[La polemica] Fermate il massacro dell’Italia per gli zerovirgola di bilancio. Serve un elettroshock

Il problema è capire, che dalla crisi più drammatica della storia d’Europa, lunga come una guerra, feroce come un genocidio sociale, se ne può uscire soltanto con un elettroshock. E visto che il governo Monti ha dimostrato che con i tagli il debito aumenta, l’unica strada rimasta, è quella di far crescere il prodotto interno lordo

Giovanni Tria
Giovanni Tria

L’Italia, la Francia, l’Europa e la guerra degli zerovirgola sui bilanci. Per provare a capire cosa sta accadendo bisogna partire da un nome, Guy Abeille. Chi era costui? Risposta: Un anonimo funzionario del governo di François Mitterand che nel 1981 mise a punto il famigerato parametro del 3% debito/Pil, da intendersi come vincolo nelle leggi di spesa.


Domanda: sulla base di quale studio fu stabilita proprio questa cifra? Calcoli economici? Una teoria della crescita? Proiezioni sulle ipotesi di sviluppo? No. A raccontare la genesi del vincolo è stato lui stesso, qualche anno fa. Dopo la vittoria alle elezioni del 1981 in Francia i socialisti guidati da Mitterand per mantenere le costose promesse elettorali avevano portato il deficit da 50 a 95 miliardi di franchi. Per l’epoca si trattava di un balzo notevole.


Per "darsi una regolata" (testuale) Mitterrand incaricò Pierre Bilger, a quel tempo vice direttore del dipartimento del Bilancio al ministero delle Finanze di implementare una regola per evitare spese pubbliche all'impazzata. Bilger - non sapendo cosa fare - a sua volta contattò due giovani esperti che avevano una formazione economica e matematica del ministero: Roland de Villepin, un cugino del futuro primo ministro Dominique de Villepin e lui, Guy Abeille.


Fu proprio Abeille ad elaborare il vincolo, con la stessa profondità che potremmo avere noi quando facciamo i conti della serva sui bianco di casa nostra. Ed ecco il racconto della scelta che ha cambiato la storia d’Europa: “Prendemmo in considerazione i 100 miliardi del deficit pubblico di allora. Corrispondevano - ha spiegato Abeille - al 2,6 % del Pil. Ci siamo detti: un 1% di deficit sarebbe troppo difficile e irraggiungibile. Il 2% metterebbe il governo sotto troppa pressione. Siamo così arrivati al 3%. Nasceva dalle circostanze, senza un'analisi teorica».


Una storia incredibile che pesa ancora oggi sulle scelte dei governi, dei ministri, persino sulla polemica Tria-Salvini-di Maio. Oggi i Giornali disputano, con dottissime analisi sulle differenze di bilancio fra la Francia e l’Italia: spiegano che l’Italia ha un debito molto più alto (vero) dei cugini d’oltralpe. Aggiungono che l’Italia ha una stima molto più bassa (vero) delle agenzie di rating internazionali. Osservano che la nostra spesa per interessi sul debito (vero) è molto più alta di quella che devono affrontare le leggi di bilancio Francesi. Tutto vero, tutto verissimo: ma l’arido conflitto dei numeri, in queste ore, fa perdere di vista ai contabili la dimensione drammatica dello scenario.

Proprio in questa calda e lunga estate, in Italia, hanno continuato a piovere chiusure di stabilimenti fabbriche, imprese (a partire dall’ormai celeberrima Bekaert e dai 114 mila lavoratori che rischiano di rimanere senza cassa integrazione). Sempre in quest’estate è diventato formalmente indiano il più grande colosso dell’acciaio italiano, l’Ilva (pesa, da sola, quasi mezzo punto di Pil!). Poche ore fa abbiamo appreso che un altro marchio del lusso, Versace, viene acquisito dagli americani: una acquisizione pesante, se non altro sul piano dell’immaginario.


Il problema comune di Francia Italia, di tutti i paesi dell’Europa meridionale e latina (ma non solo), in questo squarcio terribile di fine crisi, è che la ricetta del rigore, applicata pedissequamente negli ultimi 11 anni, si è rivelata totalmente sbagliata. Non produce crescita, ma impoverimento. Il problema, dunque, non è obbedire in maniera ciecate un vicolo, che come abbiamo visto è un dogma privo di qualsiasi fondamento scientifico, come i fedeli di una setta.


Il problema non è la fedeltà al culto dello zerovirgola immaginato nel secolo scorso da un funzionario governativo dell’era Mitterrand con la stessa approssimazione di uno scommettitore che gioca al lotto. Il problema è capire che per abbattere il debito e risollevare le economie la via dei tagli non funziona. Per far crescere il prodotto interno lordo bisogna spendere e investire. Cioè che stupisce della “loi de finances” è che investe esattamente sulle stesse voci di spesa immaginate dal cosiddetto governo populista, con grande raccapriccio degli eurocrati: abbattimento di tasse, implementazione del reddito di sostegno (che da noi non esiste, in Francia diventa addirittura “universale”), investimenti.

Il problema, dunque, in questo dibattito, e non farsi condizionare dei pregiudizi politici, non stare a guardare se si tratta di questo quel governo, amico, o meno. Il problema è capire, che dalla crisi più drammatica della storia d’Europa, lunga come una guerra, feroce come Un genocidio sociale, se ne può uscire soltanto con un elettroshock. E visto che il governo Monti ha dimostrato che con i tagli il debito aumenta, l’unica strada rimasta, è quella di far crescere il prodotto interno lordo. L’unica via possibile Per raggiungere questo obiettivo, dispiace per gli Adoratori del culto dello zerovirgola, è spendere in protezione sociale e investire nella produzione.