Damiano: “Taglio cuneo fiscale, più soldi in busta. Ecco a chi spettano. Pensiamo però anche a incapienti e pensionati”

Secondo l'Associazione Lavoro & Welfare il cuneo è pari al 45,7% del costo del lavoro. Impossibile non intervenire. Il presidente ed ex ministro del Lavoro spiega in questa intervista come utilizzare i 3 miliardi previsti. Occorre tutelare i più deboli. Pensioni: cosa si potrebbe fare dopo Quota 100

Benefici dal cuneo fiscale (Ansa)
Benefici dal cuneo fiscale (Ansa)
di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. Dessì   Twitter: IgnaDess

Si è parlato molto della necessità di ridurre il cuneo contributivo e fiscale. Secondo una ricerca del Centro Studi Associazione Lavoro & Welfare, elaborata sulla base dei dati Istat, il cuneo è pari, nel nostro Paese, al 45,7 per cento del costo del lavoro. Il governo ha ritenuto necessario per questo intervenire al fine di diminuire la pressione fiscale sulle buste paga e consentire un aumento retributivo per i lavoratori. E, con l’ultima legge di Bilancio, sono stati stanziati 3 miliardi per il 2020 e 5 miliardi per il 2021, in modo da ampliare la platea dei beneficiari. Intervenire su questo problema è una questione di equità fiscale e sociale, come evidenzia il presidente dell’associazione Cesare Damiano, già ministro del Lavoro e presidente della Commissione Lavoro della Camera.

Presidente, è giusto intervenire su questo stato di cose che vede la retribuzione media netta pari al 54,3% del costo del lavoro?

“La risposta è: assolutamente sì. C’è un problema di equità fiscale e sociale che riguarda soprattutto i lavoratori dipendenti. E a questo proposito vorrei citare anche un dato  elaborato dal centro studi europeo dei sindacati, l’European Trade Union Insitute: nel periodo 2000-2009 in Italia i salari hanno aumentato il loro potere d’acquisto del 7,4%, mentre nel periodo 2010-2017 si è avuta una riduzione del 4,3%. Tali performance dell’Italia corrispondono a ben altre performance di paesi dell’Est Europa, come la Romania, che nel primo periodo ha visto aumentare del 110% il proprio potere d’acquisto, o come la Bulgaria che, nel secondo periodo, l'ha accresciuto del  55%. Noi abbiamo dunque una vera priorità: quella di abbassare la pressione fiscale sulle buste paga”.

Cesare Damiano (Ansa)

 

Ha fatto bene il governo giallo-rosso a stanziare ulteriori fondi per allargare la platea dei beneficiari dell’intervento sul cuneo fiscale?

“Il governo ha fatto una scelta giusta con questi 3 miliardi che vanno a beneficio esclusivo dei lavoratori e sono anche, indirettamente, un vantaggio per le imprese. L’osservazione che faccio però è questa: la somma l’abbiamo individuata, ma bisognerà decidere, nel confronto col sindacato, a chi viene destinata. Naturalmente le strade tecniche, che sono anche scelte politiche, possono essere le più svariate. Si può partire da coloro che già avevano il bonus Renzi: cioè con un reddito compreso tra gli 8.200 euro lordi annui (al di sotto di questa cifra ci sono i cosiddetti incapienti) e i 26.600 euro lordi. Queste persone hanno già beneficiato degli 80 euro al tempo del governo Renzi, quindi, considerato che si parla di altri 40 euro, arriverebbero a un beneficio complessivo di 120 euro mensili. Nella somma stanziata, cioè i 3 miliardi, è compreso anche l’esborso per l'allargamento della platea ai redditi dai 26 ai 35 mila euro lordi annui. Perciò, dal mese di luglio 2020, avrebbero un beneficio di 40 euro anche questi lavoratori che prima non godevano degli 80 euro”.

Bene allora, no? O c’è qualche problema?

“Il problema è quello degli incapienti. Bisogna considerare i giovani sottoposti a lavori discontinui o con orari altalenanti, cioè le vittime del precariato. Ma anche i meno giovani che fanno lavori faticosi, usuranti, di natura manuale: l’addetto alle pulizie che strappa un contratto da 6 ore alla settimana. Parliamo di persone che al massimo guadagnano 680 euro al mese. Bisognerebbe pensare anche a loro”.

E cosa si potrebbe fare?

