Pos, partite Iva, manette evasori: i nodi della manovra. L'Ue chiede chiarimenti all'Italia

Il governo si prepara a rispondere alle richieste della commissione Ue sulla manovra entro mercoledì 23 ottobre. Secondo quanto si apprende, la risposta a Bruxelles rientra in un percorso di dialogo che sta avvenendo in totale trasparenza

Pos, partite Iva, manette evasori: i nodi della manovra. L'Ue chiede chiarimenti all'Italia
TiscaliNews

Resta alta la tensione nel governo sulla manovra. Faccia a faccia a Palazzo Chigi tra il premier Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, per fare il punto sulla manovra. Conte terrà incontri bilaterali con i singoli partiti di maggioranza, prima del vertice che dovrebbe tenersi a ridosso del Consiglio dei ministri. 

Lettera dell'Ue

Intanto - secondo quanto riferiscono fonti Ue - la Commissione Ue invierà all'Italia una lettera per chiedere informazioni supplementari sulla bozza di legge di Bilancio presentata la scorsa settimana. Anche altri Paesi, tra cui la Spagna, riceveranno simili richieste di chiarimenti. Il governo si prepara a rispondere alle richieste della commissione Ue sulla manovra entro mercoledì 23 ottobre. Secondo quanto si apprende, la risposta a Bruxelles rientra in un percorso di dialogo che sta avvenendo in totale trasparenza. La Ue, viene spiegato, non dovrebbe mettere in discussione impianto e saldi del pacchetto della manovra ma potrebbero essere richiesti chiarimenti e approfondimenti su alcune voci di dettaglio.

I nodi della manovra

Niente ritocchi alla flat tax per le partite Iva. Subito un intervento, incisivo, per far finire in carcere i grandi evasori. E niente multe a chi non accetta il bancomat solo dopo la riduzione dei costi per Pos e carte. Il Movimento 5 Stelle traccia la sua "linea del Piave" sulla manovra, continuando a chiedere che si rivedano queste scelte in parte supportati da Italia Viva che a sua volta si schiera contro il rischio di aumentare le tasse sugli autonomi.

Ma ai renziani non vanno giù tutte le micro-tasse in arrivo tra legge di Bilancio e decreto fiscale, dalla sugar tax alla cedolare secca sugli affitti sociali, che passerebbe al 12,5%, tanto che dal palco della Leopolda 10 Matteo Renzi mette sul piatto la sua proposta per evitarle: un nuovo team di 5 esperti di Italia Viva che lavorerebbe, gratis, a un piano di revisione della spesa da 2 miliardi - "senza toccare i servizi" - da usare come copertura per lasciare invariata la pressione fiscale.

Il team, tra cui dovrebbe figurare l'ex commissario alla spending review Yoram Gutgeld, farebbe un "tagliando" agli attuali strumenti di contenimento della spesa (in parte messi in campo proprio dal governo Renzi) con l'obiettivo di recuperare per il 2020 già circa 500 milioni.

Quanto basta appunto per eliminare la sugar tax, che dovrebbe partire da metà anno portando incassi per circa 200 milioni, e l'aggravio della cedolare secca sugli affitti a canone concordato. Nel 2014, l'aliquota venne provvisoriamente ridotta dal 15% al 10% ed è poi rimasta ferma grazie a una serie di proroghe. Passare al 12,5% sarebbe quindi un aumento, anche se dimezzato. Comunque troppo, per Italia Viva, che sposa le proteste di proprietari e inquilini.

Asse pieno tra Iv e M5S sulle partite Iva: i 5S respingono l'intero intervento anti-abusi per evitare, così come temono i renziani, aumenti di tasse. Tra le ipotesi di mediazione su questo punto si starebbe immaginando un doppio regime, forfettario al 15% fino a un certo reddito (30mila euro) e con contabilità analitica oltre. Ma entrambi i sistemi potrebbero essere invece opzionali, abbinando dei premi a chi passa alla contabilità analitica ad esempio sui controlli.

Lo stesso vale per il passaggio alla fatturazione elettronica, cui questi soggetti non sono obbligati. L'unico punto su cui al momento si registra accordo in maggioranza è sul divieto di cumulo con i redditi da lavoro dipendente se questi superano i 30mila euro. Si ragiona intanto anche sulla possibilità di attenuare le multe per chi non accetta i pagamenti con il Pos. Al momento è prevista una sanzione di 30 euro più il 4% del valore della transazione: questo 4% potrebbe essere ridotto o eliminato.

Lo scoglio più difficile resterebbe insomma quello delle "manette" per i grandi evasori. Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha annunciato un accordo di massima sull'intero pacchetto per inasprire le pene, compresa la confisca per sproporzione già prevista per i mafiosi. Si dovrebbe partire dalla dichiarazione fraudolenta, con il carcere che sale a 8 anni e una soglia per il carcere "attorno ai centomila euro". Ancora da decidere, ammette lo stesso Bonafede, se entrerà tutto subito nel decreto fiscale. Anche perché gli alleati, a partire da Italia Viva, ancora non sono convinti che sia il decreto legge la via più adatta.