Pensioni, età bloccata ma non per tutti: chi resta col cerino in mano
Il Governo promette equità ma congela l’età pensionabile solo per chi supera i 64 anni. Per gli altri, l’uscita anticipata resta un miraggio
La Manovra resta un cantiere aperto, e dentro si gioca una partita decisiva: le pensioni. Negli ultimi giorni, durante le audizioni sul Documento programmatico di finanza pubblica, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha anticipato che nella prossima legge di Bilancio ci sarà spazio per intervenire sull’età pensionabile. Ha detto senza mezzi termini: “Non ci sono quelli più fortunati e quelli meno, ma ci sono quelli più meritevoli e quelli meno. Credo che i lavoratori usuranti e precoci debbano avere un trattamento diverso”. Quel “trattamento diverso” spalanca scenari complessi: l’innalzamento dell’età non verrebbe applicato in modo uniforme. In alcuni casi si parla di un blocco selettivo di tre mesi a partire dal 2027. Solo chi avrà compiuto 64 anni entro quell’anno potrebbe essere esentato dall’aumento. Ma quanti ne resterebbero esclusi? E qual è il costo reale di questa strategia? Le stime parlano di cifre significative, e i paletti contano più delle promesse.
Blocchi e paletti per l’età pensionabile
Sterilizzazione selettiva: chi può salvarsi
Un’ipotesi concreta al vaglio è quella di una sterilizzazione selettiva dell’adeguamento dell’età pensionabile: un blocco di tre mesi, ma non per tutti. Solo chi avrà già compiuto 64 anni entro il 2027 potrebbe “salvare” il requisito. Chi resta al di sotto potrebbe subire l’innalzamento.
Costi e coperture: i conti da fare
Il vero tallone d’Achille sono le coperture finanziarie. I tecnici del governo e dell’Inps stimano che l’aumento dei requisiti costerebbe più di 2 miliardi nel biennio 2027-28, e circa 3 miliardi a regime. Applicando il paletto dei 64 anni, il costo si ridurrebbe: a stime preliminari, circa 1,5 miliardi nel biennio e 2 miliardi circa a regime. Sono cifre da maneggiare con cautela.
Chi subisce il blocco anticipato
Se il congelamento di tre mesi fosse riservato solo a chi ha già 64 anni nel 2027, chi resta sotto tale soglia rischia penalizzazioni pesanti. Per le pensioni di vecchiaia, l’ipotesi è che si vada in pensione a 67 anni, non più a 67 anni e 3 mesi. Quanto all’uscita anticipata, si propone un criterio anagrafico: uomini con 42 anni e 10 mesi o donne con 41 anni e 10 mesi che non abbiano raggiunto i 64 anni non beneficerebbero del blocco e dovrebbero attendere 43 anni e 1 mese (uomini) o 42 anni e 1 mese (donne). Un aumento implicito del requisito temporale per molti lavoratori precoci.
Salvaguardie previste: Opzione Donna, Quota 103 e Ape Sociale
Proroga per Quota 103 e Opzione Donna
Nel pacchetto previdenziale si ragiona su una proroga di Quota 103 (uscita anticipata con 62 anni + 41 anni di contributi) e di Opzione Donna (uscita anticipata per le donne con 35 anni di contributi, accettando il ricalcolo contributivo). Il ministero del Lavoro ha già indicato l’intenzione di confermare queste misure.
Ape Sociale e categorie vulnerabili
Si valuta di prolungare l’Ape Sociale, la misura che consente l’uscita anticipata per categorie fragili prima dei 67 anni previsti dalla legge Fornero. Sarebbe una “scialuppa” per chi affronta condizioni di difficoltà.
Tfr e silenzio-assenso: l’ultima mossa
Un’altra ipotesi è il reinserimento del silenzio-assenso per il Tfr: se un lavoratore non esprime preferenza entro sei mesi, il suo trattamento di fine rapporto confluirà automaticamente in previdenza complementare, seguendo l’esperienza già tentata nel 2007.
Quando scade il tempo
Il calendario è serrato. Il governo punta a chiudere la Manovra entro il 15 ottobre, anticipando la scadenza formale del 20 ottobre. Il disegno di legge di bilancio e il documento programmatico dovranno essere inviati a Bruxelles e approvati in Cdm. Poi partirà l’iter parlamentare, con ritocchi e negoziazioni fino al varo definitivo entro fine anno.


















