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La proposta di Joe Biden di revocare i brevetti sui vaccini anti Covid e la coda di paglia di Pfizer

Big Pharma molto probabilmente punta ad anticipare il presidente Usa, rendendo inutile una sospensione dei brevetti via Wto

Maurizio Riccidi Maurizio Ricci   
Vaccino Pfizer (Foto Ansa)
Vaccino Pfizer (Foto Ansa)

E' difficile provare simpatia per Pfizer. Il vaccino funziona contro il Covid, ma anche come macchina fabbrica soldi: fra gennaio e marzo, la multinazionale americana ha incassato, solo dalle sue fiale antivirus, 3,5 miliardi di dollari. E' un quarto del suo fatturato complessivo e la sua maggiore fonte di profitto, che la stessa azienda valuta in un pingue 20 per cento. Nel mezzo di una catastrofe epocale, insomma, Pfizer e i suoi azionisti si preparano a guadagnare quasi 700 milioni di dollari, in soli tre mesi, grazie ai vaccini. Produttori come Astra Zeneca e Johnson&Johnson, hanno rinunciato del tutto ai profitti. Moderna, l'altra azienda che utilizza una tecnologia genetica costosa come quella Pfizer, no, ma il vaccino anti-Covid è anche la prima medicina che Moderna riesce a vendere. Pfizer, invece, l'anno scorso, vaccino escluso, ha guadagnato 10 miliardi di dollari: non ha bisogno dei profitti dei vaccini per andare avanti.

La svolta di Biden

Ecco perché, la notizia che Joe Biden è pronto a discutere un accordo internazionale per aggirare brevetti come quelli Pfizer e girare la formula del vaccino a chiunque abbia la tecnologia necessaria è stata accolta con favore e, spesso, con entusiasmo, nei paesi poveri, ma anche in quelli ricchi. Non è solo solidarietà, ma autodifesa. Il ragionamento non è complicato: nei paesi ricchi possono anche esserci già abbastanza vaccini e tu puoi anche essere vaccinato, ma se, al di là delle tue frontiere, l'epidemia infuria, sfornando varianti impreviste che svuotano la tua immunità, riparti anche tu da zero. La pandemia sarà sconfitta, cioè, quando l'immunizzazione di massa sarà globale. Ne siamo molto lontani. Su 700 milioni dosi di vaccino finora distribuite, l'87 per cento è andato ai paesi ricchi. A quelli poveri, come quasi tutti gli africani o i latinoamericani, lo 0,2 per cento. Nei paesi ricchi, una persona su quattro è vaccinata. In quelli poveri, una su 500.

La sospensione dei brevetti

Insomma, occorre un intervento immediato, perché la situazione, come mostra il caso India, sta precipitando. E questo è esattamente il primo problema: il tempo. Quanto tempo ci vuole per trovare, al Wto, l'Organizzazione mondiale per il commercio, un accordo sulla sospensione dei brevetti? La discussione non entrerà nel vivo prima di giugno e l'intesa potrebbe arrivare anche mesi dopo. Fuori tempo massimo. In autunno, la produzione mondiale di vaccini e l'arrivo di nuovi prodotti porterà comunque la disponibilità di dosi ad un livello che consente probabilmente anche vaccinazioni su larga scala a livello globale. O, nello scenario catastrofe, le varianti avranno avuto il tempo di esplodere, conquistando il campo e azzoppando i vaccini esistenti.

Le regole internazional

Una scorciatoia, in realtà, esiste. Le regole internazionali attuali già consentono a singoli governi di sospendere sul loro territorio i brevetti, in caso di emergenza. Vent'anni fa, è stato fatto per le terapie anti-Aids. Se oggi nessuno l'ha fatto per il Covid è perché i governi temono le ritorsioni di Big Pharma. La sortita di Biden fornisce, da questo punto di vista, una copertura politica ad un governo determinato, che anche le multinazionali avrebbero difficoltà a scalfire.

Il brevetto non è l'unico problema

Ma questo ci porta ad un altro ostacolo. Fare i vaccini è complicato e il brevetto non è l'unico problema. Gli esponenti delle multinazionali farmaceutiche, in queste ore, si affannano a spiegare che la produzione dei vaccini richiede la presenza di ingredienti e materie prime non disponibili in misura sufficiente a livello globale e, comunque, non immediatamente. Inoltre, la tecnologia – in particolare per i vaccini a manipolazione genetica, come Pfizer e Moderna – è sofisticata e nuovissima. Trasferirla ad altre aziende non è facile e, in ogni caso, tutt'altro che rapida.

I lunghi tempi di produzione

L'entusiasmo con cui è stata accolta la svolta della Casa Bianca va, dunque, temperato con la consapevolezza che, in ogni caso, i vaccini prodotti da altre aziende, grazie alla sospensione dei brevetti, non arriveranno prima del prossimo anno. Meglio tardi che mai, naturalmente, ma significa anche che, brevetti o no, dovremo ancora aspettare con le dita incrociate prima di sapere se la pandemia è stata superata. L'emergenza resterà con noi, in ogni caso, ancora a lungo.

Il nodo vaccini-Covid

Il nodo vaccini-Covid apre, però, anche questioni più generali e più a lungo termine: sono giustificabili i brevetti, in particolare per medicinali salvavita? Il brevetto (solitamente per 20 anni) crea una sorta di monopolio naturale che consente all'azienda titolare di realizzare profitti consistenti. Senza questa prospettiva, dicono i rappresentanti di Big Pharma, non ci sarebbe innovazione e ricerca. Senza questa prospettiva, Pfizer avrebbe investito i suoi soldi in una tecnologia ancora tutta da verificare, come quella dei vaccini genetici, e poi in una lunga e costosa sperimentazione? Il tema è scottante e riguarda la ricerca medica in genere, compresi, ad esempio, gli antibiotici.

I soldi pubblici

L'argomentazione, tuttavia, è ritagliata ad uso e consumo di Big Pharma. Pfizer ha investito nei vaccini, ma con le spalle largamente coperte dai soldi pubblici. Il goverrno americano ha distribuito oltre 10 miliardi di dollari, l'anno scorso, alle grandi aziende farmaceutiche per alimentare la ricerca sul vaccino e anche in Europa ci sono stati consistenti finanziamenti. Non solo. L'innovazione chiave, quella da cui parte tutto il resto, nel caso del vaccino Pfizer, come di quello Moderna, ovvero la tecnica di codificazione del Rna che deve portare alle cellule dell'organismo il messaggio sul pericolo virus in arrivo non viene dai laboratori Pfizer e neanche da quelli dei suoi soci. E' un brevetto di proprietà pubblica, del National Institute of Health.

La coda di paglia di Pfizer

La triangolazione ricerca privata – ricerca pubblica – brevetti è insomma tutta da portare allo scoperto, rendere trasparente e riesaminare, non solo sotto l'urgenza del caso Covid, ma anche in vista di future emergenze. Per ora, quella triangolazione è sufficiente a dire che Big Pharma, anche nel caso dei brevetti sui vaccini, ha la coda di paglia. E' pronta ad arrendersi a Biden, allora? E' più probabile che punti ad anticiparlo, rendendo inutile una sospensione dei brevetti via Wto. Come? Evitando il precedente della sospensione, ma raggiungendo un risultato paragonabile attraverso una campagna a tappeto di accordi con il maggior numero possibile di aziende, per la cessione su licenza del proprio brevetto.

 

Maurizio Riccidi Maurizio Ricci   
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