Gas, 48 ore per fermare nuovi rincari disastrosi: il piano d'emergenza del governo

Il ministro Cingolani di fronte alla prospettiva di prezzi ancora più alle stelle e dopo lo stop di forniture da parte di Gazprom: "Non è questione di ideologia"

Il ministro della Transizione ecologica, Cingolani, e la possibile futura premier, Giorgia Meloni (Shutterstock)
Il ministro della Transizione ecologica, Cingolani, e la possibile futura premier, Giorgia Meloni (Shutterstock)
TiscaliNews

L'Italia accelera ancora sul gas e conferma la sua volontà di spingere il più possibile l'Europa verso una soluzione comune per ridurre le impennate dei prezzi della materia prima. Nel giro di 48 ore sarà pronta la proposta del governo (l'attuale, ma in stretto contatto e sintonia con la guida del prossimo) da presentare in vista del vertice dei capi di Stato di giovedì e venerdì a Praga.

Verso le linee guida comuni

Raccogliendo i contributi di tutti i Paesi membri, l'obiettivo è di arrivare "ad una decina" di linee guida comuni che poi la Commissione utilizzerà nella nuova legislazione sul prezzo da attuare il più velocemente possibile per disinnescare la spirale infernale degli aumenti delle bollette che stanno stremando famiglie e imprese ormai ovunque, fiaccando l'economia in tutta Europa. La vera emergenza infatti ora sono i prezzi dell'energia e non le quantità a disposizione, nonostante le circostanze - più o meno chiare - stiano portando ad una penuria del gas russo nel vecchio continente.
Dopo il vertice europeo di venerdì scorso, inevitabilmente dominato dalla decisione della Germania di agire con una sostanziale autonomia, il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha assicurato il pieno impegno per i prossimi appuntamenti. Mettere d'accordo tutti i 27 non è un'impresa semplice, è anzi praticamente impossibile dall'oggi al domani.

"Serve un indice europeo più veritiero"

Non per questo bisogna però abbandonare il progetto, ci vuole tempo e bisogna proseguire passo passo, facendo tesoro dei progressi raggiunti, ha spiegato Cingolani, illustrando l'ipotesi "più ragionevole" su cui l'Italia sta lavorando.
Innanzitutto sganciarsi dal mercato di Amsterdam, dall'indice Ttf salito agli onori delle cronache per le quotazioni stellari raggiunte in agosto, di piccole dimensioni e per questo estremamente volatile e speculativo, poco rappresentativo e privo di connessione con la realtà e con le regole basilari dei meccanismi di domanda e offerta. Il prezzo del gas dovrebbe essere indicizzato "aggacciandolo a Borse un po' più stabili", come sono quelle del Brent per il petrolio ad esempio o dell'Henry hub per il gas naturale, se non addirittura, come ha citato il ministro, anche quelle ben più grandi cinesi o australiane. Bisogna avere il coraggio di cambiare, di superare decisioni prese in passato: "è il momento di un indice europeo che sia più veritiero", ha sottolineato Cingolani. Anche perché, guardando per esempio all'indice di riferimento italiano, il PSV, in pratica la Borsa di scambio in cui si incontrano domanda e offerta del nostro Paese, "il prezzo è più basso". Usando il PSV, il gas "lo pagheremmo di meno". Non a caso è proprio a quell'indice che l'Arera ha deciso di legare a partire da novembre il prossimo aggiornamento delle tariffe del metano, in modo da evitare almeno in questo caso i salassi altrimenti determinati dal Ttf.

Il "giallo" di Gazprom

Nel secondo giorno di assenza di forniture da parte di Gazprom all'Italia lungo il gasdotto Tag, causate da un problema apparentemente tecnico legato ai rapporti tra il gruppo russo e il gestore del dispacciamento austriaco, il ministro ha quindi rassicurato pienamente sulle disponibilità. "Bisogna distinguere i timori economici-inflattivi dai timori sulle quantità. In Italia in questo momento stiamo esportando", ha garantito Cingolani con i numeri alla mano: "oggi ci sono oltre 40 milioni di metri cubi di gas per gli stoccaggi e tra i 18 e i 20 milioni esportati". Il governo sta dunque andando avanti con un impegno assoluto, ma informando e avvisando "chi viene dopo", in un atteggiamento comune "con poca ideologia".