Super sconto dei debiti col Fisco a Maradona e Corona. Ecco come funzionerà la maxi sanatoria

Dalle multe alla Tasi, dall’Imu all’Irpef, dall’Iva all’Irap: lo strumento è a largo raggio. Sono 50 miliardi le vecchie cartelle che, alla fine del 2015, risultano non pagate. Cosa prevede il provvedimento

Fabrizio Corona e Diego Armando Maradona
Fabrizio Corona e Diego Armando Maradona
di I. Dessì   -   Facebook: I. Dessì

E’ in arrivo la sanatoria per chi ha debiti con il fisco. Quella che sembrava una prassi italiana dai contorni discutibili torna rumorosamente in auge. Dalle multe alla Tasi, dall’Imu all’Irpef, dall’Iva all’Irap: lo strumento è a largo raggio. Gli effetti taumaturgici dovrebbero essere preannunciati da un invito a redimersi ai cittadini in debito con l’Erario. Il contenuto potrebbe essere più o meno questo: “Il suo debito è di questa entità, le proponiamo una definizione agevolata che le costerà la seguente cifra”. Secondo le prime indiscrezioni che filtrano dall'Agenzia delle Entrate, i primi a beneficiarne potrebbero essere due nomi eccellenti che in questo momento hanno problemi, uno con Equitalia, l'altro con una vicenda giudiziaria di soldi in nero. "Il fisco italiano è in causa da anni con Maradona - rivelano al quotidiano La Repubblica fonti interne del Fisco - adesso il calciatore che deve almeno 40 milioni al fisco italiano, potrà chiudere le pendenze e si vedrà cancellate tutte le sanzioni e gli interessi. Sconto di almeno 35 milioni". Ma non è finita qui.

Le ricchezze nascoste di Fabrizio Corona

La voluntary disclosure diventa domestica e anche questo fa rabbrividire i dirigenti. Il provvedimento entrato in Consiglio dei ministri la scorsa settimana prevede che chi svela le sue ricchezze nascoste possa farle emergere alla luce del sole pagando "un contributo forfetario calcolato su imposte, interessi, sanzioni e contributi pari al 35 per cento degli accrediti ed al 15 per cento degli addebiti". Commento sconsolato degli addetti ai lavori: "Con questa norma Fabrizio Corona può sanare la sua situazione, regolarizzare i soldi nascosti nel controsoffitto, pagare 100mila euro"

Una marea di interessati

Una cosetta non senza importanza, visto che sono venti milioni i contribuenti (persone fisiche o imprese) che, per un verso o per l’altro, hanno pendenze nei confronti del fisco, del Comune, dell’Inps, della Camera di Commercio, della Regione, degli ordini professionali e così via. Un modo per far cassa e – secondo i più maliziosi – per ingraziarsi gli elettori in un momento topico come quello del vicino referendum. Ogni anno nel nostro Paese assommano a circa 109 miliardi le imposte che mancano all’appello, come dire che il 24 per cento dei tributi dovuti sfugge alle casse statali.

Ma in cosa consisterà la “rottamazione” dei debiti fiscali?

La vecchia imposta dovrà essere versata per intero, e allo stesso modo dovranno essere corrisposti gli “interessi di ritardato pagamento". Verranno invece cancellate le sanzioni che – attualmente – possono arrivare al 200 per cento, raddoppiando o triplicando la vecchia imposta e gli interessi di mora. In pratica lo sconto potrà andare da un terzo al 50 per cento. Sembra inoltre probabile la rateizzazione fino a 36 mesi.

Le coperture

Resta aperta la discussione sulle coperture per far fronte alla sanatoria. Secondo il governo queste ci sono. In particolare circa 2 miliardi dovrebbero arrivare dalla sanatoria sul rientro dei capitali dall’estero (cosiddetta voluntary disclosure) e 2 dalla rottamazione.

Le obiezioni di Bersani e D'Alema

La sinistra Pd tuttavia non vede di buon occhio la manovra. “Il problema non è se e come si rottama Equitalia. Il problema è se si rottamano equità e fedeltà fiscali”, sbotta Pier Luigi Bersani. Mentre Massimo D’Alema parla più chiaramente di “finanziaria elettorale”.

