[L'analisi] Il boom dei telemigranti mette in pericolo professionisti e impiegati italiani

Grazie alle nuove tecnologie digitali, con sempre maggiore semplicità le aziende possono affidare attività e progetti a professionisti che vivono e lavorano nei paesi emergenti, a costi nettamente inferiori

[L'analisi] Il boom dei telemigranti mette in pericolo professionisti e impiegati italiani

Nei prossimi anni a minacciare il lavoro dei colletti bianchi occidentali non saranno solamente i robot e gli algoritmi di intelligenza artificiale ma anche i telemigranti, ovvero professionisti dei paesi emergenti che lavoreranno per le aziende europee o americane a distanza, stando nei loro paesi di origine. Il fenomeno in realtà è già in atto da qualche anno ma ancora se ne parla pochissimo. Tra gli studiosi che si sono occupati del problema c’è l’economista americano, Richard Baldwin, autore del libro The globotics upheaval nel quale denuncia le pericolose conseguenze per i lavoratori occidentali degli effetti combinati della robotica e della globalizzazione. "A spostarsi da un angolo all’altro del globo – ha spiegato – ormai non sono più solo le merci e le braccia, ma anche le menti e per farlo non devono nemmeno uscire di casa. La globalizzazione del futuro coinvolgerà sempre di più anche i servizi, che fino ad ora sono stati risparmiati dal processo". Un esempio concreto riguarda lo stesso Baldwin. Il suo sito web è curato da una redattrice thailandese che vive a Bangkok.

I marketplace dedicati ai freelance 

A favorire l'ascesa dei telemigranti sono ovviamente le tecnologie di telecomunicazione ma anche la diffusione di apposite piattaforme web note come marketplace. Di cosa si tratta? Di siti che mettono in contatto aziende e professionisti free lance consentendo alle prime di esternalizzare specifiche attività o progetti. I free lance si candidano alle varie offerte di lavoro fissando liberamente la tariffa alla quale sono disposti a farle. Negli ultimi anni è stato un vero e proprio boom e ormai si contano decine di questo tipo di marketplace. Leader mondiale è Freelancer con oltre 20 milioni di iscritti in tutto il mondo. Altre piattaforme importanti sono Upwork, Peopleperhour, WeWorkRemotely, Guru, IFreelance. Sono tutte in lingua inglese ma ne sono nate anche in lingua italiana. Il caso più noto è Addlance.

Il successo dello smartworking 

Altro fenomeno che sta agevolando il fenomeno dei telemigranti è la sempre maggiore penetrazione dello smartworking nelle aziende. Un esempio da manuale è la software house americana In Vision. Ha oltre 700 dipendenti ma non una sede fisica. “I nostri dipendenti – ha spiegato il responsabile delle risorse umane – lavorano da ogni angolo del mondo. L’importante è ciò che produci e non da dove”. Se poi a parità di qualità del lavoro eseguito l’azienda risparmia perché utilizza programmatori indiani al posto di quelli americani, per il top management e gli azionisti il risultato non può essere che ben accetto.

L'importanza dell'elemento culturale 

Per il momento i professionisti più ricercati nei marketplace sono quelli legati al mondo dell’informatica e della comunicazione digitale: programmatori, grafici, designer, blogger, copywriter e così via. Una azienda italiana ormai può facilmente commissionare la creazione del proprio sito internet ad un web master asiatico o dell’Est Europa anziché ad un italiano, ovviamente a costi nettamente inferiori. L’unico elemento che ancora per poco frenerà un vero e proprio boom dei telemigranti è quello culturale. I manager delle aziende, soprattutto nei settori più tradizionali, hanno ancora un approccio conservativo verso le nuove tecnologie e i nuovi modelli organizzativi. Non è un fenomeno sorprendente. Gli ingegneri, per esempio, ci hanno messo decenni ad ottimizzare l’organizzazione delle fabbriche per poter sfruttare a pieno i benefici dell’elettrificazione. L’adozione delle innovazioni tecnologiche procede per step incrementali e così sarà anche con le rivoluzioni in corso.

Le incognite politiche e sociali 

Ma sarà inevitabile che nel tempo crescerà costantemente il numero di aziende americane, francesi o italiane che affiderà attività e progetti a telemigranti anche perché l'intelligenza artificiale sta facendo fare passi da gigante ai sistemi automatici di traduzione linguistica e lo stesso sta avvenendo con le tecnologie di teleconferenza. L’unica incognita che può arrestare (o quantomeno rallentare) il fenomeno è di natura politica. Nei paesi occidentali la crisi delle classi medie è sempre più evidente e questo mette a rischio la tenuta sociale. Il successo dei movimenti sovranisti e populisti è figlio di questo malessere. Le èlite economiche e politiche dovrebbero iniziare a farsi carico degli effetti collaterali della globotics prima che sia troppo tardi. Ma per farlo serve una nuova visione del mondo che consenta la distribuzione a tutti (e non solo al 5% dei più ricchi) dei benefici che sta portando la straordinaria rivoluzione tecnologica in corso.