[Il punto] Trump scatena una nuova guerra dei dazi contro la Cina. Ecco quale è il vero obiettivo del presidente Usa

Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato la nuova offensiva su Twitter

[Il punto] Trump scatena una nuova guerra dei dazi contro la Cina. Ecco quale è il vero obiettivo del presidente Usa
Il leader cinese Xi Jinping assieme a Donald Trump

Due tweet inattesi di Donald Trump riaccendono la guerra dei dazi e mandano al tappeto tutte le principali borse del mondo. Il presidente degli Stati Uniti sul noto social network ha annunciato che i dazi su 200 miliardi di dollari di prodotti cinesi aumenteranno dal 10% al 25%. E che altri 350 miliardi di dollari di beni made in China saranno presto tassati. 

L’annuncio precede l’arrivo a Washington del vice premier cinese Liu He che, secondo le indiscrezioni, avrebbe dovuto chiudere l’accordo commerciale con gli Stati Uniti entro venerdì prossimo. Il condizionale ora è d’obbligo. Secondo gli analisti i nuovi dazi sono una mossa per mettere pressione alla Cina ma arrivati a questo punto nulla si può escludere, come dimostra il nervosismo dei mercati finanziari.

I risultati economici del presidente Usa

Trump annunciando i dazi ha rivendicato che quelli già introdotti sono alla base dei risultati economici positivi dell’economia americana. Ed in effetti i dati sulla crescita del Pil sembrano dargli ragione. Sotto la sua presidenza l’America cresce stabilmente di oltre il 2% a trimestre.


source: tradingeconomics.com

Tassi di crescita trimestrali dell'economia americana dal 2005 ad oggi 

Scontro di civiltà tra Stati Uniti e Cina 

Tuttavia secondo alcuni analisti dietro il nuovo attacco non ci sono solamente ragioni economiche. E una conferma è arrivata dalla stessa amministrazione americana  che senza tanti giri di parole ha parlato di “scontro di civiltà”. A farlo è stata Kiron Skinner, la direttrice della Pianificazione politica presso il Dipartimento di Stato, durante un forum sulla Difesa tenutosi a fine aprile a Washington.

Skinner ha definito la Cina come la prima potenza “non caucasica” a rivaleggiare con gli States dal momento che l’Unione Sovietica poggiava le basi sul marxismo, ideologia nata in Germania e pertanto appartenente alla “famiglia occidentale”. L’esponente dell’amministrazione americana ha fatto capire che il contenimento di Pechino è una priorità.

Le dichiarazioni della Skinner potrebbero dunque essere il punto di partenza di una campagna propagandistica contro “il pericolo giallo” che va ben oltre la campagna commerciale a colpi di dazi. Non è un dunque un caso che Trump già da tempo abbia fatto inserire la Cina in cima alle priorità della National Defense Strategy e della National Security Strategy.

La competizione tecnologica

La battaglia commerciale è solo la punta dell’icerberg di una competizione che abbraccia anche la tecnologia e l’egemonia politica sul resto del mondo. Secondo un recente rapporto di Boston Consulting Group sul fronte delle cosiddette deep technologies, quelle più importanti negli anni a venire, tra cui figurano intelligenza artificiale, robotica, biotecnologie, materiali avanzati, blockchain e quantum computing, ben l’80% degli investimenti è fatto dalle due superpotenze.

Democrazia liberale contro comunismo capitalista

Scontro di civiltà il cui esito avrà conseguenze importanti per tutti gli abitanti del pianeta. Da un lato il modello della democrazia liberale, con tutti i suoi pregi (libertà) e difetti (disuguaglianze crescenti). Dall’altro il comunismo capitalista che non brilla certo sul fronte del rispetto dei diritti umani e che esalta modelli lavorativi come il 996 ovvero 12 di lavoro per 6 giorni alla settimana.

Come andrà a finire? E’ troppo presto per dirlo. L’unica cosa certa è che fino a quando Donald Trump resterà l’inquilino della Casa Bianca i rapporti tra Washington e Pechino resteranno turbolenti. Con gravi conseguenze per l’economia del resto del mondo, compresa l’Italia.