Coronavirus, l’esperto: "Tracciamento dati nuova arma contro contagio"

Coronavirus, l’esperto: 'Tracciamento dati nuova arma contro contagio'
di Adnkronos

Roma, 26 mar. (Adnkronos/Labitalia) - Geolocalizzazione dei dati personali e tracciamento degli spostamenti per arginare il contagio da Covid-19. E’ uno dei temi di cui si sta discutendo in questi giorni di emergenza e sul quale la regione Lombardia ha già avviato una prima sperimentazione in collaborazione con i principali operatori di telefonia mobile, ovvero la raccolta di dati in forma aggregata e anonima per poter conoscere gli spostamenti e verificare il rispetto delle prescrizioni decise dal governo. Sul tema del tracciamento degli spostamenti, la Corea del Sud è il Paese che ha fatto da apripista, combattendo il diffondersi dell’epidemia non con sbarramenti ‘fisici’ ma con il ricorso alla tecnologia. Sono stati, dunque, identificati e controllati tutti i soggetti venuti a contatto con il virus e seguiti attraverso le celle telefoniche. Ma se in Paesi come la Corea del Sud il diritto alla privacy non viene quasi considerato, nei paesi occidentali l’impatto dell’uso di questi sistemi può essere notevole. “In Europa - spiega Riccardo Imperiali di Francavilla, avvocato esperto di strategie aziendali e data protection - siamo soggetti al rispetto del gdpr, il regolamento europeo che disciplina il trattamento delle informazioni personali. In una situazione di emergenza come questa, ritengo che quella del tracciamento sia un’operazione possibile, ovviamente nel rispetto di una serie di misure da adottare, prima fra tutte, quella di rendere edotti i cittadini informandoli sul trattamento dei dati che verrà eseguito. Del resto, non dimentichiamo che la disciplina sulla data protection nasce proprio dall’esigenza di fare circolare i dati e che per questo motivo occorre che vengano rispettate determinate regole, per evitare che se ne faccia un uso improprio”. I soggetti che gestiscono i dati personali sono le istituzioni e le forze e dell’ordine, ma anche le società private titolari delle app utilizzate per il tracciamento e delle utenze telefoniche. Società che già possiedono queste informazioni e che dovrebbero gestirle nel rispetto del gdpr solo per le finalità connesse al servizio da offrire, mentre le istituzioni e le forze di polizia potrebbero gestirle in forza dell’emergenza stessa, applicando idonee misure di sicurezza e di tutela verso i cittadini tracciati. Il Comitato europeo per la protezione dei dati, composto dai garanti di tutti i Paesi membri, già si è espresso positivamente al riguardo, indicando una serie di precauzioni che i singoli Stati dovrebbero attuare, prima fra tutte la limitazione di tali misure alla sola durata dell’emergenza e, una volta superata questa fase, la cancellazione dei dati. All’inizio di queste operazioni di tracciamento i dati non nascono anonimi, poiché vi è conoscenza del singolo utente ma, in seguito, essi potrebbero essere anonimizzati e aggregati, cioè uniti per classi, ad esempio comunali, regionali o orarie, molto utili per finalità statistiche. Il rischio o il timore è che queste nuove misure ci spingano ancora di più verso una ‘società del grande fratello’ in cui le libertà personali sono a rischio. “Il ‘grande fratello’ di Orwell - continua Riccardo Imperiali di Francavilla - con il timore di uno Stato canaglia che ci controlla, è rimasta letteratura rosa perché la realtà purtroppo ha superato quelle già nefaste previsioni; tutta la disciplina del Data protection è stata presa sotto gamba non solo dall’Italia ma da moltissimi Paesi e si è banalizzato al riguardo, promuovendo il rispetto di una privacy formale e non sostanziale”. “Si è consentito perciò - sottolinea - che crescessero altri grandi fratelli che utilizzano i nostri dati e ci controllano da lontano; mi riferisco a Google e poi a seguire agli altri colossi del web, come Netflix, Amazon, Spotify, Youtube e Apple, che orientano le nostre scelte comportamentali, di marketing, di stili di vita e anche politiche, come abbiamo visto nel caso di Cambridge Analytica. Per evitare il rischio che si apra la strada verso forme di monitoraggio non reversibili, è necessario il rispetto stringente delle regole e soprattutto dovrà esservi la cancellazione dei dati superato il periodo di emergenza”. Uno degli interrogativi nel dibattito in corso sul tracciamento dei dati è quanto questo meccanismo coinvolgerà anche l’operatività delle aziende, sia all’interno delle proprie strutture sia nelle filiere produttive. “Per le imprese - prosegue - questa si può considerare un’occasione per comprendere meglio cosa si intende quando si parla di data protection e come ciò riguardi tutti gli imprenditori, nessuno escluso per i ritardatari, sarà il momento buono per adeguarsi al gdpr e rivedere i propri processi aziendali nel contesto contemporaneo che è quello della Società dell’informazione e della comunicazione”. Ma saranno soprattutto le istituzioni che dovranno “approfittare” della situazione, prendendo seriamente in considerazione la necessità di adeguare le strutture pubbliche a questa disciplina che riguarderà sempre più la vita dei cittadini. “Ci apprestiamo velocemente - avverte Riccardo Imperiali di Francavilla - a entrare in un mondo che sarà governato dall’utilizzo massiccio di Intelligenza artificiale con dispositivi che utilizzeranno, elaborandoli, milioni di nostri dati personali siamo già in quell’epoca che qualcuno ha definito come ‘Capitalismo della sorveglianza’, il potere in mano a quei pochi che posseggono i nostri dati. Di strada da fare ce n’è tanta, soprattutto in termini di mentalità rispetto al mondo pubblico. Noi cittadini, d’altra parte, dobbiamo continuare ad avere fiducia nelle istituzioni del nostro Paese che, in verità, si sta muovendo bene”. “L’Autorità italiana garante per la privacy - fa notare - è una struttura efficiente e rispettata a livello internazionale, dagli altri Paesi, non solo dell’Unione europea, e saprà stare bene al fianco del governo in questa delicata emergenza”. In questo “eccezionale” momento storico la priorità per i governi centrali e locali è quella di attuare un sano bilanciamento tra la “distanza sociale” necessaria ad evitare il contagio e la garanzia di mantenimento delle libertà insopprimibili, fondamento delle nostre società e della vita democratica. Proprio sulla necessità di questo equilibrio, lo stesso garante europeo della protezione dei dati è intervenuto precisando che la normativa europea consente agli Stati di introdurre misure legislative a tutela della sicurezza pubblica, a condizione che siano “necessarie, appropriate e proporzionate”.