“So che non si può procedere con una detrazione fiscale, visto che per l’esiguità del loro stipendio, questi lavoratori sono esentasse. Si può però intervenire con un assegno ad hoc. Un po’ come ho fatto quando, da ministro del Lavoro, ho istituito la 14ma mensilità per i pensionati che arrivavano al massimo a 700 euro al mese. E’ un intervento necessario. Altrimenti ci riempiamo la bocca di finte attenzioni verso i giovani, di buone intenzioni per sconfiggere il precariato e le povertà, e poi ignoriamo il fatto che tra gli incapienti ci sono 4 milioni di lavoratori”.

Servono altre coperture o si tratta di suddividere opportunamente i 3 miliardi del 2020 e i 5 del prossimo anno?

“Non si può immaginare di reperire nuove risorse, ma bisognerebbe dividere diversamente quelle esistenti. Gli attuali 3 miliardi consentono di coprire con un aumento netto mensile di 40 euro tutti coloro che sono sotto i 35mila euro, tranne gli incapienti. Si può agire nel senso di una redistribuzione. Questo è possibile. Dare un segnale appare necessario. E avendo più risorse nel 2021 si potrebbe fare anche meglio”.

Più soldi in busta col taglio del cuneo fiscale

Reddito di cittadinanza e Quota 100: lei pensa si debba continuare a tenere tali istituti oppure vede la necessità di cambiare strada?

“Mi sono stancato delle battaglie tutte ideologiche e di caratterizzazione che alcune forze politiche stanno conducendo contro Quota 100 e Reddito di cittadinanza. Penso a Italia Viva. Vorrei chiarire un punto: io sono critico verso queste due misure. Avendo, da ministro, inventato le Quote, non avrei fatto Quota 100, che non è una Quota, ma una semplice finestra temporanea con scadenza al 2021, per una platea anagrafica ben individuata. Ma detto ciò - e vale anche per il reddito di cittadinanza, che va migliorato (perché sono palesi ormai alcuni abusi) - mi rifiuto di pensare che prevalga ancora una volta la logica per la quale, quando si forma un nuovo governo, bisogna cancellare le misure di quello precedente. Porto sulla mia pelle le ferite dell’intervento Monti-Fornero, quando le mie Quote furono brutalmente cancellate, creando il disastro e l’angoscia degli esodati. Le persone credono nello Stato e nelle leggi e vogliono che il patto stipulato venga mantenuto. Quindi, per quanto riguarda Quota 100, sono dell’idea che quel patto non vada strappato ma portato alla sua naturale conclusione nel  2021”.

E dopo?

“Si tratta di aprire fin da subito un confronto, perché dopo ci sarà di nuovo lo scalone della Monti-Fornero e si tornerà ai 67 anni. Quindi propongo di ripescare la mia proposta di legge del 2013, la n. 857 - primo firmatario il sottoscritto, insieme all’attuale sottosegretario Pierpaolo Baretta e a Maria Luisa Gnecchi - che prevedeva l'anticipo di 4 anni dell’età pensionabile. A quell’epoca si andava in pensione a 66 anni e, dunque, si poteva anticipare a 62. Adesso si va a 67 e si potrebbe anticipare a 63. Ovviamente con una penalizzazione, 2% per ogni anno di anticipo, in modo da contribuire al riequilibrio di un costo che indubbiamente esiste. In più, lo voglio sottolineare, dobbiamo avere un occhio particolare per coloro che svolgono lavori usuranti e pesanti, ai quali va concesso di andare in pensione in modo privilegiato, prima degli altri. Penso all’edilizia, ma anche a tutta la lunga classifica, che avevo finanziato al tempo del governo Prodi, di coloro che ricadono sotto la dizione dei lavori usuranti: cave, miniere, torbiere, lavoro notturno, catena di montaggio e così via. L’Ape sociale ha allargato la platea dei lavori gravosi e va resa strutturale".

Ultimamente è balzato all'attenzione come molti infortuni sul lavoro riguardino lavoratori anziani.

"Bisogna sapere che chi svolge un lavoro gravoso, per lo più manuale, è anche maggiormente esposto al rischio di incidenti. Quindi, se vogliamo fare prevenzione contro gli infortuni e gli incidenti mortali, non si può dimenticare che una parte consistente di questi si annida o nelle giovani età, per inesperienza al lavoro, o nelle età più anziane, anche a causa della fatica di una vita di lavoro. Anche per questo, socialmente parlando, un intervento di flessibilità si rende necessario. Quindi bisogna lavorarci da subito. E’ positivo il fatto che, per studiare il problema, il CNEL ha istituito una commissione di cui anch'io faccio parte”.