Fattura elettronica: ecco perché sale l’ansia di commercialisti, piccole aziende e partite Iva

Si lamentano gli ordini professionali e gli altri interessati. Molti considerano per ora la fatturazione elettronica solo un adempimento in più che complica invece di semplificare. Le ragioni delle preoccupazioni. La questione dell’imposta di bollo

Fatturazione elettronica, molti i problemi
Fatturazione elettronica, molti i problemi
TiscaliNews

Il primo gennaio del 2019 è entrato in vigore l’obbligo di fatturazione elettronica, ma la strada per il completo funzionamento sembra ancora in salita. A lanciare l’allarme molte delle associazioni di categoria ma anche piccole imprese e Partite Iva. L'Anc, l’Associazione nazionale commercialisti, parla di “rallentamenti, blocchi, assistenza inadeguata, se non inesistente, e percorso ad ostacoli".

La posizione dei commercialisti

In una lettera inviata al ministro dell’Economia Giovanni Tria i commercialisti denunciano gli “effetti negativi sull'attività di molte imprese, penalizzando, in particolare, quelle più piccole, senza però risparmiare le realtà più strutturate".

Riferendosi all’intervento durante il question time del ministro, il presidente dell’organizzazione Marco Cuchel afferma in una nota: “Ci è difficile comprendere come sia possibile minimizzare, o addirittura negare i diffusi problemi che imprese e professionisti economici continuano a riscontare nell'utilizzo sia del canale dell'Agenzia delle Entrate, sia delle diverse piattaforme private delle 'software house' presenti sul mercato".

Il responsabile del sindacato fa presente inoltre che continuamente vengono “segnalati all'Anc blocchi del sistema, inoltre, sempre oggi, una delle più importanti piattaforme logistiche di 'food' in Italia, che fornisce le principali reti di franchising anche a livello internazionale, ha reso noto che dal 3 gennaio scorso ha sospeso gli invii delle fatture al Sistema di Interscambio (SdI) a causa di problemi tecnici".

Le dolenti note arrivano anche per bocca di Vittorio Quadrio, presidente dell’ordine della Provincia di Sondrio che, sul Fatto Quotidiano, sottolinea come sia stato “chiesto all’Agenzia delle Entrate di potenziare l’infrastruttura telematica. Questo tuttavia non è stato, evidentemente, fatto,  dato che ci si blocca tutti sul sistema di interscambio. In ogni caso  - aggiunge - il banco di prova dell’intero sistema sarà il 15 febbraio, prima data della liquidazione Iva”.

Interviene anche il presidente dell’Ordine dei commercialisti di Pesaro-Urbino, spiegando al Resto del Carlino che “nelle nostre zone ci sono tante piccole realtà imprenditoriali gestite da persone che non hanno alcuna confidenza con la tecnologia e soprattutto con i problemi di connessione ad Internet. E’ bene ricordare che, specialmente fuori dai centri abitati, la banda larga costituisce un vero e proprio miraggio”.

Le Partite Iva

Si preoccupano in particolare le “Partite Iva” che hanno emesso le prime fatture “senza ricevere risposta alcuna dal cervellone dell’Agenzia delle Entrate. Questo silenzio ha fatto nascere in molti la paura di veder saltare, a causa di ritardi e mancate consegne, il flusso dei pagamenti mensili, con tutte le conseguenze sulla attività e sulla capacità di far fronte a impegni e scadenze.

Fatto sta che si moltiplicano i dubbi e le telefonate all’Agenzia per avere risposta. Questa fa sapere che non c’è “nessuna anomalia o rallentamento sul portale fatture e corrispettivi” ma – come chiariscono i giornali di questi giorni – ciò non basta a rassicurare quelli che hanno inviato telematicamente la documentazione ma dopo giorni non hanno ancora ricevuto la notifica di consegna.

E’ vero che da un punto di vista tecnico non si tratta di ritardi se non viene superato il termine di 5 giorni, ma è ovvio: in mancanza di riscontro la preoccupazione degli interessati cresce.

Inevitabilmente in questo primo periodo di vigenza della novità, professionisti, lavoratori autonomi e anche molte piccole aziende sono entrati in ansia.

L’Agenzia Entrate avrebbe spiegato (v. il Fatto) che “il processo è in realtà molto complesso e che se il fornitore e il cliente si avvalgono di intermediari per trasmettere e ricevere i file delle fatture, la catena del processo si allunga e, di conseguenza, anche i tempi”. In ogni caso ricorda a tutti che entro 5 giorni il Sistema di Interscambio deve fornire la notifica di consegna.

