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Altro che Gomorra, nozze trash e camorriste: a Napoli la realtà ormai ha superato la fantasia

Tutte le società moderne sono malate, ognuna ha dentro di sè minoranze escluse, isolate perché composte da “diversi”, non integrati, criminali o meno. A Napoli, questa minoranza è maggioranza

Guido Ruotolodi Guido Ruotolo   

Per essere trash è trash. Le immagini che troverete su YouTube digitando «matrimonio di Tony Colombo» sembrano una puntata dei “Soprano”, la riuscitissima serie americana che racconta di una famiglia mafiosa a New York.

I protagonisti

Alle 18 del pomeriggio, 80.000 visualizzazioni per una sintesi del matrimonio di 3 minuti e 22 secondi. Lui, un cantante neomelodico, che arriva fin sotto il portone del Maschio Angioino. Come se fosse una star, con tanto di telecamere, microfoni, familiari, guardaspalle e il suo pubblico. Poi lei in auto d’epoca bianca. La sposa, Tina, vedova di un boss della camorra ucciso nel 2012 durante la guerra per il controllo delle piazze di Secondigliano e Scampia. Poi ci sono i video delle scorribande in città. Avevano chiesto l’autorizzazione di un flash mob in piazza Plebiscito (il comune di Napoli aiuta gli artisti di strada). Che però si è trasformato in un concerto con palco, luci e così via. Ma di questa storia le cronache dei quotidiani e dei telegiornali ne hanno già parlato.

Quella che segue è la sintesi dei fatti e degli interventi della giunta De Magistris

"Nei giorni scorsi gli Agenti dell’Unità Operativa Chiaia sono venuti a conoscenza attraverso i media dello svolgimento non autorizzato di un concerto in piazza del Plebiscito nelle ore notturne alla vigilia delle nozze del cantante Tony Colombo. Gli agenti si sono immediatamente attivati nel raccogliere testimonianze e video ed a seguito di una rapida attività investigativa hanno ricostruito i fatti, individuato le responsabilità e sanzionato l’organizzazione dell’evento ai sensi dell’art 68 Tulps per mancanza di licenza di esercizio per il pubblico spettacolo e  per assenza di nulla osta per l’impatto acustico per un importo di oltre 2000 euro. Inoltre gli organizzatori avevano allestito in piazza del Plebiscito anche un palco occupando abusivamente 36 mq per i quali è stata elevata sanzione che comporterà il pagamento di 173 euro oltre la Cosap che ammonta ad oltre 30.000 euro. Le violazioni commesse poi per i festeggiamenti delle nozze hanno riguardato anche il passaggio di una carrozza con cavalli e giocolieri a Corso Secondigliano e gli Agenti del Nucleo Mobilità Turistica sono intervenuti fermando la carrozza lungo il percorso per intralcio alla circolazione stradale  e sanzionando il conducente per mancanza del contrassegno identificativo e del segnale posteriore di veicolo a trazione animale".

Video

Assenza di controlli

Ora, senza voler affondare il coltello nella piaga, è evidente che vi è stata una assenza di controlli della questura di Napoli. Fosse solo questo il problema potremmo risolverlo con una censura per omesso controllo del questore. Per dovere di cronaca, nelle stesse pagine del quotidiano napoletano “Il Mattino”, oggi si potevano leggere anche altre due notizie: il sequestro di “Tele Video Napoli”, una antenna televisiva che trasmetteva messaggi ai detenuti attraverso canzoni neomelodiche, e il sequestro del ripetitore abusivo che si trovava sul Vesuvio. E poi l’incendio di otto ciclomotori.

Per tre, quattro giorni, dunque, il centro di Napoli è stato il palcoscenico di un matrimonio spettacolare, forse una riuscita pubblicità per il lancio dell’ultimo disco di Tony Colombo, una “grande storia d’amore” per dirla con Barbara D’Urso che ha mostrato il video del matrimonio. Guai a parlare di camorra, per il sindaco Luigi De Magistris si è trattato solo di un matrimonio “trash”. Che non deve essere paragonato a quello dei Casamonica a Roma.

Stasera vanno in onda le prime due puntate della quarta serie di Gomorra. E la finzione prende il posto della realtà. Anzi no: a Napoli finzione e realtà si fondono. «Ma è vero o me lo sono sognato?». Cosa? Il corteo prenunziale della carrozza bianca con un “tiro” di quattro cavalli che attraversa Corso Secondigliano. Le ho sentite le trombe che suonano l’inno nunziale all’uscita degli sposi dal Maschio Angioino? E il concerto “abusivo” in piazza Plebiscito?

Bella Napoli, la maledetta

L’ultima epidemia fu sconfitta nel 1973. Ricordate il “Vibrione innamurato?”. Era il colera, che spazzò via intere classi dirigenti della città e che portò la povera “cozza” sul banco degli imputati e i comunisti (due anni dopo) con Maurizio Valenzi a palazzo San Giacomo.

Quarantasei anni dopo, ecco che Napoli si accorge che un’altra malattia devastante l’ha colpita: la cecità. Sī Napoli ha scoperto di essere cieca, di non vedere, di non accorgersi che il lato oscuro della città ha il sopravvento. Cieca è la sua borghesia e classe dirigente che non fa nulla per opporsi al suo vivere quotidiano senza regole, comandamenti e dittatori, re, governanti.

Napoli è una città amorale e alegale. Siamo noi che ci stupiamo del matrimonio trash e camorrista. Tutte le società moderne sono malate, ognuna ha dentro di sè minoranze escluse, isolate perché composte da “diversi”, non integrati, criminali o meno. A Napoli, questa minoranza è maggioranza. Questo è il problema. Forse vide giusto il prefetto Liborio Romano che nel 1860, con l’Unità di Italia, formò quella che sarebbe poi diventata la guardia di pubblica sicurezza e assunse anche camorristi organizzati in compagnie e pattuglie. Che Gomorra, quarta serie, dunque cominci.

 

Guido Ruotolodi Guido Ruotolo   
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