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I principi di biofilia nella progettazione di edifici

di Adnkronos   
I principi di biofilia nella progettazione di edifici

(Adnkronos) - L’uomo nutre un istinto primordiale di attrazione inconscia verso la natura la cui origine è lontana. Tale istinto noto con il nome di biofilia è stato fondamentale nell’evoluzione della specie umana che nel tempo ha sempre trovato nelle risorse naturali le fonti per sopravvivere, dalla caccia all’agricoltura. Con l’avvento dei tempi moderni il rapporto ancestrale tra uomo e natura è diventato sempre più distante specie a causa del sorgere di complessi abitativi densamente popolati. Il senso di protezione, conforto e rigenerazione dovuti al contatto diretto con gli elementi naturali si è dunque affievolito, ma non per questo si è spento del tutto. Nonostante, infatti, oggi viviamo per la gran parte delle nostre vite in ambienti artificiali, nel nostro dna resta iscritta l’attrazione verso tutto ciò che è naturale. Anzi, negli ultimi decenni l’architettura e l’interior design fanno sempre più ricorso ai principi della biofilia per cercare di ricreare edifici e ambienti domestici in grado, almeno in parte, di ristabilire il rapporto ancestrale con la natura.

A livello storico, il termine biofilia fu definito dal filosofo Erich Fromm nel 1964 per descrivere la propensione degli esseri umani ad essere attratti da ciò che è vivo e vitale. Ma nel corso della storia vi sono diversi filosofi che ben prima di Fromm hanno sostenuto la teoria della biofilia pur non definendola nello specifico. Uno su tutti Seneca, che definì la natura quale luogo adatto per soddisfare i bisogni della specie umana e in grado di fornire ad essa tutto ciò che occorre per la sopravvivenza. Una sorta di eredità psicologica dell’innata attrazione umana verso la natura si traduce oggi nell’architettura biofilica ovvero una filosofia progettuale che tiene conto della tendenza spontanea degli esseri umani a sentirsi a proprio agio nella natura e che, in sintesi, si traduce in edifici e spazi progettati per farci sentire protetti e a contatto con gli elementi naturali o con riferimenti diretti ad essi. Non solo quindi progettare con elementi naturali diretti ma anche con materiali, forme, colori, elementi e proporzioni che rievocano più o meno direttamente la natura. L’obiettivo della progettazione ispirata ai principi della biofilia è ricreare edifici e ambienti dove poter vivere esperienze emozionali istintive e primordiali in grado di coinvolgere tutti i cinque sensi. Mentre oggi è evidente che si tende a privilegiare principalmente la vista. In tal senso, non è sufficiente inserire degli elementi naturali come piante o acqua negli spazi abitativi o anche immagini o suoni artificiali che le ricordino. Al contrario, gli spazi vanno progettati in ottica di equilibrio ed armonia tra spazio, forma e materiali. In ottica di biofilia, sono diverse le scelte architettoniche che permettono di progettare in una sorta di fusione tra elemento artificiale ed ambiente circostante.

Quali sono gli elementi fondamentali di progettazione biofilica? Stephen R. Kellert, nel suo celebre trattato The Practice of Biophilic Design, ne individua alcuni. Il primo riguarda la presenza attorno all’edificio di elementi naturali o di soluzioni che li ricreano, come un giardino d’inverno. Il secondo elemento è l’utilizzo di forme e proporzioni prese dalla natura che in realtà possono risultare irregolari in quanto mai del tutto ortogonali. Tali spazi vanno quindi illuminati secondo le regole della luce naturale che aiuta a rispettare i cicli circadiani. Altro elemento fondamentale è la climatizzazione che dovrebbe seguire le regole della bioclimatica per poter garantire salubrità e benessere in qualunque stagione. Infine, la progettazione biofilica implica una particolare cura e rispetto dell’ambiente circostante, il che significa che l’edificio deve inserirsi con armonia nel paesaggio ed essere costruito quanto più possibile con materiali provenienti dal territorio circostante.

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