La malattia segreta di Sergio Marchionne. Ecco cosa rischia davvero Fca dopo la sua morte

Le società sono tenute a rendere note le condizioni di salute dei propri top manager? Ecco cosa dicono sul Sole 24 ore un famoso avvocato esperto di diritto aziendale e un altrettanto noto executive director statunitensi. Il futuro di Fca dopo la scomparsa del suo Ceo

Sergio Marchionne
Sergio Marchionne
TiscaliNews

La morte di Sergio Marchionne ha riproposto alcune domande da tempo aperte a proposito dei doveri delle grandi aziende e in particolare una: la società è tenuta a rendere note le condizioni di salute dei propri top manager? Ci possono essere infatti importanti conseguenze in ciò, per esempio dal punto di vista borsistico.

Il Ceo di Fiat-Fca sembra fosse malato da oltre un anno ma nessuno dei vertici Fca lo sapeva, almeno fino alla fine. Ma come ci si dovrebbe comportare in caso di condizioni sanitarie divenute precarie di un importante manager aziendale? Sulla vicenda ritorna oggi il Sole 24 Ore che intervista al proposito un importante avvocato statunitense, William Rosenstadt. Il legale di New York, esperto di diritto aziendale e società quotate in borsa, “ha lavorato su requisiti di disclosure (rivelazione, notifica) e trasparenza anche per la quotazione di numerose società cinesi a Wall Street”.

La trasparenza

L’esperto evidenzia la necessità trasparenza e chiarisce come si possa arrivare a delle class action da parte di eventuali investitori che si sentano danneggiati. Il dato di fondo da considerare è quello “dello standard di materialtà” – sostiene Rosenstadt – basato sull’analisi dei fatti e dell’impatto sui mercati per una società quotata”. In sostanza si tratterebbe di vedere se la disclosure di un fatto possa essere vista da un investitore come qualcosa che avrebbe alterato in modo importante il quadro informativo, le decisioni di investimento”. In un caso come quello di Marchionne, secondo il punto di vista del legale intervistato dal Sole, il fatto della sua malattia poteva avere “importanza materiale, data la rilevanza del Ceo per il gruppo”. Quindi se l’azienda ne fosse stata a conoscenza avrebbe senz’altro dovuto comunicarlo. Ma l’azienda sostiene di non aver saputo della condizione di Marchionne, e allora “decadono gli interrogativi su eventuali obblighi”.

La Sec

Negli Usa la Securities and Exchange Commission (Sec) “può esaminare informalmente se ci sono segni per cui qualcuno poteva sapere delle condizioni di salute del manager, prendere in considerazione quelle vicende, ma non commenta mai prima di eventuali vere indagini, che richiederebbero comunque tempo”. Inoltre “potrebbe esaminare confidenzialmente se esistono sospetti di insider trading”. Riguardo agli investitori invece “per presentare un ricorso in sede civile non occorrono prove certe”. Anche se l’esito dell’azione non è mai scontato. La domanda comunque è “se poteva essere possibile evitare simili perdite con una maggior trasparenza, una disclosure”.

I casi

L’esperto ricorda poi sul giornale economico altri casi importanti in cui un Ceo, direttore generale o socio di maggioranza, si è ammalato gravemente. “Nel caso di Steve Jobs (Apple) per esempio si sapeva che era malato e il titolo non soffrì più di tanto. Ma ci sono altri casi come quelli di Viacom e Cbs con Sumner Redstone, di United Continental con Oscar Munoz, e soprattutto quello di Csx, colosso delle ferrovie e dell’immobiliare, dove “scattò una denuncia” dopo che il neo Ceo “Hunter Harrison, in carica solo dal marzo 2017, scomparve il 15 dicembre 2017 per complicazioni di una malattia resa nota al pubblico soltanto il giorno prima”. Dopo il crollo delle azioni scattò una class action. Ma “il caso finì nel nulla per un problema di giurisdizione”. Buffett invece nel 2012 annunciò prontamente di avere un tumore.

