Dalla scuola al lavoro: non si trovano informatici ma nemmeno manutentori e macellai. Le figure più richieste

Mancano sviluppatori web, programmatori Plc ed hardware, ma anche progettisti meccanici, manutentori elettromeccanici, saldatori e farmacisti

Spazio agli operai specializzati (Ansa)
Spazio agli operai specializzati (Ansa)
di I. Dessì   -   Facebook: I. Dessì   Twitter: IgnaDess

Meglio iniziare a lavorare subito o formarsi attraverso la scuola e l’Università per ambire a lavori maggiormente qualificanti? In Italia, allo stato, sembrano spesso incerte ambedue le strade, come nota il Corriere. Certo esiste una complessità nel rendere efficace il cosiddetto “ultimo miglio”, ovvero l’accompagnamento dei ragazzi nella transizione dai libri all’occupazione, cercando di formarli in maniera che le competenze maturate durante gli studi coincidano con quelle richieste dal mercato del lavoro.

La carenza

Appare infatti particolarmente marcata nel nostro Paese la carenza di professionalità qualificate rispetto alle esigenze delle aziende, cosa che dà luogo al disallineamento tra domanda e offerta di lavoro (il famoso mismatch), con paradossi eclatanti in un Paese dove la disoccupazione è un male virulento.

Il problema dalle nostre parti è tanto grave da vederci all’ultimo posto in una ricerca fatta dall’Ocse su 19 delle economie più avanzate d’Occidente. In base allo studio della Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico siamo notevolmente lontani dagli Stati Uniti ma anche da Germania, Francia, Olanda e Inghilterra. Una situazione che comporta conseguenze rilevanti. La stessa organizzazione ha messo in rilievo a tale proposito che l’Italia riuscirebbe a migliorare del 10 per cento la produttività se correggesse il suo deficit di corrispondenza tra domanda e offerta.

Dare quel colpo di reni tuttavia non appare semplice. Secondo quanto emerge dai dati del sistema informativo Excelsior, la difficoltà del mercato del lavoro italiano a garantire il reperimento dei profili professionali adatti per le necessità aziendali è ancora elevata. Basti pensare, stando a quanto si legge sul Corriere Economia, che il 31 per cento delle aziende si sarebbe trovata davanti a serie difficoltà di reperimento di queste figure “per 1,2 milioni di contratti di lavoro programmati nei primi tre mesi del 2019”. 

Anche per figure meno tecnologiche

Secondo Gi Group, multinazionale italiana del lavoro, nonostante Industria 4.0 e innovazione digitale in azienda, il gravoso mismatch non ha a che fare solo con le professionalità dell’Information Tecnology, ma si estende anche a professionalità meno tecnologiche.

Nel Nord Italia (in particolare Lombardia, Triveneto ed Emilia Romagna) - si legge sempre sul quotidiano - mancano sì sviluppatori web, programmatori Plc ed hardware, firmware engineer e software engineer, ma anche progettisti meccanici, manutentori elettromeccanici, saldatori e farmacisti per la grande distribuzione organizzata.

Ricercati anche macellai-salumieri (Ansa)

Se poi lo sguardo si sposta in un ambito più ampio è possibile constatare come in Liguria e nella zona Adriatica manchino carpentieri metallici, a Milano e Roma scarseggino gli elettricisti e nel Torinese non si trovino verniciatori. Mentre nel Sud e nelle isole, oltre a talune figure delle ITC, risultano merce rara gli addetti alla macelleria-salumeria.

I più richiesti

Nei prossimi cinque anni comunque - stando a una indagine di Unionacamere e Anpal, presentata alla fiera Job&Orienta e citata da Repubblica -  serviranno a livello nazionale centinaia di lavoratori con competenze matematiche e informatiche, digitali o 4.0. Fra le figure maggiormente richieste sul mercato gli esperti nell'analisi dei dati, nella sicurezza informatica, nell'intelligenza artificiale e nell'analisi di mercato. Più specificatamente Data Scientist, Big Data Analyst, Cloud Computing Expert, Cyber Security Expert, Business Intelligence Analyst, Social Media Marketing Manager Artificial Intelligence Systems Engineer.

Buone possibilità anche per l'esperto in gestione dell’energia, il chimico verde, l’esperto del marketing ambientale, l’istallatore di impianti a basso impatto ambientale. I progettisti e gli organizzatori di eventi culturali, gli esperti in comunicazione e marketing dei beni culturali. Ma anche per i tecnici per l’automazione e i sistemi meccatronici, i tecnici per la gestione e manutenzione ed uso di robot industriali e i tecnici del settore energetico.

Serve formazione adeguata

La mancata corrispondenza tra esigenze delle aziende e offerta di lavoro (col problema dell’ultimo miglio) è un vuoto che solo la formazione adeguata può riempire. Ma la scuola e l’Università italiane sembrano attualmente inadatte a farlo fino in fondo, anche in ragione della rapidità con cui cambiano le esigenze di professionalità sul mercato.

Intanto, secondo la pagina economica del Corsera, il Belpaese avrà necessità di oltre 100mila figure professionali di tipo tecnico entro il 2020 e il 90 per cento di queste posizioni dovrebbe possedere una preparazione digitale. E certe grandi aziende dovrebbero, come ha riportato di recente la stampa, aver bisogno di operai specializzati. Servirebbe dunque un intervento di formazione mirata, soprattutto nel citato ultimo miglio (momento decisivo che può portare da una condizione all’altra), per chi si appresta a passare dagli studi al mondo del lavoro.