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Manovra, vertice con i sindacati. "Governo insensibile alle piazze". Meloni: "Valutiamo misure ad hoc per i medici"

Incontro a Palazzo Chigi sulla manovra. "Non sono disposti a cambiamenti", sottolinea Bombardieri della Uil. La premier rassicura: "Nessuna penalizzazione per le pensioni di vecchiaia". Scatta l'adeguamento inflazionistico

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Meloni stringe la mano a Landini (Ansa)
Meloni stringe la mano a Landini (Ansa)

Il vertice a Palazzo Chigi tra il governo e i sindacati si è concluso con un parziale nulla di fatto. O meglio: il taglio alle pensioni per 732 mila lavoratori pubblici in vent’anni resta. Ma sarà mitigato da una doppia deroga. Per chi raggiunge i requisiti entro il 31 dicembre di quest’anno. E per i soli medici che dal 2024 vanno in pensione di vecchiaia.

Meloni: sui medici stiamo valutando

"Stiamo lavorando per modificare la misura nel migliore dei modi, garantendo che non ci sia nessuna penalizzazione per chi si ritira con la pensione di vecchiaia e garantendo che non ci sia nessuna penalizzazione per chi raggiunge al 31.12.2023 i requisiti attualmente previsti. Questo per tutti, non solo per il comparto sanità. Per il comparto sanità si sta valutando un ulteriore meccanismo di tutela in modo da ridurre la penalizzazione all'approssimarsi all'età della pensione di vecchiaia. Faremo del nostro meglio per risolvere e correggere". Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni al tavolo con i sindacati sulla manovra. 

Sindacati insoddisfatti: governo insensibile alle richieste che vengono dalle piazze

"Il governo ha confermato l'impostazione della manovra. L'articolo 33", quello su aliquote e rendimenti pensionistici, "viene confermato: solo su questo stanno valutando eventuali modifiche". A parlare è il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri, lasciando Palazzo Chigi al termine dell'incontro fra esecutivo e sindacati. "Si conferma ancora una volta l'insensibilità alle tante richieste che vengono dalle piazze - ha aggiunto -. Alla domanda se è vero o falso che fanno cassa sulle pensioni, non hanno risposto, come ci aspettavamo".

"Conferme tutte le ragioni dello sciopero perché al di là dell'ascolto, al momento il governo non ha cambiato nulla della manovra", aggijnge Maurizio Landini. E sull'articolo 33, che riguarda le pensioni dei medici "si è limitato a dire che stanno ragionando. Continua a essere una manovra sbagliata". Insieme al segretario della Cgil, al tavolo era dìseduta la Uil, Cisl e altre sigle Cida, Cisal, Confintesa, Confsal e Usb. Lato governo, oltre alla premier, Giorgia Meloni, hanno partecipato i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, i ministri Giancarlo Giorgetti, Francesco Lollobrigida, Marina Calderone, Raffaele Fitto e il viceministro Valentino Valentini. 

 

Da gennaio al via l'adeguamento alle pensioni

Il ministro dell'Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, di concerto con la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali Marina Elvira Calderone, ha firmato il decreto che dispone a partire dal 1° gennaio 2024 un adeguamento all'inflazione pari a +5,4% delle pensioni. A darne notizia il Mef. "L'aumento, che verrà riconosciuto nelle modalità previste dalla normativa - spiega il ministero - è stato calcolato sulla base della variazione percentuale che si è verificata negli indici dei prezzi al consumo forniti dall'Istat il 7 novembre 2023".

La simulazione

La rivalutazione delle pensioni rispetto all'inflazione, con il tasso fissato al 5,4%, significherà nel 2024 aumenti fino a 122 euro per gli assegni fino a quattro volte il minimo, quelli che per cui è previsto il recupero pieno dell'aumento dei prezzi, ovvero quelli fino a 2.272,96 euro lordi. Al momento, infatti, il trattamento minimo per il 2023 è fissato a 563,74 euro ma a questo va aggiunto lo 0,8% di differenza tra l'inflazione recuperata nel 2023 (7,3%) e quella effettiva registrata nel 2022 (8,1%).

Chi ha redditi da pensione tra i 2.272,96 euro (quattro volte il minimo) e 2.841,2 euro al mese (cinque volte il minimo) prende un recupero del 4,59% (l'85% del 5,4%) quindi al massimo 130,41 euro. Chi ha redditi tra cinque e sei volte il minimo (3.409,44 euro) ha diritto ad un recupero del 53% quindi ha un aumento del 2,862% pari al massimo a 97,57 euro. Chi ha pensioni fino a otto volte il minimo (4.545,92 euro al mese) ha diritto a un recupero del 47% dell'inflazione quindi al 2,538 per un aumento del cedolino al massimo di 115,37 euro.

I pensionati che hanno redditi tra otto volte (4.545,92 euro) e 10 volte il trattamento minimo (5.682,4 euro al mese) hanno diritto ad un recupero del 37% dell'inflazione quindi a fronte di un aumento dei prezzi del 5,4% all'1,998%. Potranno ottenere al massimo un aumento sul cedolino di 112,96 euro. Chi ha pensioni oltre le dieci volte il minimo avrà una percentuale sull'aumento dei prezzi del 22% quindi solo l'1,188% a fronte di un'inflazione nel 2023 valutata al 5,4%. Se si ha un assegno lordo da pensione da 7mila euro al mese si avrà un aumento di 131,6 euro sempre lordi.

Aumenti sulle pensioni: la tabella (Ansa)
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