Manovra Finanziaria, ecco perché Di Maio non può copiare il compito di Macron

"Possiamo fare anche meglio di Macron, meno del 2,8%. Se la Francia fa il 2,8% è perché una serie di dogmi europei sono ormai superati. Il tema per noi non è 'fare più o meno' nel rapporto deficit/Pil ma è il fabbisogno che serve a finanziare misure non più rinviabili". I dubbi delle opposizioni e di Confindustria

Macron e Di Maio
Macron e Di Maio

Un tempo l'Italia aveva come punto di riferimento la Germania, ora il vice premier Di Maio spezza una lancia a favore della Francia (e di Macron). Al ministro è piaciuta l’idea del presidente d’Oltralpe di varare per il suo paese una maxi-manovra capace di dare impulso all'economia, creare nuovi posti di lavoro e rilanciare il potere d'acquisto delle famiglie: malgrado una crescita meno brillante del previsto (1,7% contro l'1,9% stimato inizialmente), la Francia di Emmanuel Macron - in forte crisi di popolarità dopo un primo anno a gonfie vele - cerca di invertire la rotta con un taglio delle tasse pari a 24,8 miliardi di euro. Per finanziare la misura, nonostante i tagli annunciati a diversi ministeri, il deficit pubblico del Paese dovrebbe aumentare dal 2,6% del Pil di quest'anno al 2,8% l'anno prossimo (98,7 miliardi di euro), comunque sotto al 3% previsto dai patti Ue.  Per Di Maio questa quadratura del cerchio va bene anche per l’Italia, pertanto propone uno stucchevole (e inutile) copia e incolla.  

Il dilemma

l ministro dell’Economia Giovanni Tria ha preferito non commentare l'ennesima uscita (infelice?) di Di Maio. Tuttavia resta da risolvere il nodo di quell'"essere, o non essere” che ha tarpato le ali a tutti governi che si sono succeduti in Italia negli ultimi venti anni. Ecco perché di fronte a questa prospettiva il governo continua a lavorare per raggiungere un accordo sulla soglia su cui collocare il rapporto deficit-Pil per il prossimo anno. Restare all'1,6% del Pil o salire ancora di qualche decimale restando comunque sotto la soglia del 2%? Il deficit resta insomma uno dei nodi al centro delle riunioni che si susseguono a Palazzo Chigi, perché dagli spazi che si possono ottenere discendono tutte le altre coperture, ancora in via di definizione. Fissando l'indebitamento programmatico all'1,8% si libererebbe un punto di Pil rispetto al tendenziale, circa 17 miliardi, anche se 12,5 servono per sterilizzare gli aumenti dell'Iva.

Le idee di Di Maio

Da parte sua, Di Maio ritiene d’avere le idee chiare. "In Italia come in Francia", scrive su Twitter ricordando che Parigi "per finanziare la sua manovra economica farà un deficit del 2,8%". Poi, rispondendo su Instagram alle domande dei follower sulla manovra, va anche oltre: "Possiamo fare anche meglio di Macron, meno del 2,8%. Se la Francia fa il 2,8% è perché una serie di dogmi europei sono ormai superati. Il tema per noi non è 'fare più o meno' nel rapporto deficit/Pil ma è il fabbisogno che serve a finanziare misure non più rinviabili". La conferma delle sue parole arriva dopo l’incontro allo stabilimento Ilva di Genova Cornigliano, "possiamo andare fin dove ci serve per finanziarie le misure". Le riunioni a Palazzo Chigi di oggi potrebbero non sciogliere il nodo. Nuove riunioni tecniche potrebbero svolgersi anche nei prossimi giorni. Tornando alle risposte in diretta su Instagram, Di Maio assicura: "Garantisco che non ci saranno tagli ai servizi sanitari. Neppure un taglietto. La salute dei cittadini è la cosa più importante". E rilancia: "Dobbiamo allontanare i dirigenti politicizzati, eliminare gli sprechi e fare nuove assunzioni".

