In pensione 5 anni prima per far spazio ai giovani: la soluzione che piace ad aziende e sindacati

L’ipotesi sarebbe allo studio. Il presidente di Confindustria Bonomi: “Estenderlo alle aziende con più di 50 dipendenti insieme ai bonus per l’assunzione di giovani”. Landini: “Rendere più appetibili gli strumenti alternativi ai licenziamenti”

Uno scivolo per gli anziani per lasciare spazio ai giovani (Foto Ansa)
Uno scivolo per gli anziani per lasciare spazio ai giovani (Foto Ansa)

Mandare in pensione 5 anni prima i lavoratori anziani per far spazio ai giovani. L’idea non è neppure originale, è stata utilizzata altre volte, ma resta comunque un mezzo efficace e intelligente per alleviare i problemi dei lavoratori, delle aziende e dei giovani in cerca di una occupazione stabile.

Potenziare il contratto di espansione

L’ipotesi sarebbe all’ordine del giorno nell'ambito governativo (qualcosa di simile anche per i dipendenti pubblici) e si baserebbe sul potenziamento del contratto di espansione per consentire uno scivolo fino a un quinquennio ai lavoratori più attempati e sostituirli con nuove leve. La staffetta generazionale – come ricorda anche il Corriere della Sera - è attualmente consentita alle aziende con oltre 250 dipendenti. Se la disciplina in questione fosse estesa, tuttavia, potrebbe contribuire a risolvere i problemi di ristrutturazione aziendale. Non per niente il presidente di Confindustria Carlo Bonomi avrebbe proposto, nel vertice con il premier Draghi di qualche giorno fa, di abbassare a 50 dipendenti la soglia per l’applicazione del contratto di espansione, collegando la cosa ai bonus per l’assunzione di giovani e donne.  A questo andrebbe aggiunta - avrebbe auspicato - la "rimozione delle causali previste nel decreto Dignità sui contratti a termine”.

Una questione abbastanza chiara. Confindustria chiede, in parole povere, di ampliare la possibilità di prepensionamento dei più anziani e allo stesso tempo di poter assumere a costi più bassi. Propone in definitiva regole di favore in linea con le esigenze del momento.  "Per assumere, non per licenziare", sostiene il numero uno degli industriali.

Draghi e Bonomi (Foto Ansa)

I sindacati

Una simile soluzione, del resto, sembra non dispiacere neppure ai sindacati. I vertici dei rappresentanti  dei lavoratori l’avrebbero per altro sostenuta nell’incontro con il ministro Andrea Orlando che avrebbe, a sua volta, espresso un orientamento favorevole. Si tratterebbe del resto, per usare le parole del segretario generale della Cgil Maurizio Landini, di “rendere più appetibili gli strumenti alternativi ai licenziamenti”.

La misura in concreto

Ma come si esplica in concreto tale misura? Finora il contratto di espansione è stato utilizzato solo da grandi aziende, e consente - come si diceva in precedenza - di uscire dal lavoro fino a 5 anni prima rispetto ai 67 anni fissati per la pensione di vecchiaia o ai 42 anni e 10 mesi di contributi, a prescindere dall’età (41 e 10 mesi per le donne), necessari per quella di anzianità. Qualora si scelga tale strada si ha diritto a percepire la pensione maturata fino a quel momento. Il costo dell'anticipo è a carico dell’azienda, al netto però della Naspi prevista per i prepensionati. Con un presupposto: la stipula di un accordo col quale ci si obbliga a un correlato piano di assunzioni.

Orlando e Landini (Foto Ansa)

L’estensione

E’ stato calcolato – come riporta il quotidiano milanese – che abbassare l’asticella da 250 a 50 dipendenti consentirebbe il coinvolgimento di circa 20mila aziende in più, rispetto alle 4mila attualmente interessate, in quanto dotate di un organico superiore alle 250 unità. Come sempre però l’ostacolo sono i costi.

I costi e i benefici

Le simulazioni effettuate - si legge - prefigurano una necessità di 8-900 milioni per la copertura, a considerare le sole aziende oltre i 100 dipendenti. Tuttavia la proroga e il potenziamento della misura potrebbero sicuramente risultare di grande aiuto nel processo di ristrutturazione necessario a molte realtà aziendali che scatterà alla fine del blocco dei licenziamenti.

Il contratto di espansione sarebbe inoltre una efficace soluzione una volta che, allo scadere del 2021, andrà in soffitta Quota 100. Questa misura ha rappresentato una sorta di lotteria di cui solo alcuni fortunati potevano beneficiare. In pratica per fruirne bisognava avere 38 anni di contributi e 62 anni di età. Ma se uno aveva – per fare un esempio - 37 anni di contributi e 65 anni di età non poteva andarci. Con il contratto di espansione invece potrebbero lasciare il lavoro anche lavoratori e lavoratrici che, pur avendo superato i 62 anni, non hanno molti anni di contributi. Senza contare che in ogni caso, per le casse pubbliche, il contratto di espansione risulterebbe molto meno oneroso di Quota 100.