Pensioni, la ministra Catalfo: "Superare la legge Fornero". Ecco come e perché

La titolare del Lavoro: “Le norme attuali costringono a lavorare persone che non hanno più energie sufficienti, e impediscono di liberare posti per i giovani. Da gennaio opereremo per varare una riforma”

Pensionati (Ansa)
Pensionati (Ansa)

Se l’intento della ministra del Lavoro Nunzia Catalfo si trasformerà in realtà il sistema pensionistico varato dall’ex ministra Elsa Fornero (che per altro ha sempre difeso la sua riforma come dimostra la nostra ultima intervista) verrà superato definitivamente. L’attuale titolare del dicastero lo ha chiarito durante il Festival del Lavoro Anteprima 2020 spiegando che lasciarsi alle spalle la legge della   predecessora è possibile e necessario.  Il sistema in essere, infatti, “costringe a restare al lavoro persone che non hanno più energie sufficienti a produrre, mancando al contempo la possibilità di liberare spazio ai giovani”.

Serve dunque una profonda riforma in modo da consentire maggior accesso al pensionamento a chi ha almeno 35 anni di contributi e aumentare il turn over. Il tutto magari al costo di una “leggera penalizzazione nel trattamento economico” per chi “oggi viene ancora liquidato in parte col sistema retributivo”. Una logica che, nonostante non abbia ancora prodotto il massimo dei risultati (attualmente con Quota 100 solo 5 lavoratori su 10 vengono rimpiazzati da una nuova assunzione), può produrne benissimo nel medio-lungo periodo.

la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo (Ansa)

Ma qual è adesso la situazione?

Sarà utile a tale proposito partire dall’inizio. Nel 2011, per far fronte alla crisi economica del Paese, il governo Monti e la ministra Fornero vararono una riforma lacrime e sangue che coinvolse in primo luogo, dolorosamente, le pensioni.

Come si ricorderà si sollevò di colpo l’età pensionabile (attualmente congelata a 67 anni fino al 2022), si adottò il sistema contributivo al posto del retributivo nel calcolo dell’assegno e si stabilì l’adeguamento biennale dei requisiti all’aspettativa di vita. Per i lavoratori divenne così molto più arduo lasciare il lavoro anche dopo lunghi periodi di versamenti contributivi e si verificarono storture come quella arcinota degli esodati. In seguito si è parlato spesso di superamento di quelle pesanti norme per ritornare a una disciplina più ragionevole. Col governo Conte 1 si è varata (in via sperimentale) la cosiddetta Quota 100, con i requisiti minimi di 62 anni di età e 38 di contributi, ma un superamento decisivo della legge Fornero non c’è stato.

Dopo la manovra

Con l’ultima manovra si è deciso di prorogare Quota 100 fino alla fine del 2021, mantenendo inoltre Opzione donna e Ape social.  Ma – ad avviso di tanti – appare quanto mai necessaria una riforma totale. Per l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, per esempio, si potrebbe puntare a una effettiva Quota, magari fissata a 99, in modo da mandare in pensione chi abbia almeno 35 anni di contributi e 64 anni di età, oppure 36 di contributi e 63 di età e così via.

L'ex ministra Elsa Fornero (Ansa)

In ogni caso la ministra Catalfo ha assicurato che si inizierà una seria riflessione per arrivare alla riforma a partire dal 1 gennaio, aprendo un nuovo tavolo di confronto tra esecutivo e parti sociali con l'obiettivo di superare definitivamente la legge pensionistica vigente. Si tratta di una iniziativa condivisa dai sindacati che in più occasioni hanno chiesto di lasciare la Fornero per varare provvedimenti che, a differenza di Quota 100, siano duraturi, più equi, maggiormente flessibili e in grado di offrire ai lavoratori un meccanismo certo per programmare l’uscita dal lavoro. Possibilmente con la possibilità di uscire dal lavoro dopo 41 anni di contributi indipendentemente dalla situazione anagrafica.

E in effetti, l’intento dichiarato – come afferma l’esponente del Conte 2, Nunzia Catalfo - è quello di “rendere più flessibile l’accesso alla pensione a tutti e, specialmente ad alcune categorie di lavoratori svantaggiati”.