[L’intervista] Cottarelli spegne le illusioni: anche fuori dall’euro per l'Italia ci sarebbero vincoli da rispettare

Per il noto economista ed ex commissario alla spending review sarebbe possibile sistemare i conti pubblici senza nuovi sacrifici, ed è sbagliata non solo l’idea che la colpa dei nostri problemi sia degli altri, ma anche che fuori dalla moneta unica sia possibile fare tutto quello che vogliamo

[L’intervista] Cottarelli spegne le illusioni: anche fuori dall’euro ci sarebbero vincoli da rispettare
Carlo Cottarelli

Carlo Cottarelli non perde occasione per ripeterlo: “Per ridurre il rapporto debito/pil occorre ridurre il deficit e non invece aumentarlo”. Affermazione che non piace ai partiti che si apprestano a guidare il Paese dato che il contratto di governo prevede spese senza copertura per oltre 125 miliardi euro. Gli italiani che in massa hanno votato Lega e M5s hanno detto chiaramente di essere stanchi dei vincoli e dei sacrifici imposti dall’Europa. Ma per Cottarelli questo è frutto di un fraintendimento perché “il pareggio di bilancio si potrebbe raggiungere senza chiedere nuovi sacrifici”.

Grazie a quale magia potremmo rispettare i vincoli europei senza nuovi sacrifici?
"Nessuna magia, la cosa è molto semplice: basterebbe mantenere la spesa pubblica costante. Adesso c’è un po’ di crescita economica, non tantissima però le entrate più o meno crescono dell’1,5% l’anno. Se manteniamo costante la spesa in termini di potere di acquisto, ovvero  in termini reali al netto dell’inflazione, le entrate aumentano più della spesa e nel giro di 3 o 4 anni si raggiunge il pareggio di bilancio senza aver tagliato niente”.

E’ un meccanismo semplice e lineare da capire. Perché i partiti non l’hanno inserito nei loro programmi?
"Perché per ottenere consenso e vincere le elezioni bisogna promettere di tagliare le tasse. Ad onor del vero il controllo della spesa negli ultimi anni è stato fatto. Però lo stesso governo Renzi ha voluto puntare sul bonus degli 80 euro. Queste risorse che avrebbero potuto essere destinate al rafforzamento dei conti pubblici sono state utilizzate per ridurre le tassazione”.

Cosa pensa della flat tax introdotta nel contratto di governo? E’ equa o iniqua?
"E’ evidente che sposta la distribuzione del reddito verso i ricchi. Su questo punto non c’è alcun dubbio. Io ho un reddito abbastanza elevato e ne beneficerei moltissimo. Ma in questo momento, in cui ci sono poche risorse e tanti problemi sociali come la disoccupazione, non mi sembra una idea particolarmente brillante”.

Lei è noto per essere stato il commissario alla spending review. In estrema sintesi quanti miliardi di sprechi si possono tagliare?
"Faccio una premessa. Ho sempre evitato di parlare solo di sprechi, ovvero di servizi che si possono offrire spendendo di meno, perché bisogna anche tener conto delle spese inopportune, come per esempio il dare soldi a persone che non ne hanno bisogno. Considerando entrambe le voci ho fatto una stima di 32 miliardi, di cui solo una piccola parte è stata realizzata”.

Ci sono altre aree, oltre alla spesa, che si potrebbero ottimizzare per ricavare ulteriori risorse?
"C’è tutta l’area delle cosiddette spese fiscali, come deduzioni e detrazioni che vanno a particolari categorie o scopi. Quest’anno, giusto per fare un esempio, è stata reintrodotta la deducibilità per le spese per il trasporto pubblico locale che può essere fatta anche da chi ha un reddito elevato, perché non è sottoposta al tetto del reddito. Da lavoro fatto prima da me e poi da Roberto Perotti è emerso che si potrebbero risparmiare diversi miliardi”.

La sua ricetta mi sembra molto chiara: tenere la spesa pubblica costante e intervenire sugli sprechi e sulle spese inopportune.
"Esatto. Aggiungerei solo una cosa: le risorse recuperate potrebbero essere utilizzate per ridurre la tassazione. Questo sarebbe il modo corretto di procedere sul fronte fiscale senza pregiudicare il percorso di risanamento dei conti pubblici”.

Economisti autorevoli come Savona e Sapelli criticano però pesantemente l’Europa e la Germania affermando che molti dei nostri problemi derivano da loro. Cosa c’è di vero in queste accuse?
"Che la Germania non abbia fatto quello che sarebbe stato necessario per rendere più forte l’Unione Europea non c’è dubbio. Su questo sono d’accordo anche io. Ma non perché abbia messo gabbie agli altri bensì perché le ha messe su sé stessa, più forti di quelle che erano necessarie. Berlino sta facendo una politica di bilancio pubblico troppo restrittiva nonostante abbia un debito basso. Se la facesse più espansiva aiuterebbe il resto dell’Europa. Detto questo ripeto però che è sbagliato affermare che la Germania metta gabbie sugli altri. Anche se fossimo fuori dall’euro, e questo vorrei dirlo nella maniera più chiara, dovremmo comunque ridurre il debito pubblico. Paesi come l’Argentina sono nei guai perché hanno un deficit pubblico troppo elevato, eppure non sono nell’euro”.

Mi sembra di capire che a suo avviso l’errore di fondo degli euroscettici sia quello di dare ad altri colpe che invece sono nostre.
"Non c’è dubbio che è nostra la colpa di avere ancora conti pubblici in disordine. Soprattutto perché non abbiamo utilizzato i periodi relativamente buoni, come quello tra il 2000 e il 2006, per ridurre il debito pubblico in modo consistente. E perché anche ora, con tassi di interesse bassi e crescita economica, stiamo sprecando un’altra occasione per ridurre il rapporto debito/pil con il rischio di dover ripetere quanto fatto nel 2012 quando lo spread ha superato i 500 punti base: tagliare la spesa e aumentare le tasse per farlo ridiscendere”.

Perché lo spread alto è un problema per l’economia?
"Perché determina il tasso di interesse che lo Stato deve pagare sul mercato per finanziarsi. Ma uno spread alto a catena è un problema anche per le banche, le imprese e le famiglie. Il costo del denaro cresce per tutti. Se va fuori controllo non vanno in crisi solo i conti pubblici ma anche le banche che hanno acquistato molti titoli di Stato e questo a sua volta si ripercuote su imprese e famiglie che hanno difficoltà a prendere soldi in prestito. L’economia si blocca come è successo nel 2011, ben prima che arrivasse l’austerità di Monti”.

Se l’Italia dovesse davvero uscire dell’euro cosa accadrebbe?
"Si può vivere benissimo anche fuori dall’euro però bisogna essere consapevoli che il periodo di transizione non sarebbe per niente facile. I costi sarebbero alti e per dare credibilità alla nuova moneta ci sarebbero ugualmente vincoli di bilancio da rispettare. Non potremmo fare tutto quello che vogliamo, come per esempio stampare moneta senza limiti”.