Invasione dei robot, Sapelli: “Ecco cosa allungherà i tempi e salverà i lavoratori”

Da uno studio di Pricewatershouse-Coopers emerge che tra 15 anni i robot sostituiranno quasi il 40% degli uomini

Invasione dei robot, Sapelli: “Ecco cosa allungherà i tempi e salverà i lavoratori”
di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

Dopo McKinsey anche Pricewatershouse-Coopers pubblica un report shock sugli effetti dell’innovazione tecnologia sul mercato del lavoro. Secondo il gigante della consulenza professionale nel giro di 15 anni il 38% dei posti di lavoro disponibili oggi negli Stati Uniti potrebbero essere presi dai robot. E il fenomeno riguarda anche l’Europa con il 35% dei lavoratori a rischio in Germania e il 30% in Gran Bretagna.

Innovazione cancellerà lavori a basso contenuto professionale 

Sempre secondo il report di Pricewaterhouse a rischio sono in particolare i mestieri meno professionali che richiedono per essere svolti un basso livello di istruzione. Un forte impatto dell’automazione si avrà nei settori dell’ospitalità, dei trasporti, dello stoccaggio e dei servizi alimentari. Ma in generale con lo sviluppo crescente dell’intelligenza artificiale gran parte dei lavori impiegatizi a basso contenuto specialistico sono a rischio cancellazione. 

Segretario al Tesoro Usa allontana il pericolo  

Ma c’è anche chi non condivide queste previsioni catastrofiche. Il segretario al Tesoro americano Steven Mnuchin ha affermato che l’avvento dei robot è ancora lontano nel tempo e avverrà non prima di 50 o anche 100 anni.

Sapelli: "Impossibile fare previsioni"

Chi ha ragione? Abbiamo chiesto un parere ad uno dei più autorevoli economisti italiani, Giulio Sapelli. Per lo studioso “non è possibile fare previsioni e quindi quantificare gli effetti dell’automazione sul mercato del lavoro” per il semplice motivo che  il futuro “dipenderà molto dalle capacità di investimento delle aziende e di conseguenza dall’andamento del saggio del profitto". 

"Tecnologia non si può calare dall'alto"

Per l’economista è sbagliato “calare dall’alto la tecnologia che al contrario viene prodotta dai bisogni delle imprese in base ai consumi”. “Negli ultimi anni c’è stata una caduta del saggio del profitto a causa della deflazione su scala mondiale. I consumi sono saliti meno di quanto previsto" e senza una loro ripresa “la domanda di investimenti resterà frenata”.

"Scenario più probabile è integrazione dei robot con gli uomini"

Lo studioso sottolinea inoltre che è sbagliato parlare di “scomparsa generalizzata del lavoro” perché lo scenario più probabile è quello di una “integrazione tra robotizzazione e lavoro umano”. Una visione dunque meno pessimistica rispetto a quelle di McKinsey e Pricewaterhouse-Coopers. I pericoli sicuramente esistono ma forse non è ancora il caso di creare allarmismi.