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Ritorna l'allarme inflazione: affinché faccia male basta crederci

“I prezzi si muovono, ma non è inflazione” garantisce Peter Lane, l'economista capo della Bce. Tuttavia, non ci si può liberare del problema con una scrollata di spalle. Lo spettro dell'inflazione può far male anche se non si manifesta

Maurizio Riccidi Maurizio Ricci   
Rischio inflazione (Foto Ansa)
Rischio inflazione (Foto Ansa)

Allarme inflazione? Da trent'anni, la parola è praticamente uscita dal vocabolario della politica e dell'economia. Negli ultimi dieci anni, anzi, abbiamo parlato soprattutto del suo contrario: la deflazione, quella inarrestabile discesa dei prezzi che iberna l'economia e produce danni assai più difficilmente riparabili del surriscaldamento legato all'inflazione. Tutto l'armamentario messo in campo dalle banche centraliMario Draghi e Christine Lagarde in testa – con la politica della moneta facile aveva esattamente lo scopo di rianimare i prezzi, portandoli a crescere vicino all'ormai mitico 2 per cento. Ora, è come se il rianimarsi dell'economia ai primi segnali di superamento della pandemia avesse preso la mano a tutti.

La salita dei prezzi 

Ad aprile, i prezzi sono saliti negli Usa più del 4 per cento, in Germania viaggiano al 3 per cento, nell'eurozona il 2021 si chiuderà non lontano da quel 2 per cento, ovvero all'1,7 per cento. E finanche nella letargica Italia quest'anno dovremmo arrivare ad un 1,3 per cento, come non si vedeva da tempo. Siamo di fronte ad uno epocale ribaltone? Il Covid è un evento sismico che riazzera le grandi tendenze storiche e ripropone uno scenario anni '80, con la rincorsa dei prezzi a perdifiato?

I dati non giustificano le paure

L'ipotesi agita le borse, ma fatica a farsi strada fra gli esperti dei centri studi e delle sale comando delle banche centrali. I dati non giustificano le paure. Prendiamo il petrolio: un anno fa galleggiava sui 20 dollari a barile, oggi costa più di tre volte tanto, oltre i 68 dollari. L'impatto sugli indici dei prezzi è stato immediato, ma è stato anche, ormai, assorbito: è sommamente improbabile che il prezzo del petrolio triplichi un'altra volta. Come il petrolio, anche le altre materie prime, dal rame al ferro, hanno avuto un balzo, non appena la domanda delle industrie è ripartita. Contemporaneamente, la lunga stasi della pandemia ha compromesso le catene di fornitura internazionali, ha creato imbuti e imbottigliamenti, come l'improvvisa carenza di chip, che ha tagliato le gambe alle fabbriche dell'auto.

Non è destinato a durare 

Niente di tutto questo, assicurano gli esperti, è destinato a durare. “I prezzi si muovono, ma non è inflazione” garantisce Peter Lane, l'economista capo della Bce. Un rimbalzo dei prezzi era largamente atteso, quando, con l'attenuarsi della pandemia, il boom della domanda si fosse scontrato con le strozzature dell'offerta. Man mano che la situazione si normalizza, anche le tensioni sui prezzi dovrebbero calare. Del resto, gli indici dei prezzi sono costruiti per due terzi sui prezzi dei servizi (che sono la parte preponderante dell'economia) e a muoversi, oggi, sono i prezzi dell'industria. Nei servizi le acque sono calme, perché qui a spingere i prezzi non sono le materie prime, ma il costo del lavoro e i salari stanno facendo scena muta.

Rischio inflazione (Foto Ansa)

Le borse

A ben vedere, le stesse borse non credono troppo all'inflazione: confrontando i prezzi dei titoli sulle diverse scadenze, si ricava che, nell'eurozona, gli operatori assegnano solo il 16 per cento di probabilità alla possibilità che, nei prossimi cinque anni, l'inflazione superi il 2 per cento. L'indicazione non è molto diversa al di là dell'Atlantico. Chi lavora con i modelli econometrici, stima che, nell'eurozona, già l'anno prossimo l'inflazione ricada all'1,3 per cento. Per l'Italia è previsto un modesto 1,1 per cento. Il famoso 2 per cento, che dovrebbe essere l'obiettivo della Bce, continua ad apparire fuori portata.

Non basta una scrollata di spalle 

Tuttavia, non ci si può liberare del problema con una scrollata di spalle. Lo spettro dell'inflazione può far male anche se non si manifesta. Perché in economia le aspettative contano e, soprattutto, contano nell'inflazione. Se si diffonde la convinzione che i prezzi saliranno, i prezzi alla fine saliranno davvero. E anche prima che salgano effettivamente, possono mettere in moto processi letali per una economia debole come quella italiana.

Le trappole

La prima trappola è sui mercati. La politica superespansiva di Joe Biden potrebbe creare tensioni sui prezzi e sui tassi di interesse, che tracimerebbero di qua dell'Atlantico, spingendo gli operatori a reclamare rendimenti più alti sui titoli di Stato. Per l'Italia, con un debito pubblico oltre il 160 per cento del Pil e una fiumana di interessi da pagare, è una spirale pericolosissima. Tanto più se la Bce non intervenisse massicciamente per evitare una nuova esplosione degli spread. Ed è qui che scatta la seconda trappola. Nei paesi del Nord si parla già apertamente della necessità di tornare ad una situazione “normale”, sia per quando riguarda la politica monetaria e gli acquisti di titoli, sia per quanto riguarda deficit e debito pubblico. I segnali di ripresa, ancor più se associati a sentori di inflazione, potrebbe rendere più pressante l'offensiva dei falchi per chiudere la parentesi pandemia.

Sarebbe un errore

Sarebbe un gravissimo errore, sostengono personaggi come Peter Lane o un altro componente del board, Isabel Schnabel. Togliere troppo presto i sostegni pubblici che gravano sul deficit, ma tengono in vita le aziende vuol dire strozzare la ripresa, sostengono le colombe. Tanto più vero per l'Italia che al treno della ripresa – dicono le previsioni – si aggancerà per ultima, tornando al livello del 2019 solo alla fine dell'anno prossimo.

Insomma, nervi saldi e nessuna rincorsa dei fantasmi. Chi pensava che il placarsi della pandemia fosse il momento per rilassarsi aveva fatto male i conti.

Maurizio Riccidi Maurizio Ricci   
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