[Il colloquio] “I decreti crescita e sblocca appalti sono una lista di occasioni sprecate”

Alessio Rossi, presidente di Confindustria giovani, commenta con tiscali.it i contenuti delle 3 misure che diventano legge dello Stato entro il 30 giugno

Alessio Rossi
Alessio Rossi

“Decreto crescita? Io lo chiamo decreto ‘dita incrociate’ perché nei 50 articoli del testo la crescita ha a che fare poco con la speranza e ancora meno con i fatti. Anche lo sblocca-cantieri è una storia di occasioni perdute”. Alessio Rossi, presidente di Confindustria giovani, dovrebbe essere tra i primi a festeggiare il tris di misure che il Parlamento sta per approvare per dare la famosa e attesa “svolta” al Paese. Stanotte la Camera ha approvato definitivamente il decreto sblocca cantieri. Nel pomeriggio il Senato ha licenziato il disegno di legge Concretezza, quello che dovrebbe trasformare la Pubblica amministrazione in una macchina da guerra efficiente e trasparente grazie alle impronte digitali contro i furbetti del cartellino e agli iter facilitati per le assunzioni. In aula alla Camera deve arrivare, per essere approvato entro il 30 giugno, il decreto Crescita. “Concretezza”, “Sblocca cantieri”, “Crescita”: se i nomi fossero conseguenza delle cose, come dicevano i latini, saremmo a cavallo. Il problema è che dietro i nomi resta invece poco o nulla. A dispetto dei tweet di premier e ministri. “Con l'ok definitivo del Parlamento al ddl Concretezza garantiamo più efficienza nella pubblica amministrazione con un team dedicato di professionisti, con più controlli e la prospettiva concreta di un ricambio generazionale. E adesso avanti con #SbloccaCantieri e decreto Crescita” ha twittato ieri sera il premier Conte dopo una giornata non semplice passata intorno al tavolo tecnico che cerca, con il ministro Tria, i vicepremier Salvini e Di Maio un’intesa sulla legge di bilancio, che è anche il presupposto per evitare la procedura d’infrazione minacciata da Bruxelles e sventare l’ipotesi di un voto anticipato a settembre. Difficile trovare la sintesi – cioè 40-50 miliardi - tra vincoli di bilancio, flat tax, taglio delle tasse, sviluppo, clausole Iva e le misure sociali “intoccabili”, Reddito di cittadinanza e Quota 100. Il tutto mentre i dati Istat fotografano stagnazione, recessione, cali di produzione.
Con Alessio Rossi si prova a ragionare sull’insieme di queste misure senza perdere di vista il contesto, nazionale ed europeo. Per il Presidente di Confindustria giovani il decreto-crescita diventa quello delle “dita incrociate”: “Cioè non affronta e non risolve e non propone alcuna soluzione di quelle di cui avrebbe bisogno il Paese”.

Presidente, il testo è ancora in fase di limatura in Commissione alla Camera. Di 50 articoli non salva nulla?
“Qualcosa di positivo c’è. Penso all’innalzamento fino a 3 milioni del Fondo Garanzia per le piccole medie imprese. In questo modo la banche sono maggiormente garantite. Penso alla reintroduzione dell’ammortamento, al rinnovo della Sabatini, alla misura che prevede meno tasse sugli utili messi a riserva, ai processi di digitalizzazione e alle fusioni di azienda. Qualcosa di buono lo troviamo anche sul fronte delle misure fiscali. Va detto anche che si tratta di provvedimenti che erano stati introdotti ai tempi del governo Renzi con il piano Calenda di Industria 4.0 e che il governo del cambiamento ha tolto appena insediato. Ora Di Maio si è accorto dell’errore e sta tornando indietro. E’ stato perso un anno. Nei cicli economici può essere un tempo irrecuperabile”.

Il governo stima che il decreto possa produrre una crescita dello 0,1%
“Appunto, lo 0,1% sono circa due miliardi. Cioè l’effetto crescita è pari allo stanziamento previsto per supportare il decreto. Lo dicono i numeri che stiamo parlando di una misura che produce al massimo quanto viene investito, un pareggio, quando invece queste misure dovrebbero avere effetti moltiplicativi. Tutto ci dice che stiamo parlando di un’occasione sprecata”.

Vabbè, cosa avreste fatto voi?
“Servivano, servono, misure coraggiose, soprattutto per i giovani. Abbiamo il 34% di disoccupazione giovanile, una percentuale enorme. Serviva la decontribuzione totale per gli under 35, una misura strutturale che sarebbe costata meno di Reddito e Quota 100. Potevano così dare anche un segnale di equità generazionale. E poi il taglio del cuneo fiscale garantendo il vantaggio solo al lavoratore e non anche al manager. Anche questo sarebbe costato meno di Reddito e Quota 100”.

