La fuga dei turisti dalla grande bellezza. I numeri impietosi

Per tentare di frenare l'emorragia Abi e Federalberghi hanno stipulato un protocollo di intesa per dare peso al “bonus vacanze”. 70 mila posti di lavoro sono a rischio

Cala Gonone
Cala Gonone

Il Covid-19 non è pericoloso solo per chi si ammala, ma anche per chi in questo Paese da mille e una notte ha sempre fatto business grazie al turismo. Tutto il settore è impegnato a comprendere come si evolverà la situazione perché, è ormai chiaro, cambierà anche il modo in cui tutti si sentiranno viaggiatori.

"L’emergenza sanitaria ha determinato la cancellazione di tutte le feste patronali e degli eventi pubblici con una ricaduta pesantissima sulle tradizioni locali, sulla nostra storia e l’identità dei territori: abbiamo l’80% di realtà che rischiano la chiusura definitiva entro fine anno, con migliaia di persone che resteranno senza lavoro. Tutti i settori sono ripartiti, tranne la pirotecnia che sembra essere l’unico “untore” da coronavirus da bloccare. Il Governo ha dimenticato il settore ignorando il grido d’allarme lanciato all’inizio della pandemia. Giovedì 25 giugno saremo a Roma per far sentire la nostra voce con precise proposte al Governo", hanno scritto in una nota i presidenti delle associazioni pirotecniche Nobile Viviano (ASSPI) e Giuseppe Parente (ANISP).

Gli artificieri non sono gli unici operatori turistici ad avere problemi. Gli stranieri sono una risorsa fondamentale per il Paese. In Sardegna, solo per fare un esempio, gli albergatori e i gestori dei camping stanno ora volgendo la loro attenzione agli italiani. "In genere", ha detto la responsabile del bed and breakfast Palmasera di Cala Gonone, "noi ospitiamo tedeschi, norvegesi, svedesi, inglesi e francesi, ora invece ci chiamano gli italiani: per noi sarà una sfida importante, perché i nostri connazionali sono più esigenti ma allo stesso tempo più attenti ai costi".

Non se la passa bene nemmeno Venezia. Giovanni Giudice, uno degli storici gondolieri della città lagunare, intervistato da Repubblica, alla domanda "come va"? ha risposto «Come va? Le dico solo una cosa: sono le 12.30 e da stamattina non ho fatto nemmeno un servizio. Gli stranieri sono spariti». Stessi paesaggi a Rimini e dintorni. Il 18 maggio le strutture ricettive della riviera hanno riaperto seguendo le linee guida pubblicate dalla Regione Emilia Romagna. Ma il turista non c'è. “Si può quantificare la perdita per il turismo a causa del Covid?” ha chiesto il Resto del Carlino al professor Giuseppe Savioli, presidente dell’Ordine commercialisti di Rimini, lui: “Per quanto riguarda la perdita di valore aggiunto – ha detto il docente – ci si assesta intorno al miliardo”. Numeri da capogiro.

C'è anche un'altra cifra che spaventa: 70 mila posti di lavoro sono a rischio, i 64 milioni di stranieri venuti lo scorso anno a svernare nella Penisola sono il passato. Solo tedeschi e austriaci sembrano non voler rinunciare al sole italiano, le spiagge più gettonate sono quelle del nord-est. I cinesi e gli americani sicuramente un giorno torneranno, ma per ora di loro non c'è traccia evidente. Ed erano quelli che, ha spiegato presidente di Federalberghi, spendevano di più. Molti alberghi di lusso lasceranno le serrande abbassate, non conviene riaprire: i biglietti aerei acquistati per venire in Italia fino al 19 luglio sono in calo del 91,4%, ha calcolato l’Enit. Anche in Campania si è quasi all'anno zero. Solo Pompei e Ercolano rifiatano, ma le presenze, sostengono le guide, sono ancora poche. Nell'era pre Covid-19 passeggiavano nelle vie delle città storiche 20 mila turisti stranieri al giorno (spendendo in media 1.800 euro a scontrino). Oggi è quasi un deserto.

Per tentare di frenare l'emorragia Abi e Federalberghi hanno stipulato un protocollo di intesa per dare peso al “bonus vacanze”. È l'ultima spiaggia. Il “tax credit/bonus vacanze” è riservato ai nuclei familiari con in reddito ISEE fino a 40.000 euro.  Abi e Federalberghi hanno attivato iniziative congiunte per diffondere la conoscenza della norma e sollecitare gli associati a contribuire alla diffusione e all’applicazione della misura. La crisi della domanda può essere ovviata con una offerta più variegata. Il Coronavirus, infatti, ha portato, e porterà, un grande cambiamento nel modo di sentirsi turisti “ma è chiaro – si legge su geopolitica.info - che esso investirà l’aspetto più pratico ed economico: la scelta della destinazione, gli interessi, i gusti, le preferenze per i soggiorni e di conseguenza anche la scelta della struttura ricettiva in base al prezzo”.  

La ragione di questi distinguo è lapalissiana: i viaggiatori del 2020 non avranno liquidità uguali agli anni precedenti “a causa delle misure per i lavoratori adottate dalle imprese durante la pandemia, il loro interesse si rivolgerà verso strutture più economiche, quali piccoli agriturismi, bed and breakfast o addirittura verso quelle nuove soluzioni ricettive che si sono affermate negli ultimi anni, come Airbnb”. Tuttavia, ha sostenuto un ristoratore di Cala Gonone, “noi speriamo che gli italiani ci diano una mano”. Perché? Perché una mano può sempre lavare l’altra.