Il M5s: "Cifre gonfiate"

Attacchi anche dal M5S. "Il Paese dei Balocchi in cui il premier Lucignolo vorrebbe portarci dura lo spazio di una notte. Giusto il tempo di tenere in piedi una bugia che arrivi fino al voto del referendum - affermano i Cinquestelle - Un esempio concreto? Renzi nelle sue slide parla di gettito di 4 miliardi dalla rottamazione delle cartelle e dalla pur doverosa abolizione di Equitalia. A parte la cifra decisamente gonfiata rispetto a stime precedenti di esponenti stessi del governo, soprattutto vorremmo capire come si fa a contabilizzare quale gettito nuovo di zecca delle risorse che sono già iscritte da anni nei bilanci di competenza degli enti impositori, i quali non sono naturalmente riusciti finora a riscuoterle. È chiaro che questa è una delle tante coperture farlocche che il governo utilizza per promettere mari e monti in vista del voto di dicembre. Le giostre del Paese dei Balocchi sono appena partite, ma a Renzi e Padoan sono già spuntate le orecchie d'asino", concludono gli esponenti pentastellati della Camera.

Il premier Renzi e il ministro per l'Economia Padoan

(Il premier Renzi e il ministro dell'Economia e Finanze Padoan)

Cinquanta miliardi di cartelle non pagate

In ogni caso – tornando alle pendenze col fisco – ci sarebbero ben 50 miliardi di vecchie cartelle che, alla fine del 2015, risultano non pagate. Il debito fiscale e previdenziale, spesso inferiore ai 5mila euro, risulta spessissimo lievitato per effetto del meccanismo moltiplicatore di sanzioni e interessi. A questo variegato mondo di forzati del debito fiscale si rivolge la previsione normativa contenuta nel decreto di “rottamazione” di Equitalia, che dovrebbe consentire ai soggetti interessati (cittadini e aziende) di liberarsi degli importi contestati dal fisco.

La normativa definitiva non esiste ancora ma i più informati parlano di imposte e multe da pagare con una maggiorazione fissa, intorno al 3 per cento, quale costo di riscossione. Gli italiani in debito fiscale avrebbero un anno di tempo per ususfruire del meccanismo.

L'incasso previsto

L’incasso per lo Stato dovrebbe assommare a 4 miliardi, anche se la stima viene ritenuta prudente. L’operazione “cartella scontata” dovrebbe riguardare la quasi totalità dei crediti che Equitalia ha l’incarico di riscuotere. Non è prevista però l'Iva che è un'imposta comunitaria. Sì invece alle multe automobilistiche, ai bollettini Imu, ai contributi previdenziali, all’Irpef, al bollo auto.

I problemi 

Il tutto contestualmente al previsto passaggio di Equitalia all’Agenzia delle Entrate. L'operazione comporterà inevitabilmente alcuni problemi di carattere tecnico. Un problema si pone, per esempio, per i contribuenti che versano a rate ed hanno già pagato il 70-80 per cento della cartella con interessi e sanzioni: in che modo potranno regolarizzare tutto utilizzando la norma? E ancora, l'importo per le vecchie cartelle, potrà essere più basso del ravvedimento operoso?

In arrivo anche l’utilizzo degli sms o delle e-mail da parte del fisco per ricordare ai cittadini la scadenza della rata. Partirà da novembre e scatterà solo se il contribuente ha dato l’assenso.

Il tramonto di un'epoca

Siamo dunque di fronte al tramonto di un’epoca? I dieci anni di Equitalia – ad essere sinceri – sono stati molto tribolati e contestati. Le cifre di cui si parla sono enormi. Negli anni di operatività la società di riscossione ha tentato di incamerare ben 1.050 miliardi di euro. In cassa però se ne è trovati alla fine 81, girati in massima parte ai creditori. Basterebbe la considerazione della differenza tra queste due cifre per tirare le somme sul travagliato rapporto tra contribuente italiano e stato, nelle sue varie realtà. Ma anche per fare una riflessione sull’utilità di Equitalia rispetto a costi e conseguenze derivanti dalle sue modalità operative.