“Servono 6mila saldatori e carpentieri e non li troviamo anche se lo stipendio non è male”. Il paradosso italiano

L’ad di Fincantieri, gigante della cantieristica: “Abbiamo lavoro per i prossimi 10 anni, ma sembra che i giovani abbiano perso la voglia di lavorare”. Ma forse è solo colpa di un mercato del lavoro dove la domanda non incontra l’offerta

In Italia mancano saldatori (Ansa)
In Italia mancano saldatori (Ansa)
di I. Dessì   -   Facebook: I. D.

La notizia di Fincantieri che cerca 6mila saldatori e carpentieri e non sa come trovarli ripropone ancora una volta la necessità di ripensare il nostro mercato del lavoro e garantire una relazione costante tra scuola, formazione e imprese. Esiste infatti qualcosa di non proprio lineare all'interno del meccanismo, se è vero che tanti giovani italiani sono disoccupati ma ci sono allo stesso tempo settori dove si fatica a trovare le figure professionali necessarie.

L’ultimo grido d’allarme proviene dall’amministratore delegato di Fincantieri.  "Nei prossimi 2-3 anni avremo bisogno di 5-6 mila lavoratori, ma non so dove andare a trovarli. Abbiamo lavoro per 10 anni, cresciamo ad un ritmo del 10% l'anno, ma sembra che i giovani abbiano perso la voglia di lavorare", afferma Giuseppe Bono, partecipando a una tavola rotonda durante la Conferenza organizzativa della Cisl. L’argomento della discussione era proprio il “lavoro che cambia” e le parole dell’ad dell’importante azienda pubblica italiana della cantieristica navale, che ha invitato anche "i genitori ad invogliare i figli” verso certe scelte,  colpiscono l’auditorio, l’opinione pubblica ma anche i politici e gli esponenti del governo.

I dati Excelsior 

Del resto la sua denuncia sembra rispecchiare quanto evidenziano i dati. “Se guardiamo agli ultimi forniti dal sistema informativo Excelsior di UnionCamere-Anpal – si legge sul Sole 24 Ore -  le imprese per il mese di luglio hanno previsto circa 60mila assunzioni di operai specializzati, con una difficoltà di reperimento in oltre un caso su tre (36%), più alto rispetto alla media generale del 26,6%. Le primule rosse? Gli operai specializzati in installazione e manutenzione di attrezzature elettriche ed elettroniche “vantano” una difficoltà di reperimento del 53,5%, seguiti dai saldatori al 49,8% e fabbri ferrai e costruttori di utensili (49,6%)”. Un vero “paradosso” per un Paese che da decenni soffre del male della disoccupazione.

L'ad di Fincantieri Giuseppe Bono (Ansa)

La disponibilità del ministero

Il governo interviene sull'argomento. "Siamo pronti con l'Agenzia nazionale delle politiche attive (Anpal)  a dare supporto a Fincantieri nel formare le maestranze di cui ha bisogno. Le nuove politiche per il lavoro che stiamo costruendo andranno proprio nella direzione di colmare il gap tra domanda e offerta", fa sapere immediatamente il ministro del Lavoro Luigi Di Maio.

Non c'è dubbio che la direzione da intraprendere sia quella. Proprio la storica discrasia del nostro mercato del lavoro che spesso risulta carente soprattutto nel far incontrare la domanda con l’offerta va colmata. E il punto, come sostiene il segretario generale aggiunto della Cisl Luigi Sbarra, è che da noi "mancano investimenti sulla formazione e sull'alternanza scuola-lavoro".

Il lavoro è sempre "dignità"

Certo, in questo caso non si tratta di lavoro innovativo, di alta tecnologia, di occupazione di un certo livello, si tratta di lavori “pesanti” – come nota lo stesso Giuseppe Bono – ma in momenti di grande carenza occupazionale certe notizie lasciano l’amaro in bocca. E poi il lavoro è sempre “dignità”, aggiunge l’amministratore delegato del gigante della cantieristica.

Uno stipendio non male

Senza contare che lo stipendio di cui si parla non è male. In un  periodo in cui molti ragazzi sono costretti a sbarcare il lunario “facendo i rider per 500 o 600 euro – spiega il top manager -  da noi un lavoratore medio percepisce 1.600 euro al mese”.

Dunque consente di guardare con maggior fiducia al futuro fare il saldatore che fare il rider. Il problema, secondo l’amministratore delegato di Fincantieri, è che “abbiamo cambiato cultura”. Fincantieri ha “lavoro per 10 anni e cresce ad un ritmo del 10% ma sembra che i giovani abbiano perso la voglia di lavorare”. Forse non è proprio così, ma se davvero non si riescono a trovare operai specializzati quando l’esigenza c’è, evidentemente esiste un problema di fondo nel sistema che lega il momento scolastico, universitario e formativo con quello del lavoro.

Bisogna fare in modo, insomma, che tutte le occasioni e possibilità di occupazione siano utilizzate, e che ovviamente ci sia una efficace programmazione dello sviluppo attraverso opportuni investimenti. Quelli giusti. “Sento parlare tanto di lavoro , crescita, infrastrutture, porti, autostrade e aeroporti – dice Bono con una sana dose di polemica -  e penso che noi fra un pò di tempo avremo più università che laureati, più porti che navi, più aeroporti che passeggeri".