Covid-19, Corte dei Conti e Bankitalia: "Necessari interventi da dopoguerra". Istat: "Shock inimmaginabile"

Corte dei Conti e Bankitalia (Ansa)
Corte dei Conti e Bankitalia (Ansa)
TiscaliNews

L'epidemia da coronavirus ha creato una situazione pesante, forse come non accadeva dall'ultima guerra. Per questo servono nuovi interventi per fronteggiare la crisi, misure pensate per un Paese che deve riprendersi da un conflitto. Strumenti da dopoguerra. Ma è necessario che la spesa sia mirata ai settori che ne hanno bisogno perché dietro l'angolo c'è il rischio di un aumento del debito pubblico, con tutto quello che comporta in termini di maggiore costo di interessi, rischio mercati, impegni europei.

Il filo conduttore

Sono i moniti, con parole diverse ma quasi con un unico filo conduttore, contenuti nei principali interventi inviati al Senato da Corte dei Conti, Bankitalia e Istat. Timori sui quali il governo - ha spiegato poco dopo il premier Giuseppe Conte parlando alla Camera - risponderà ad aprile con un nuovo decreto con "stanziamenti aggiuntivi di non minore importo" ai 25 miliardi del Cura Italia. E ulteriori misure per sbloccare credito e liquidità per altri 350 miliardi. Il governo interverrà con nuove misure per famiglie -con sostegno al reddito e alla protezione sociale- e imprese, in particolare autonomi. E l'esecutivo è al lavoro in vista del dl anche per proteggere, nella tempesta dei mercati, "i più preziosi asset di questo Paese" con la golden power.

Istat (Ansa)

Epicentro mondiale del virus

Ma quanto sia complessa la partita dei prossimi mesi è evidente da quanto rilevato dai magistrati contabili e da Bankitalia nelle rispettive memorie alla commissione Bilancio del Senato sul Cura Italia. La Corte fotografa in pieno il dilemma in cui rischia di ritrovarsi l'Italia diventata secondo epicentro mondiale del virus: "saranno necessari nuovi interventi da realizzare con le modalità proprie e i tempi di un'economia che esce da una situazione paragonabile a quella di un conflitto". Ma allo stesso tempo l'Italia dovrà fare attenzione alla spesa, con gli economisti che prevedono un Pil in calo anche di oltre il 10% quest'anno e un debito pronto a sfondare la soglia di guardia del 150%. Al netto del "ruolo importante" anti-spread giocato dalla Bce, "sarà indispensabile contare su una politica di bilancio comune fra i Paesi europei" che però, ad oggi, non c'è.

Coronavirus (Ansa)

Spazi di manovra

E dunque gli spazi di manovra per il governo, anche se non più limitati dal Patto di stabilità Ue che è stato sospeso, "saranno costantemente scrutinati dai mercati e dipenderanno comunque dalle condizioni di sostenibilità del debito". Ergo: toccherà "graduare e mirare gli interventi da operare in deficit" con una "attenta analisi della spesa". Anche Bankitalia, nella sua memoria, invita a usare le risorse "in maniera oculata" e "quando i tempi saranno nuovamente propizi sarà necessario assicurare le condizioni per riavviare un percorso di riduzione del rapporto fra debito e prodotto". I magistrati contabili, nella loro rassegna delle misure prese dal governo nell'emergenza dell'epidemia che ha fatto dell'Italia un epicentro mondiale, promuovono le misure del dl che "mobilitano risorse di particolare rilievo" a sostegno dei famiglie e imprese. Una "rete di protezione ampia", insomma, da erogare "rapidamente". Bankitalia prende in esame le singole misure del Cura Italia.

Le misure

Dai congedi parentali, che "potrebbe essere necessario estendere" nel caso in cui si prolunghi la chiusura delle scuole, al bonus di 600 euro ai lavoratori autonomi dove via Nazionale non risparmia qualche critica: nel caso il bonus venga riproposto, sarebbe opportuno "parametrare" gli aiuti ai redditi, all'impatto della crisi sugli affari sia territorialmente che a livello settoriale. L'esclusione degli ordinisti, poi, potrebbe creare disparità di trattamento. E ancora, non ci sono misure a favore dei lavoratori assunti a tempo determinato, né per chi non ha lavoro.

Le Pmi

Bene, poi, per Bankitalia, l'aver mirato gli interventi verso le Pmi, più esposte a eventuali strette da parte del credito, mentre le grandi imprese andrebbero aiutate solo di fronte ad "accertabili condizioni di difficoltà". La moratoria dei prestiti potrebbe essere "la misura più efficace" per le pmi senza imporre perdite alle banche. Quanto alla dotazione aggiuntiva di 1,5 miliardi al fondo di garanzia per le Pmi - scrive poi Bankitalia sulla misura del dl - libera garanzie per un potenziale di 60 miliardi di nuovi prestiti nel 2020: ben più della domanda, che sarà "molto contenuta", di nuovi prestiti, e con circa 42 miliardi di credito in scadenza quest'anno che solo una parte delle pmi rinnoveranno.

Servirà di più, di fronte allo shock che sta lasciando a casa milioni di lavoratori. Il governo è al lavoro con un nuovo dl che sarà in deficit grazie alla sospensione delle regole Ue. Ma il Piano Marshall evocato dalla Corte dei Conti resta appeso al negoziato europeo.