Rosenstadt conclude affermando che comunque non si aspetta "giri di vite e riforme che impongano una maggior trasparenza nei casi di malattie e salute dei top managere. Le preoccupazioni di privacy rimangono e il numero di Ceo che hanno un impatto straordinario sulle loro aziende è limitato”.

Douglas Chia

L’esperto di governance Douglas Chia, executive director di un grande think tank che conta 1200 aziende, quotate e non, (Governance Center del Conference Board) vede – a leggere sempre il Sole 24 Ore - la “necessità di sviluppare maggior trasparenza, anche sulle condizioni mediche dei top executive, fino alla richiesta di esami periodici obbligatori, e  di avere piani di successione per le emergenze”.

 A suo avviso nel caso di Fca l’azienda “ha negato di sapere della malattia di Marchionne, e questo appare sicuramente possibile”. La riservatezza di alcune persone può però “mettere in una condizione difficile le aziende". Molto dipende poi “dal giudizio dell’azienda su quando e come informare il pubblico”. Negli Usa, dice Chia, secondo le regole della Sec, “non esiste un chiaro obbligo legale di disclosure di malattie anche gravi. Viene richiesta solo quando viene annunciato un cambio di Ceo”. Difficile inoltre “stabilire precedenti cui far riferimento”. La situazione mette allora in evidenza soprattutto la necessità di “accordi preventivi tra dirigenti e aziende circa la gestione e comunicazione di informazioni tanto personali e delicate”. Anche lui poi cita il caso di Hunter Harrison di Csx che nel 2017 aveva seri problemi di salute ma aveva rifiutato di sottoporsi a esami medici come richiesto dall’azienda ed è mancato in pochi mesi”. Come si legge nel giornale economico, “Harrison era stato assunto a marzo 2017 con un incentivo di 84 milioni di dollari, morì a dicembre, il giorno dopo l’annuncio della sua malattia. Il board del gruppo ha adesso deciso di richiedere esami fisici annuali al Ceo”.

Fca

L'esempio dello sport

Da tal punto di vista si potrebbe prende esempio dal mondo sportivo dove le visite ai campioni sono richieste. Secondo Douglas Chia serve una “discussione più aperta” e che “gli investitori chiedano chiarezza sui piani di emergenza”. Resta però un fatto: “Sollevare casi di violazione di regole, a meno che emerga che l’azienda abbia mentito pubblicamente – afferma Chia sul Sole - . Qualche investitore potrebbe teoricamente sporgere denuncia, intentare azioni sostenendo che siano state negate  o tenute segrete informazioni, ma sono molto difficili da perseguire. Non ricordo simili episodi che abbiano avuto seguito”. Diverso ad avviso dell’esperto “sarebbe un caso di violazione di norme sull’insider trading”. Anche se non sarebbe facile comunque.

In certi casi – osserva Chia – la questione della disclosure sulla salute di un top manager può sollevare “un rischio di perdita di credibilità con gli investitori e la comunità finanziaria”, allo stesso tempo tuttavia “negli Usa esiste un forte senso di rispetto della privacy”. Di conseguenza “non mi paiono probabili sviluppi di regolamentazione su questo fronte”…”la risposta rimarrà in mano alle imprese e al mercato”.

Intanto per Fca si apre una nuova era

Le domande riaperte dalla scomparsa di Sergio Marchionne resteranno dunque aperte a lungo. Intanto il settore dell’auto è sempre in fermento ed anche per Fca inizia – come si legge oggi su Affari e Finanza, inserto di Repubblica – una nuova era, soprattutto per quanto riguarda “il risiko delle alleanze”. E’ necessario infatti un consolidamento in un settore ancora troppo farzionato e servono fortissimi investimenti soprattutto per le future sfide tecnologiche. Nel “gioco” del resto si stanno inserendo i colossi delle tecnologie digitali e quindi inevitabilmente le dimensioni necessarie a sopravvivere sono destinate a cambiare. In pratica le realtà di media dimensione devono aggregarsi per non essere aggregate. Su questo terreno si gioca la sfida. E per quanto riguarda Fca ci si chiede cosa accadrà adesso che Marchionne è uscito di scena.