Tutti in pensione a 62 anni: è però scontro sul ricalcolo contributivo

Il presidente dell’Inps Tridico apre alla flessibilità ma la sua proposta può determinare tagli del 20% e Cgil, Cisl e Uil non ci stanno. Botta e risposta tra Landini e Fornero. La trattativa col governo inizia il 27 gennaio. La ministra Catalfo: “Un percorso per una riforma sulla flessibilità in uscita più stabile e duratura"

Flessibilità sulle pensioni: il 27 parte il tavolo governo-sindacati
Flessibilità sulle pensioni: il 27 parte il tavolo governo-sindacati
di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. Dessì   Twitter: IgnaDess

La possibilità che nell’incontro sul sistema pensionistico del 27 gennaio tra governo e sindacati si converga sull’introduzione di una flessibilità più diffusa, come si ama dire in ambiente sindacale, è alta. Ci sono tuttavia delle differenze fondamentali, probabilmente, tra quanto ha in serbo l’esecutivo e quanto si aspettano i rappresentanti dei lavoratori. Ed è lì che si consumerà il confronto.

Il presidente dell’Inps Pasquale Tridico ha dato un segnale importante, parlando di una via della flessibilità percorribile ma all’insegna del calcolo esclusivamente contributivo delle pensioni. Una posizione non condivisa dai vertici sindacali che, se da un lato apprezzano fortemente l’apertura, non vogliono dall’altro introdurre penalizzazioni forti a carico dei pensionati. Se si dovesse applicare il criterio paventato dal numero uno dell’ente previdenziale, infatti, si avrebbero in taluni casi riduzioni dell’assegno pari al 20-30 per cento.

La ministra Catalfo e il presidente Inps Tridico (Ansa)

Il pericolo di pensioni più basse

A riconoscerlo è oggi sui media la stessa ex ministra Elsa Fornero per la quale “la proposta non addossa oneri alla collettività, perché ciascuno percepirebbe quanto pagato con i suoi contributi, ma è chiaro che si avrebbero (in taluni casi, ndr) pensioni molto più basse di quelle che i lavoratori si aspettano”.

D’altro canto, andare in pensione prima senza penalità può avere un costo di 20 miliardi, sottolineano in particolare i cultori della salvaguardia dei conti pubblici. L’auspicio dei sindacati è infatti quello di aprire la porta del pensionamento a partire dai 62 anni, con 20 anni di contributi ma senza ricalcolo contributivo. Cosa che fa drizzare i capelli a chi teme l’innalzamento dell'esborso pubblico. Anche se dal fronte opposto fanno notare che la spesa pensionistica italiana è molto più bassa di quanto si dice perché si conteggiano, impropriamente, voci come quella dell’assistenza.

Botta e risposta Landini-Fornero

La professoressa Fornero insorge soprattutto contro le dichiarazioni a La Stampa del leader Cgil Maurizio Landini. “Il futuro previdenziale che Landini prospetta è analogo al passato, fatto di instabilità, assistenzialismo misto a ingiustizia, mancanza di risorse per i giovani, le famiglie e anche gli anziani bisognosi di cure... è difficile non vedere l'ampia dose di populismo nelle sue proposte", replica in una lettera al giornale l'ex esponente del governo Monti.

Per il leader del più grande sindacato italiano tuttavia il 2020 “potrebbe segnare un passaggio decisivo”, essendo necessaria “una vera riforma delle pensioni, perché è evidente a tutti che la legge Fornero ha aumentato le diseguaglianze e non ha risolto i problemi”.

Il confronto sindacati-governo

Al tavolo con Conte e il ministro Catalfo dunque, Cgil, Cisl e Uil porteranno la loro posizione e cercheranno di conquistare più flessibilità senza troppe penalizzazioni. Anche perché i pensionati versano un bel gruzzolo in tasse allo stato, circa 58 miliardi di Irpef, e non godono nemmeno di benefici come gli 80 euro di Renzi, fanno notare.

Manifestazione per le pensioni (Ansa)

Per superare le ristrettezze della legge Fornero, ovvero i requisiti dei 67 anni di età o 42 anni e 10 mesi di contributi, sarà comunque inevitabile cercare un equilibrio tra l’esigenza di flessibilità in uscita dal lavoro e il non aggravio eccessivo dei conti pubblici.

Va ricordato in ogni caso, come Quota 100 insegna, che consentire il pensionamento dai 62 anni, non significa che gli aventi diritto lasceranno il lavoro in massa. Inoltre si può contare sui fondi derivanti dalla minor spesa fatta appunto per Quota 100 rispetto al preventivato. "Mi auguro e voglio che quei risparmi restino sulla previdenza, in modo da poterli utilizzare per eventuali, prossime e opportune proposte", ha detto di recente la ministra Nunzia Catalfo, a margine di un evento sulla digitalizzazione.

La proposta di Tridico basata sul solo calcolo contributivo in caso di uscita anticipata, non piace comunque al sindacato, e questo è un dato di fatto. Anche se in molti la considerano tra le altre cose una questione di equità intergenerazionale, visto che dal 2036 tutti andranno in pensione con quella modalità.

I leader di Uil, Cgil e Cisl, Barbagallo, Landini e Furlan (Ansa)

Sistema retributivo, contributivo e misto

A tale proposito va ricordato che il sistema retributivo vale per la quota di contributi versati entro dicembre 1995, oppure fino al 31 dicembre 2011 per chi aveva 18 anni di contribuzione entro la data di passaggio dell’Italia al contributivo (gennaio '96).

Invece, per coloro che avevano una anzianità contributiva antecedente a tale data ma inferiore ai 18 anni, vale il cosiddetto sistema misto. Si applica cioè il metodo retributivo per il periodo fino al 1995 e il metodo contributivo dal 1 gennaio 1996.

Il no del sindacato

Cgil, Cisl e Uil hanno già annunciato di non accettare il calcolo esclusivamente contributivo, in caso di uscita anticipata, come propone Tridico, e questo è il dato di fatto. Ne ha parlato Landini ("Il ricalcolo sarebbe troppo penalizzante") e l’ha fatto intendere chiaramente il segretario confederale Uil Domenico Proietti anche in una recente intervista. “Siamo contro qualsiasi ipotesi di subordinazione della flessibilità di accesso al pensionamento al ricalcolo contributivo”, ha detto l’esponente sindacale.

Il tavolo del 27

Bisognerà aspettare l’apertura del tavolo di confronto del 27 per inquadrare bene la posizione del governo. Per ora Nunzia Catalfo ha sottolineato come la strada sia quella di una maggiore flessibilità, parola d’ordine che accomuna esecutivo, sindacati e presidenza Inps. Da lunedì si avvierà perciò "un percorso per una riforma sulla flessibilità in uscita più stabile e più duratura, al di là della sperimentazione di Quota 100", ha precisato la ministra del Lavoro.