Si è sempre detto che in questo Paese crescere faccia rima con semplificare. Deluso anche dalle misure finalizzate alla semplificazione?
“Il decreto non fa nulla per semplificare. Anzi, complica la vita a chi fa impresa e a chi lavora: ora si dovrà inserire nel bilancio anche i tempi medi dei pagamenti dei fornitori. E’ una funzione in più, un lavoro in più”.

Nel decreto Crescita c’è anche, articolo 37, la norma che consente l’eventuale ingresso del Mef nel capitale sociale della newco Alitalia. Nazionalizzare Alitalia fa parte della crescita del paese?
“La compagnia aerea perde un milione e mezzo di euro al giorno. Urge una soluzione di mercato, i cittadini non si possono accollare questo costo”.

E il salva-Roma? Anche questa una misura infilata nel testo in corsa.
“La salva-Roma più altre sette città. Questa è solo e chiaramente un’operazione politica. Un do ut des con la Lega?”

Non le chiedo del ddl Concretezza
“Probabilmente è utile avere le impronte al posto dei cartellini, facilmente aggirabili; e norme più snelle per le assunzioni nelle Pa. Ma gli effetti positivi di un servizio migliore nelle pubbliche amministrazioni è lungo e difficile da verificare. Comunque, ci sforziamo a prendere e cercare tutto ciò che accade di positivo. Purché non si dica che sono soluzioni o rivoluzioni”.

Qui alla Camera sta per iniziare la chiama per il voto di fiducia definitivo sul decreto sblocca-cantieri, il terzo corno di un piano di ripartenza in tre passi. Presidente Rossi, su questo testo riesce ad essere un po’ più positivo?
“No guardi, anche questa è un’occasione sprecata. Una cosa soprattutto doveva essere fatta: trasformare il parere dell’Autorità dei lavori pubblici, decisivo su ogni cantiere di grande opera, da ‘non perentorio entro 90 giorni’ a ‘perentorio entro 60 giorni’. Oppure il silenzio assenso. Se quest’ultimo può essere troppo rischioso per le infiltrazioni criminali, almeno diano un termine preciso. In caso contrario, i cantieri restano bloccati perchè nessuno si assume il rischio di firmare. Che è quello che accade adesso”.

Però il testo del decreto ridimensiona, e di parecchio, i limiti del Codice degli appalti: subappalti fino al 40% del valore dell’opera; cade l’obbligo per i comuni non capoluogo di ricorrere alle stazioni appaltanti; affidamento diretto dei lavori fino a 150 mia euro. Quello che è un rischio per la legalità e la corruzione diventa per voi una semplificazione?
“Noi non facciamo certo il tifo per la corruzione. Diciamo però che, per i grandi appalti, esistono già le normative europee e non c’è bisogno dell’Anac. E se ci sono dubbi, basta fissare per legge i costi fissi sotto i quali non si può scendere. In questo modo si possono evitare sorprese durante l’esecuzione dei lavori e infiltrazioni”.

Decreti che sono, a suo dire, “occasioni sprecate”. Di chi la responsabilità? Più Lega o 5 Stelle?
“Governano insieme e sono responsabili insieme”.

Mentre noi commentiamo i decreti della speranza…
“… è bene ricordare che parliamo di una speranza stimata tra lo 0,1 e lo 0,2% del pil, un paio di miliardi, appena il valore dell’investimento fatto…"

…Salvini, Conte, Tria, Di Maio e i tecnici del Mef sono alle prese con la manovra di bilancio. Non sarà un lavoro semplice con l’Europa che ci ha presentato il conto. Suggerimenti?
“Basta deficit. A meno che non serva per investimenti e crescita. Eliminando i 2 Fondi, Reddito e Quota 100, si recuperano i soldi per tagliare veramente il cuneo fiscale soprattutto per il lavoratore e per una migliore decontribuzione”.

Salvini tiene il punto: “trattare con l’Europa ma senza calare le braghe” e avanti con flat tax e taglio delle tasse. Che ne dice?
“La cosa che serve è una vera rivoluzione del sistema fiscale. Molto più importante e incisiva della flat tax al 15% alle famiglie con reddito fino a 50 mila euro. Non funziona, non cambia quasi nulla. Così come la flat tax al 15% alle partite Iva fino a 65 mila euro: a parte che è una misura per professionisti e non per gli imprenditori, tanti hanno rinunciato perchè avrebbero perso molto di più eliminando gli sgravi fiscali. Bisogna sottolinearlo: flat tax significa taglio degli sgravi fiscali”.

Smitizza e ridimensiona la flat tax?
“Noi diciamo solo che dobbiamo mettere in campo una vera rivoluzione, qualcosa che dia la percezione del cambiamento nel rispetto di tutti”.

Proposte?
“I redditi più bassi devono pagare la tasse solo su quello che resta a fine anno, così è anche un incentivo a spendere. I redditi più alti, pagano le tasse su quello che rimane del patrimonio. Come fanno negli Stati Uniti. Detrarre tutto aiuta a far emergere il nero perchè non più conveniente”.

Sembra una proposta logica…
“Buon motivo per non farla”