Inoltre non dovrebbero esserci pericoli di sovraccarico.  “Abbiamo sovradimensionato il Sistema di interscambio tarandolo per la gestione di miliardi di fatture proprio per evitare ingolfamenti ed errori”, fanno sapere.

La necessità di una migliore informazione

Altro problema deriva dall’informazione approssimativa su chi sia tenuto e chi no ad attrezzarsi per l’emissione delle eFatture. Servirebbe una informazione puntuale, chiara ed ufficiale su chi è tenuto a fare e cosa.

La ricezione delle fatture

In ogni caso va precisato che, “regime forfettario o no, - si legge ancora sul Fatto - la ricezione delle fatture dei propri fornitori (se non esenti dall’obbligo) deve avvenire in formato elettronico. Può essere utilizzata anche una casella  di posta certificata (la pec, obbligatoria per tutti coloro che hanno una partita Iva), ma se non si ha un software dedicato il file della fattura elettronica non può essere letto. Ecco che dunque anche chi non ha l’obbligo di emettere fattura elettronica nella maggior parte dei casi si è attrezzato per ricevere almeno quelle dei propri fornitori. Ma di questo all’Agenzia delle Entrate non sembrano avere percezione alcuna, così come dei problemi che il nuovo sistema sta creando a tutti i piccoli”.

I “piccoli”

Come viene precisato sempre sul giornale “una fattura che ha passato, per esempio, senza problemi i controlli del Sistema di interscambio viene considerata emessa alla data che è riportata in fattura: se poi la ritardata consegna da parte del sistema (il lasso dei famosi 5 giorni di calendario) comporta problemi sui pagamenti o sulla contabilizzazione dell’Iva, all’Agenzia delle Entrate importa poco o nulla”.

Fatturazione elettronica

Infatti la risposta che viene data è più o meno questa: “Il pagamento è un aspetto commerciale che può essere regolato tra le parti”. Ma va considerato che non tutte le parti in causa hanno lo stesso potere contrattuale. C’è differenza, per dirne una, tra privati e pubbliche amministrazioni. I primi non possono rifiutare fatture emesse elettronicamente per servizi non prestati  o per beni non acquistati e sono tenuti ad attivare un complicato meccanismo di contestazione della fatturazione. E tutto questo non viene  considerato un vero problema. La conseguenza è che da molti la fatturazione elettronica viene considerata solo un adempimento in più.

I privati, poi, a differenza delle pubbliche amministrazioni non possono rifiutare fatture emesse elettronicamente per servizi non prestati o per beni non acquistati e devono attivare un complesso meccanismo per contestare la fatturazione. Ma tutto questo, appunto, non è considerato un problema, con il risultato che da molti la fatturazione elettronica viene considerata solo un adempimento in più, destinato ad aumentare i costi e a complicare ulteriormente il rapporto con il fisco, anziché semplificarlo.

L’imposta di bollo

Un’ultima notazione a proposito del bollo virtuale necessario, talvolta, al posto della marca da bollo che si utilizza per le fatture cartacee.

Nel DPR 642/1972 si chiarisce che l’imposta di bollo è dovuta in tutti i casi in cui l’importo riportato in fattura risulti escluso, esente o fuori dal campo dell’Iva per un valore superiore ai 77,47 euro. Questa norma vale anche per la fatturazione elettronica. In questo caso l’assolvimento dell’imposta di bollo però deve essere per forza virtuale.

Il MEF del resto ha chiarito con un comunicato del 28-12-2018 che il pagamento dell’imposta di bollo è semplicissima. Il testo, nel ricordare che dal 1 gennaio (con l’entrata in vigore della fatturazione elettronica obbligatoria) cambieranno le modalità di pagamento delle relative imposte di bollo, recita: “Il decreto firmato dal ministro dell’Economia, per facilitare l’adempimento da parte del contribuente prevede che al termine di ogni trimestre sia l’Agenzia delle Entrate a rendere noto l’ammontare dovuto sulla base dei dati presenti nelle fatture elettroniche inviate attraverso il Sistema di Interscambio. Grazie a quei dati, l’Agenzia metterà a disposizione sul proprio sito un servizio che consenta agli interessati di pagare l’imposta di bollo con addebito su conto corrente bancario o postale. Oppure utilizzando il modello F24 predisposto dall’Agenzia stessa. Le disposizioni del decreto si applicheranno alle fatture elettroniche emesse a partire dal 1 gennaio 2019”.