Lega e Fi vogliono la flat tax: cosa è e perché c'è il rischio che lo Stato si trovi con le casse vuote

Per il Centrodestra (ma non Meloni) la tassa piatta sarà il fulcro di una riforma fiscale. Come funziona e quali sono le proposte. No di Pd e M5S: tassa sperequativa che viola la Costituzione

(Foto Ansa)
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La "flat tax" di cui si parla tanto e che il Centrodestra mette al centro delle sue riforme fiscali in caso di vittoria, nel regime dellatassazione italiana esiste già. Ne usufruiscono le partite Iva che sono soggette al 15% di tassazione indipendentemente dal reddito purché non sia superiore ai 65mila. Qualcosa del genere è in vigore anche per la cedolare secca degli affitti, per i quali si versa il 21% qualsiasi canone si incassi. In sostanza il Cd vorrebbe estendere la "tassa piatta" anche ai lavoratori dipendenti eliminando la progressività dell'imposizione fiscale. Che però, non casualmente, è stabilita dalla Costituzione all'articolo 5. Lo strumento è necessario per rendere perequativo il sistema fiscale e trova attuazione per esempio nell'Irpef, dotata di aliquote e scaglioni.

La tassazione sul reddito delle persone fisiche attualmente in vigore stabilisce che, nei fatti, chi guadagna 15 mila euro all’anno versi allo stato il 12% del proprio reddito. Chi invece ne guadagna 150 mila deve dare all’erario il 38%. Redistibuzione delle ricchezze, insomma: chi guadagna poco e magari fa fatica ad arrivare a fine mese paga poche tasse, mentre chi ha redditi alti e altissimi contribuisce di più alle casse e relative spese pubbliche. 

La flat tax cavallo di battaglia della Lega e di Forza Italia

La progressività non piace a Lega e Fi che vorrebbero superarla mettendo al centro del loro programma una riforma fiscale, che già in passato tentarono di realizzare. In particolare, mentre è in fase di definizione l'accordo di coalizione, la Lega dice che vorrebbe estendere la flat tax al 15% anche ai dipendenti fino ai 65mila euro, come per le partite Iva. "Ci possiamo riuscire in 5 anni", dicono Salvini e soci.

Silvio Berlusconi osa meno e parla di una flat tax al 23% per cento per tutti, famiglie e imprese. Parlando a Radio 24 l'ex premier, che ha annunciato di volersi candidare al Senato, ha spiegato: "La flat tax ha fatto aumentare anche del 30% le entrate per lo Stato: non vogliamo creare ulteriore deficit. Con la crescita che produrremo avremo l'abbassamento delle tasse anche sotto il 20%. La flat tax sarà nel programma dei cento giorni, è il punto più importante del programma", ha spiegato.

Meloni frena: no a promesse irrealizzabili

Giorgia Meloni, azionista di maggioranza della coalizione - almeno stando ai sondaggi - ha esortato gli alleati a rifuggire le promesse irrealizzabili e ha parlato di flat tax solo per i redditi incrementali, ovvero quelli in surplus sull'imponibile dell'anno precedente. Insomma la proposta di Fi e Lega per Meloni non è percorribile. Si attende la linea comune, ovvero una misura che sia capace di far quadrare i conti pubblici. Contrari invece il Pd ma anche i 5Stelle che individuano nella flat tax uno strumento di propagazione di ingiustizia fiscale. 

Flat tax pro e contro

Il pro della "flat tax" è la semplificazione del sistema che avrebbe comunque bisogno di correttivi perché, per esempio, chi oggi ha un reddito basso, al di sotto della soglia dell'esenzione, è possibile che si ritrovi a pagare imposte che oggi non paga. Mentre chi ha redditi alti, in termini assoluti pagherebbe di più ma non in maniera proprozionale, come appunto chiede la Costituzione. Quindi l'effetto generale sarebbe il calo generalizzato del  gettito. Per garantire la copertura, come primo effetto andrebbero a sparire molti bonus, attualmente in vigore, che attenuano l'imposizione e il carovita. 

La convinzione di fondo di chi la sostiene è che la tassa piatta indurrebbe i titolari di grandi redditi, patrimoni e rendite, attualmente restii ad aprire le borse, a pagare ciò che adesso non versano all'Erario (100 miliardi l'anno di evasione è la stima). Molto dipenderebbe da come l'aliquota unica verrebbe congegnata. Nel mondo e in Europa si punta un po' ovunque sulla tassa progressiva, eccezion fatta per qualche Paese dell'Est dell'Ue.