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Il caro energia e inflazione fanno schizzare i prezzi del cibo alle stelle

Nei mesi scorsi il governo ha tamponato i danni per le famiglie, in particolare le più povere, ma al prezzo di un torrente di spesa, che sarà difficile, se non proibitivo, continuare a sostenere nei prossimi mesi

Maurizio Riccidi Maurizio Ricci   
Carrello Spesa
Carrello spesa (Foto Ansa)

E' stata una estate rovente, non solo per le temperature, ma per i prezzi. La tempesta dell'inflazione è, infatti, diventata un vortice devastante nel corso di questa estate, costringendo il governo ad una rincorsa affannosa, che ha tamponato i danni per le famiglie, in particolare le più povere, ma al prezzo di un torrente di spesa, che sarà difficile, se non proibitivo, continuare a sostenere nei prossimi mesi, soprattutto se i prezzi continuano ad accelerare.

Secondo l'analisi dell'Ufficio parlamentare del bilancio, infatti, l'inflazione, con un indice dei prezzi al consumo che ha sfiorato il 10 per cento nei 16 mesi fra il giugno 2021 e settembre 2022 (quelli dell'inflazione montante), corrispondeva ad un aumento della spesa delle famiglie pari al 4,6 per cento per i primi 12 mesi, che però sarebbe scattato al 6,9 per cento, quasi la metà in più, aggiungendo la corsa dei prezzi dei soli ultimi 4 mesi, quelli di questa estate. Il vortice, come sappiamo, è spinto anzitutto dai prezzi dell'energia - gas e elettricità - cresciuti, in questi 16 mesi, di oltre il 36 per cento, e di quelli alimentari, vicini al 12 per cento.

Il peso preponderante di questi due fattori (cibo ed energia) nel meccanismo dell'inflazione spiega perchè l'aumento generale dei prezzi venga definito una "imposta regressiva", che cioè colpisce relativamente in maggior misura i più poveri: cibo, luce, gas sono consumi difficilmente comprimibili e che rappresentano quote maggiori, rispetto al reddito, nei bilanci delle famiglie povere rispetto a quelle ricche. E, infatti, in questi drammatici 16 mesi, per il 10 per cento di famiglie più povere l'inflazione significava la prospettiva di dover aumentare le proprie spese del 10 per cento, mentre, all'altro lato della scala sociale, per il 10 per cento di famiglie più ricche, pur con consumi largamente superiori, l'inflazione comportava un aumento del 5 per cento della spesa mensile. E' in questa faglia di scollamento sociale che è intervenuto il governo, con una sorta di gigantesco piano Marshall, che ha consentito di attutire il peso delle bollette, ma ha anche redistribuito su una piattaforma più egualitaria l'impatto della crisi.

La massa di interventi su benzina e gasolio, Iva sul gas, oneri accessori delle bollette ha, infatti, quasi dimezzato - dal 6,9 al 3,7 per cento della spesa complessiva familiare - l'onere effettivo della crisi sul bilancio di una famiglia media. Favorendo, fra sgravi e bonus, le famiglie più povere, il cui aggravio di spesa effettivamente subito si riduce da quel teorico 10 per cento ad un reale 1,3 per cento. Mentre la metà più ricca del paese ne ha ugualmente beneficiato, ma in misura, relativamente, inferiore: al netto degli sgravi, la spesa del 50 per cento di italiani più abbienti è cresciuta del 4 per cento. Impedire al paese di franare, da una parte nella miseria, dall'altra nello scontro sociale sta avendo, infatti, un costo altissimo.

Sempre secondo l'Ufficio parlamentare del bilancio, in questi mesi il governo ha profuso, fra sconti, sgravi e bonus, quasi 63 miliardi di euro. Di questi, 16 miliardi sono stati riservati alle sole famiglie, altri 22 sono andati sia a famiglie che a imprese, mentre le aziende hanno assorbito gli ultimi 24. Mantenere questa rete di sicurezza è la sfida più difficile del nuovo governo. Politicamente, la proroga degli interventi del governo Draghi è inevitabile, economicamente è quasi insostenibile. I 63 miliardi di euro profusi fino ad ora equivalgono, infatti, tanto per avere un valore di riferimento, alla spesa annuale di interessi per quel macigno che sono i quasi 3 mila miliardi di debito pubblico. Se qualcuno voleva capire il motivo della testarda insistenza di Draghi su un tetto europeo per il prezzo del gas, questa è la risposta. La linea di galleggiamento passa di lì.

Maurizio Riccidi Maurizio Ricci   
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