia a Bruxelles “un messaggio importante, che questa misura non è strutturale, ma avrà una durata triennale, per svuotare il bacino dei lavoratori bloccati dalla riforma Fornero".

Ma il meccanismo previsto dal governo gialloverde comporterà l’applicazione di clausole di salvaguardia? Ovvero contrappesi per garantire che non si spenderanno effettivamente più di quei 4,7 miliardi? "Stiamo verificando – risponde Durigon - ma non dovrebbero essere necessarie”, proprio “perché col meccanismo delle 'finestre', le prime pensioni saranno pagate ad aprile. Per il 2020 e il 2021 prevediamo uno stanziamento di circa 8 miliardi per coprire l'intero anno".

Le finestre

In sostanza dunque il prossimo anno “potrà lasciare il lavoro (solo) chi avrà almeno 62 anni d'età e 38 di contributi. Chi maturerà i requisiti entro gennaio, aspetterà tre mesi per ricevere il primo assegno, quindi lo avrà ad aprile. Chi li maturerà a febbraio prenderà la prima pensione a maggio e così via".

Confermato quanto si diceva a proposito dei dipendenti pubblici che dovranno aspettare di più. In questo caso “alla finestra si aggiungerà un preavviso di altri tre mesi, per consentire alla pubblica amministrazione di programmare le sostituzioni – spiega Durigon - Quindi i pubblici che raggiungeranno quota 100 entro gennaio prenderanno la pensione a luglio, chi maturerà i requisiti a febbraio la prenderà ad agosto e così via". Si ridimensiona in ogni caso la platea degli aventi diritto.

Quanto alle previsioni sul numero di pensionamenti “la platea potenziale – dice il sottosegretario - è di circa 350mila lavoratori nel 2019, ma non tutti sceglieranno di andare in pensione".