L'idea che fa discutere arriva dal Giappone: lavorare fino a 85 anni, gli anziani sono una ricchezza per le aziende

Hanno un patrimonio di conoscenze che si costruiscono faticosamente nel tempo. Attualmente però nella Terra del Sol Levante si può andare in pensione a 60 anni

Anziani giapponesi
Anziani giapponesi

L’idea che giunge dal Giappone è destinata a far discutere. E probabilmente a far lanciare qualche vaffa da diverse latitudini. In un momento in cui in Europa e in Italia si cerca di arginare l’aumento inesorabile dell’età pensionabile, i pensatori del Sol Levante definiscono disdicevole abbandonare il lavoro prima di una certa età. Per il governo giapponese si potrebbe addirittura lavorare fino agli 85 anni, se si è in salute, e si dovrebbe mettere in soffitta, “gradualmente” (sia ben inteso), “l’idea stessa di un’età stabilita in cui andare in pensione”, come si legge in un articolo del Sole 24 Ore di oggi.

Anziani patrimonio aziendale

Sulla scia di questo orientamento si dice che i governanti orientali stiano già invitando le aziende a non mollare i dipendenti più anziani. Ciò infatti, alla fine, sarebbe un errore. Col pensionamento le aziende rinunciano in definitiva a un patrimonio di conoscenze costruito faticosamente nel tempo. In genere però l’istinto prevalente è quello di disfarsi delle figure avanti con gli anni che, in genere, costano di più. Tuttavia tale pratica potrebbe risultare deleteria, stando a quanto affermano i giapponesi. Basta pensare - si osserva - al settore, fondamentale (a quelle latitudini) delle vendite. Quando i dipendenti vanno via portano con loro il pacchetto clienti e le relazioni che hanno instaurato in anni e anni di lavoro. Inoltre gli anziani hanno la capacità di meglio comprendere le esigenze dei consumatori della loro età, e in Giappone la fetta dei consumatori over 65 è molto consistente e mediamente facoltosa.

Pendolari giapponesi

I dati Ocse

Stando ai dati dell’Ocse il 23 per cento dei giapponesi sopra i 65 anni ha ancora una occupazione. Il tasso più alto al mondo. Negli Usa (secondo posto) per esempio il tasso è del 19 per cento. In Canada del 13 per cento, in Inghilterra del 10,7 per cento e in Germania del 6,6 per cento. E oltre le Alpi? In Italia la percentuale di chi lavora dopo i 65 anni è del 4 per cento. Nessuna paura, comunque, siamo al sesto posto e – stando alle politiche in atto in tema di pensione – sembriamo orientati a salire in classifica. Il fatto è che a fianco di questo dato va collocato quello della disoccupazione e, in particolare, della disoccupazione giovanile, arrivato ormai a livelli record. Insomma, da una parte si tende a mandare sempre più tardi fuori dal mercato del lavoro chi già c’è, dall’altra i giovani non riescono ad entrarci.

L'attuale sistema giapponese

Ma torniamo al Giappone. Attualmente le cose girano in realtà in termini abbastanza diversi. Le aziende “attuano un percorso di pensionamento rigoroso a due stadi”, spiega il giornale di Confindustria riprendendo il Wall Street Journal . In pratica i dipendenti vanno in pensione a 60 anni. Successivamente possono scegliere di continuare a lavorare, però con uno stipendio più basso, con contratti particolari per altri 5 o 10 anni. Dopo questo eventuale periodo vanno in pensione definitivamente.

Ora però le aziende starebbero mettendo in discussione il sistema vigente che ha funzionato bene per lungo tempo. E allora, secondo il governo giapponese, il motto dovrebbe diventare “lavorare tutti, lavorare a lungo”.

Il detto preferito

Dicono che in parecchie parti d'Europa e, nella fattispecie, in Italia molti dissentano. Del resto bisognerebbe prima far lavorare davvero “tutti”, e in particolare i giovani condannati al precariato e a non potersi creare un futuro. E poi, chi glielo fa capire a un operaio di fonderia o a un muratore che fatica per 10 ore sui ponteggi che è bello sudare fino a 85 anni? Pare che dalle nostre parti il vecchio e originale detto “lavorare meno, lavorare tutti” resti, alla fine, quello più apprezzato.