[Il ritratto] Enria, l’italiano a capo degli 007 delle banche Ue che non piace alla Lega

Il Carroccio gli ha fatto mancare il suo appoggio nel Parlamento europeo. Ma alla fine Enria ha ugualmente prevalso grazie al sostegno di Mario Draghi nel consiglio della Bce. Riconoscimento importante per il nostro Paese che rappresenta, però, solo la prima tappa di una serie di nomine che nei prossimi mesi cambieranno la mappa del potere nelle istituzioni comunitarie

[Il ritratto] Enria, l’italiano a capo degli 007 delle banche Ue che non piace alla Lega
Andrea Enria
di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

Andrea Enria, spezzino 57enne, ex Bankitalia, è stato designato dal Consiglio dei governatori della Bce come nuovo capo della vigilanza unica sulle banche della zona euro. Oggi a capo dell’Eba (l’Autorità bancaria europea) inizierà il suo nuovo lavoro a partire dal primo gennaio del 2019. Il suo compito sarà quello di vigilare sulla conformità delle banche ai requisiti imposti dalla Unione Europea, individuare criticità e prevenire dunque minacce per la stabilità dell’eurozona.

Il boicotaggio della Lega 

La sua nomina sarebbe potuta avvenire già due settimana fa da parte del parlamento europeo di Strasburgo. Ma il rappresentante della Lega, Marzo Zanni, ha fatto mancare il voto decisivo costringendo la Banca centrale europea a mettere l’ultima parola. Come mai il Carroccio non ha sostenuto la nomina di un italiano a capo della Vigilanza Ue? Il motivo è molto semplice: Enria è considerato il più intransigente tra i funzionari italiani delle istituzioni comunitarie. E’ un sostenitore convinto del principio del bail in caso di fallimento delle banche, che impone il coinvolgimento nel salvataggio di azionisti e obbligazionisti prima che intervenga lo Stato e dunque i contribuenti. Da presidente dell’Autoritaria bancaria europea è stato contestato per i criteri scelti negli stress test che nell’ottobre 2014 avrebbero penalizzato eccessivamente gli istituti italiani favorendo invece quelli tedeschi.

L'opposizione dei paesi del Nord 

Eppure, nonostante un curriculum inattaccabile, la Germania è stata il paese che più si è opposto alla sua nomina. I tedeschi (e i suoi alleati del blocco del Nord) avrebbero preferito l’irlandese Sharon Donnery. Alla fine ha prevalso però il blocco dei paesi del Sud guidati da Mario Draghi. La nomina di Enria è però solo la prima tappa di un confronto ben più lungo, all’interno dell’Unione Europea, che porterà al rinnovo di diverse cariche comunitarie.

Mario Draghi

La partita per la conquista della Bce 

La nomina più ambita è quella della nuova presidenza della Bce in scadenza nell’ottobre del 2019. La presenza di un italiano al vertice della Vigilanza dovrebbe aprire la strada ad un tedesco verso la guida dell’Eurotower. Il nome è già noto: Jens Weidmann, attuale governatore della Bundesbank. C’è però una variabile che potrebbe cambiare i giochi: la decisione di Berlino di puntare alla guida della Commissione europea (anch’essa in scadenza quest’anno) mettendo in campo addirittura Angela Merkel, nel caso la leader della Cdu decidesse di terminare in anticipo il suo cancellierato. Questo scenario riaprirebbe la partita per la Bce riportando in auge le mire francesi. Il nome più accredito in questo caso sarebbe quello di Benoit Coeuré, molto gradito a Mario Draghi per le sue posizioni moderate, rispetto a quelle ortodosse e intransigenti dei paesi nordici dell’Eurozona.

Enria sarà italiano più potente nelle istituzioni Ue 

Nonostante le divisioni politiche italiane Enria porta comunque a casa un nuovo incarico prestigioso. Coronamento di una carriera iniziata in Banca d’Italia, proseguita, dalla fine degli anni ’90, in distaccamento alla Bce, per volere del suo mentore Tommaso Padoa Schioppa, e poi già consolidata con l’importante nomina alla guida dell’Eba. Con la fine dei mandati di Draghi alla Bce e di Tajani al Parlamento europeo sarà l’italiano con il ruolo più importante nell’Unione Europea.