Il reddito di cittadinanza

“La lingua batte dove il dente duole”, questo proverbio calza a pennello per il Movimento che da sempre – invero – vuole portare in cascina due provvedimenti che forse riuscirebbero a rilanciarlo come il partito più amato dagli italiani (è stato sorpassato dalla Lega): reddito di cittadinanza e aumento delle pensioni minime. Il reddito di cittadinanza? "Sarà un respiro" "anche per i giovani che non hanno mai trovato" un lavoro e "per quelli che pur lavorando guadagnano meno della soglia di povertà", risponde Di Maio. E continua nel ragionamento: "Sembra assurdo ma questi ultimi, i cosiddetti working poor, purtroppo sono sempre di più". Inoltre, nella manovra ci sarà l'aumento delle pensioni minime e "con la pensione di cittadinanza le minime saranno a 780 euro". Ovviamente, ribadisce il vicepremier, "elimineremo il privilegio delle pensioni d'oro senza aver versato i contributi".

La sovranità

Il progetto Di Maio è stato fatto proprio da tutti i suoi parlamentari, che finalmente vedono, grazie a Macron, una via d’uscita dall’imbuto in cui si erano cacciati con l’alleanza scomoda con la Lega. Perché, lo sostiene soprattutto la corrente ‘deimaista, nella manovra finalmente ci sarà spazio per il reddito di cittadinanza, superamento della Fornero e “i soldi per i truffati alle banche”. Le risorse, però sono come sempre scarse (è una regola dell’economia), per arrivare alla luna i pentastellati sarebbero disposti a ricorrere al deficit, perché, recitano “la sovranità appartiene al popolo".

Opposizioni e di Confindustria

Il Pd è pronto a presentare una sua controproposta: "Loro vogliono una legge con condoni fiscali, noi un programma che parta con l'aiuto dei più deboli - dichiara il segretario nazionale del Partito democratico, Maurizio Martina, ospite a Radio Popolare - contraddizioni dentro la maggioranza si vedranno sempre di più. Di Maio è disposto a cedere tutto in termini di principi pur di restare dove è. Quel che a me interessa è costruire un'alternativa a quello che stiamo vedendo". Per il deputato di FI Renato Brunetta, "giovedì con la nota di aggiornamento al Def finalmente le impossibili promesse lasceranno spazio ai numeri reali". Più ottimista il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia: "Come tutti i miei colleghi, seguo con grande attenzione le parole del premier Conte che ha detto 'non state alle dichiarazioni, ma ai fatti'. E noi aspettiamo". Anche se per il Def l'auspicio è "che non si esageri con il ricorso al deficit perché significa più debito pubblico per il Paese.

Perché L'Italia non può imitare la Francia

In questa ridda di pensieri, c’è chi si è anche posto la domanda delle cento pistole: perché Di Maio non può imitare Macron (sul deficit)? Perché il nostro Paese per poter continuare a sopravvivere (e perché le banche non taglino l’ossigeno) deve rispettare tutta una serie di impegni internazionali dovuti a un debito pubblico gigantesco. Tutto era cominciato quando il debito era arrivato al 110% prima della crisi. “Salì vorticosamente tra il 2009 e il 2011 sotto il governo di Silvio Berlusconi (e della Lega Nord). Tanto che il Cavaliere e il ministro Tremonti, pur di avere qualche margine di manovra con Bruxelles, si impegnarono (a nome dell'Italia) a garantire i vincoli del Patto di stabilità per gli anni a venire. Pena l'attivazione di una serie di clausole di salvaguardia, come l'aumento dell'Iva”, ha spiegato su ET Dario Prestigiacomo. Da allora tutti gli esecutivi hanno dovuto battere il passo, altrimenti il “sistema Paese” si sarebbe trovato dentro lo stesso baratro cui era caduta la Grecia. Il rischio – spiega ancora Prestigiacomo - era stato ridotto grazie alle misure lacrime e sangue di Mario Monti. Ma dopo di lui, il rischio è rimasto”. Dopo Monti, tutti i governi successivi (Renzi in primis) hanno tentato di saltare l’ostacolo con sfibranti trattive con Bruxelles. “Renzi e Gentiloni, per ricordare gli ultimi, hanno ottenuto qualche margine di manovra appellandosi ai terremoti e alla crisi dei migranti che avevano colpito il nostro Paese”. Ma ora che il flusso dei migranti è diminuito l’Ue non farà più sconti, anche perché le politiche di Salvini in Europa ha di fatto isolato il nostro Paese.  Luigi Di Maio dice, invece, che si può fare. Chi vivrà vedrà.