[Il punto] Seimila esodati scrivono a Capo dello Stato, governo e Inps: “Vi siete dimenticati di noi”. Già spesi 3 miliardi su 12 per l’assegno straordinario

Il Comitato degli esodati scrive una lettera aperta alle istituzioni e all’Istituto di previdenza. Il Pd: “Su esodati e vittime dell’amianto l’esecutivo dovrà rispondere ai cittadini italiani”. Gli esodati: “La nona salvaguardia affinché abbiamo le medesime condizioni di accesso alla pensione già accordate agli altri esodati attraverso le precedenti salvaguardie”

Esodati
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di I. Dessì   -   Facebook: I. Dessì

Ci sono circa 6mila esodati che chiedono al governo di mettere in campo la nona salvaguardia a loro tutela. Una misura già adottata per altri lavoratori usciti dal lavoro perché prossimi al pensionamento e rimasti senza retribuzione e senza pensione dopo l’inasprimento delle norme introdotte dal governo Monti con la Legge Fornero. Allo stato attuale sarebbero tre i miliardi spesi dall’Inps per corrispondere l’assegno straordinario a tale categoria di persone. Un quarto circa di quanto previsto come spesa tra il 2013 e il 2023, ovvero 12 miliardi.

La situazione è stata fotografata dal Rendiconto reso noto dal Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps. Stando a quanto pubblicato sarebbero 146.441 le certificazioni accolte per le otto salvaguardie già attuate e 129.663 le prestazioni liquidate. Corrisponderebbe invece a 30.862 euro la tutela per ogni lavoratore.

La cifra

Quanto alla cifra dei 3 miliardi – spiegano gli autori del documento Inps – deriverebbe in primo luogo da 2,2 miliardi di euro per gli assegni pagati a partire dal 2013 e fino al 2017 per le salvaguardie tra la seconda e la ottava. La prima infatti, riconosciuta a 64.374 lavoratori (58.104 le prestazioni in pagamento) non rientra nel Rendiconto in quanto nel 2012 fu erogata direttamente dalle casse del Tesoro. Il resto dei 3 miliardi sarebbe invece quanto destinato ai contributi figurativi riconosciuti ai beneficiari fino al momento dell’effettivo pensionamento con i nuovi requisiti.

La rappresentanza degli esodati aveva fatto arrivare una richiesta per l’attuazione della nona salvaguardia al Ministero del Lavoro – come ricorda il Sole 24 Ore – ma in seguito, con le peripezie compiute nella realizzazione del pacchetto pensioni per definire la riforma con Quota 100, prorogando opzione donna, tenendo Ape social e anticipo con 41 anni di contribuzione, la misura è stata trascurata.

Elsa Fornero

Il Pd 

Così è stato il Pd a ricordare all’esecutivo la necessità di rimetterla in pista. "Su due temi delicatissimi come quello degli esodati e delle vittime dell'amianto – ha detto Debora Serracchiani, capogruppo Dem in Commissione lavoro a Montecitorio - M5s e Lega dovranno rispondere alle cittadine e ai cittadini italiani. La bocciatura che hanno dato in commissione Bilancio ai due emendamenti alla Manovra che rispondevano ad interessi ben precisi, quelli delle persone in serie difficoltà economiche perché rimasti ancora senza copertura pensionistica a causa della Riforma Fornero e di coloro che si sono ammalati di un mesotelioma di origine non professionale, lascia senza parole. La propaganda elettorale ha ceduto ancora una volta il passo al nulla legislativo. Come si può dire No alla nona salvaguardia, dopo le otto da noi già approvate nella scorsa legislatura? Con quale faccia si decide di non riaprire i termini per la presentazione delle domande per il riconoscimento delle prestazioni pensionistiche per quei lavoratori vittime dell'amianto che devono ricostruire la propria carriera lavorativa? Sono domande che restano senza risposta, ma che danno la misura di questa maggioranza", sostiene l’esponente del Partito Democratico.

La lettera aperta

Quella della nona salvaguardia è una determinazione indispensabile per il Comitato degli esodati che ha scritto una lettera aperta al Capo dello Stato Mattarella, al premier Giuseppe Conte, ai vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, al ministro dell'Economia Giovanni Tria, ed al presidente dell'Inps Tito Boeri.

“Gli esodati tuttora rimasti esclusi dalle precedenti salvaguardie chiedono al 'Governo del Cambiamento' di porre subito rimedio alla loro drammatica situazione attraverso una urgente nona definitiva Salvaguardia – scrive il Comitato - I 6.000 esodati esclusi non possono più attendere, a 7 anni da quella sciagurata riforma sono ancora abbandonati senza né reddito né pensione, alla fame da 7 anni", eppure, viene sottolineato, "nella Legge di Bilancio un provvedimento a favore della nostra istanza non è ancora incluso".

Gli interessati dunque "lanciano un appello al Governo affinché la salvaguardia sia inserita nel maxi-emendamento governativo in preparazione alla Legge di Bilancio, che garantisca loro le medesime condizioni di accesso alla pensione, senza alcuna differenza o discriminazione, già accordate agli altri esodati attraverso le precedenti salvaguardie".

Il ministro del Lavoro Di Maio aveva di recente fatto delle aperture sulla possibilità di concedere la ulteriore Salvaguardia agli ultimi 6mila lavoratori restati senza tutela nel dopo Fornero. A metà ottobre c’era stato un incontro tra l’attuale ministro del Lavoro e i rappresentanti degli esodati  alla presenza di alcuni parlamentari della Commissione lavoro.  Nel successivo comunicato si leggeva che “il ministro ha ascoltato le istanze degli esodati e ha dato mandato ai suoi tecnici di lavorare a una soluzione da portare in legge di Bilancio”. Una soluzione per mettere rimedio alla situazione degli interessati e non creare disparità di trattamento bisognerà effettivamente trovarla.