M5S e Lega ora corteggiano gli insegnanti con 7 milioni e con la stabilizzazione delle cattedre

Nel Decreto Semplificazioni spuntano due norme a favore degli insegnanti. La prima prevede che saranno pagati per la prima volta i presidenti di commissione d’esame anche alle elementari e alle medie. La seconda impone che nessun insegnante potrà essere spostato dall’istituto dove insegna prima di 5 anni

M5S e Lega ora corteggiano gli insegnanti con 7 milioni e con la stabilizzazione delle cattedre

Il Decreto Semplificazioni, a dispetto del nome, sta diventando piuttosto complicato. Avendo avuto la fortuna di essere il primo provvedimento discusso in Parlamento dall’inizio di questo 2019, Cinquestelle e Lega hanno infatti preso ad utilizzarlo come strumento per riparare ad alcuni errori commessi nella Legge di Bilancio licenziata il 30 dicembre (come sul raddoppio dell’Ires), per mettere una pezza ad alcune sviste (come il via libera alle trivelle) e anche per introdurre rapidamente alcune innovazioni. Dal giuramento e fino ad oggi di scuola si era occupato il solo ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, e si era parlato del tema soltanto recentemente per le novità che riguardano gli esami di maturità.

L’esecutivo sembra però avere un piano che passa proprio per il provvedimento in discussione al Senato in queste ore. Proprio col Decreto Semplificazioni, appena in tempo per riuscire a dare esecuzione alla legge entro fine anno scolastico, i gialloverdi hanno infatti stanziato 7,1 milioni di euro. Queste risorse serviranno per pagare i presidenti delle commissioni degli esami di Stato alle scuole elementari e medie, nelle scuole statali come nelle paritarie. Fino ad oggi e dal Dopoguerra i soli presidenti di commissione pagati per svolgere quel ruolo tra giugno e luglio erano quelli impiegati nelle scuole superiori, per gli esami di maturità.

Prima della riforma di Luigi Berlinguer, circa un decennio fa, venivano rimborsati loro pure vitto, alloggio e spese di trasporto verso una destinazione diversa dalla propria scuola e fuori dalla Provincia di residenza. Ad introdurre quest’ultima novità, che interesserà migliaia di insegnanti delle scuole pubbliche, ma anche degli istituti privati - che pure i Cinquestelle vorrebbero definanziare totalmente - sono stati i relatori nelle commissioni Affari costituzionali e Lavori pubblici al Senato del decreto, un pentastellato e un leghista. Una decisione buttata lì a caso? Nient’affatto. Lo testimonia quanto detto ieri pomeriggio in una diretta Facebook dal vicepremier e ministro dell’Interno: “E’ fondamentale che la scuola torni al centro degli italiani e del governo degli italiani”, ha detto Matteo Salvini. “In che modo? L’educazione civica che torna in classe, la valorizzazione e la difesa degli insegnanti e dei professori lasciati alla mercé, allo scherno e al bullismo di ragazzini poco educati con genitori poco educati e molto distratti...”, ha aggiunto il leader della Lega.

Per “valorizzare” gli insegnanti si comincia proprio da quelle centinaia di euro in più destinate ai presidenti delle commissioni esaminatrici. Quanto sarà consistente il bonus ancora non è dato sapere, dal momento che l’emendamento gialloverde rimanda la definizione del “compenso individuale” ad un decreto successivo scritto di concerto dal ministro dell’Istruzione e da quello dell’Economia dopo la “contrattazione collettiva nazionale di lavoro”. La cifra finale in ogni caso dipenderà “dal numero di classi per le quali è svolta la funzione di presidente”. Non è mica finita. Sempre nello stesso provvedimento, che pure inizialmente non aveva molto a che vedere con la scuola, è stata inserita un’altra misura destinata ad avere un impatto importante sul mondo della scuola. E’ il frutto pure questa di un emendamento presentato dai due relatori sui quali c’è accordo tra le due anime del governo e salverà gli insegnanti dal rimpallo tra sedi e istituti diversi che è frequente ad inizio carriera.

La norma introduce infatti un vincolo di “permanenza minima” di 5 anni nella stessa scuola e nella stessa cattedra, classe di concorso compresa, per docenti ed educatori di tutte le scuole, a prescindere dalle modalità utilizzate per il reclutamento. Siano lì per concorso, perché chiamati personalmente a sopperire all’assenza di un collega, dovranno rimanerci per almeno cinque anni, guadagnandone in stabilità professionale e di vita. La norma si applica a neoassunti nella scuola dell’infanzia e primaria, secondaria e anche per i docenti di sostegno. L’obiettivo dichiarato è quello di “incrementare la continuità didattica per gli alunni”, ma certamente non dispiacerà nemmeno agli insegnanti.

Le ultime misure che riguardavano gli insegnanti e la distribuzione delle cattedre sono quelle della “Buona scuola” di Matteo Renzi, che non portò molto bene all’ex presidente del consiglio, che fu accusato di voler “deportare” migliaia di insegnanti centinaia di chilometri lontano da casa. Proprio quella misura, secondo alcune rilevazioni, contribuì all’esito del referendum confermativo per le riforme costituzionali che costò il posto a Palazzo Chigi all’ex Rottamatore.

Non si placano, intanto, le polemiche sulla nuova maturità, che esordirà proprio quest’anno. Tramontata la mitica “terza prova”, con le “crocette” dei quesiti a risposta multipla, per la verità non molto amati dagli insegnanti e facili a incoraggiare le copiature, da giugno i presidenti delle commissioni inizieranno il colloquio proponendo al candidato o alla candidata di scegliere le materie con cui avrà inizio la prova. Ci sarà una prova “multidisciplinare”. Latino e greco (insieme) al al liceo classico, Matematica e Fisica allo scientifico Scienze umane e Diritto ed Economia politica per il Liceo delle Scienze umane, Discipline turistiche e aziendali e Inglese per l’Istituto tecnico per il turismo, Informatica e Sistemi e reti per l’Istituto tecnico indirizzo informatica, Scienze degli alimenti e Laboratorio di servizi enogastronomici per l’Istituto professionale per i servizi di enogastronomia. Ai dubbi di studenti e sindacati degli studenti, il ministro dell’Istruzione ha risposto ieri così: “Le prove saranno assolutamente accessibili. Come sempre chi studia non avrà problemi”. “L’esame di quest’anno ha due prove, mentre l’anno scorso erano tre e la terza era un’incognita: ora i ragazzi sanno in anticipo quali discipline dovranno affrontare”.