Discariche piene, nel giro di un altro anno il dramma spazzatura travolgerà tutto il Mezzogiorno

Ci sono 26 termovalorizzatori, 18 impianti di compostaggio, 13 di trattamento rifiuti, 8 per i rifiuti speciali bloccati da interminabili circuiti di autorizzazione ai quattro angoli del paese

Rifiuti
Rifiuti (Foto Ansa)

Prima di Pasqua le discariche in Sardegna saranno piene e la spazzatura rischia di traboccare nelle strade. E' la punta dell'iceberg di una crisi che, nel giro di un altro anno, travolgerà tutto il Mezzogiorno. L'allarme lanciato da un rapporto fatto circolare dallo Studio Ambrosetti segnala un dramma che sta lentamente montando sotto i nostri occhi.

La nomina di commissari straordinari

Il disegno di legge sulla concorrenza che il governo Draghi sta preparando prevede anche la nomina di commissari straordinari per far fronte alla paralisi che blocca molte Regioni e ancor più Comuni in materia di gestione dei 30 milioni di tonnellate di immondizie che gli italiani accumulano ogni anno. Ma potrebbe essere già troppo tardi. Ci sono 26 termovalorizzatori, 18 impianti di compostaggio, 13 di trattamento rifiuti, 8 per i rifiuti speciali bloccati da interminabili circuiti di autorizzazione ai quattro angoli del paese. Il risultato è una Italia schizofrenica: Milano ricicla i rifiuti meglio di Berlino e Amsterdam; la Sicilia, con solo il 40 per cento di riciclo e il 60 per cento della spazzatura confinato nelle discariche è fra le maglie nere d'Europa.

La situazione in Sardegna

La Sardegna illustra bene l'imbuto in cui si caccia la politica della spazzatura. La Regione non è fra le più virtuose nel riciclaggio dei rifiuti: Lombardia ed Emilia Romagna destinano all'indifferenziato solo il 5 per cento della spazzatura. La Sardegna, con il 18,6 per cento, però, è sotto la media nazionale. Regioni apparentemente efficienti, come Toscana, Umbria, Marche, stanno molto peggio. Il problema della Sardegna è che ha poche discariche, ma, contemporaneamente, non ha costruito l'alternativa degli impianti di riciclaggio. Gli esperti calcolano che in Italia bisognerebbe costruire al più presto almeno 38 impianti di compostaggio (quelli che lavorano e riutilizzano i rifiuti organici), per l'80 per cento nelle regioni del Sud.

Pochi investimenti

L'investimento è relativamente contenuto – 1,3 miliardi di euro – ma assicurerebbe un cospicuo ritorno economico, come dimostrano gli enti locali che – a Brescia e a Milano, per esempio – sfruttano la spazzatura per riscaldare le case o che riutilizzano sul mercato la lavorazione dei rifiuti organici o, ancora, li usano per produrre biometano.

Italia nel mirino Ue per le discariche

C'è anche l'Europa a spingere perché non affoghiamo nelle discariche. Entro il 2035, dovremmo arrivare ad una media nazionale di riciclo del 65 per cento, con l'indifferenziato in discarica limitato al 10 per cento. Rispetto al 20 per cento, che è l'attuale media nazionale, può sembrare un passo limitato, ma calcolarlo in tonnellate dà una dimensione più esatta del problema.

L’immondizia non riciclata

Passare dal 20 al 10 per cento di immondizia non riciclata significa, infatti, chiudere discariche per 4,5 milioni di tonnellate e impianti tritatutto (quelli che, sostanzialmente, servono solo a preparare la spazzatura per l'esportazione) per altri 4,9 milioni. Ci possiamo riuscire soltanto, calcola il report dello Studio Ambrosetti, mettendo in opera almeno altri 6 o 7 termovalorizzatori. Al di là di evitare le immagini ricorrenti di cassonetti strapieni - come, nei mesi scorsi, a Roma - il rovescio di una buona politica dell'immondizia si vede anche nelle tasche della gente.

La tassa sui rifiuti

Una gestione efficiente della spazzatura si tradurrebbe infatti, secondo lo studio, in un risparmio di oltre mezzo miliardo di euro sulle bollette che ogni anno raggiungono i contribuenti per la Ta.Ri, la tassa sui rifiuti. La controprova viene dal confronto con le tasse pagate oggi. In Friuli, mediamente, la tassa sui rifiuti pesa per 211 euro l'anno. In Emilia Romagna 267. Una famiglia di Palermo paga il doppio: 550 euro. E anche a Napoli (430 euro l'anno) e Roma (406 euro) la Ta.Ri pesa molto di più.

Le emissioni di CO2

Una spazzatura ben gestita costa meno, produce valore (calore, composti organici, combustibile) e inquina meno. Anche quest'ultimo è un valore economico non trascurabile, in un momento in cui, come tutta Europa siamo impegnati ad una costosa riduzione del 55 per cento, nel giro di dieci anni, delle emissioni di anidride carbonica. E un effetto collaterale di una gestione efficiente dell'immondizia è tagliare la CO2: 3,7 milioni di tonnellate in meno ogni anno. Un parametro di riferimento? Sono più o meno le tonnellate di anidride carbonica che producono, ogni anno, due megasettori dell'industria italiana, come metallurgia e siderurgia. Ilva compresa.