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[L’analisi] L’allarme dell’industriale italiano: l’auto elettrica cancellerà un milione di occupati in Europa

Il monito lo ha lanciato Alberto Bombassei, presidente di Brembo. Per il noto imprenditore la crociata contro i motori diesel non è giustificata “perché ormai inquinano” meno degli ibridi

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   
[L’analisi] L’allarme dell’industriale italiano: l’auto elettrica cancellerà un milione di occupati in Europa

Alberto Bombassei è uno dei pochi industriali italiani noti anche al grande pubblico. Storico timoniere e anima di Brembo, uno dei nomi più importanti del settore manifatturiero italiano, leader nella progettazione e produzione di sistemi frenanti. Tra i suoi clienti i nomi più prestigiosi dell’industria automobilistica mondiale: Ferrari, Lamborghini, Porsche, Aston Martin, Jaguar, Bmw, Alfa Romeo, Ford, Nissan, solo per citarne alcuni. Negli Stati Uniti il suo nome è stato ammesso nella Automotive Hall of Fame di Detroit. Pochi conoscono le dinamiche del settore auto come lui. E proprio per questo motivo il grido di allarme lanciato nel corso di una intervista rilasciata al Sole 24 Ore dovrebbe far riflettere tutti e in particolare chi sta al governo: l’avvento dell’auto elettrica rischia di avere un impatto devastante sull’industria europea, che potrebbe perdere fino a un milione di occupati.

Nessuno considera l'impatto sociale dell'auto elettrica 

“Oggi  - ha spiegato - c’è un grande entusiasmo per l’auto elettrica. Nessuno, però, considera il suo impatto sociale. In Europa, se smettessimo di produrre macchine a gasolio o a benzina e facessimo soltanto più auto elettriche perderemmo un lavoratore su tre. Un milione di europei non avrebbe più una occupazione”.

Alberto Bombassei

Europa non più protagonista della manifattura mondiale 

“Per la prima volta – ha avvertito - nella manifattura mondiale si sta costruendo un futuro in cui l’Europa non è più centrale. Nell’industria dell’auto non è mai successo nulla di così radicale. Tutti abbiamo sbagliato. Nessuno di noi ha pensato che potesse esserci una simile accelerazione. Senza questa rapidità, in dieci anni nelle aziende tradizionali saremmo stati pronti. Ma, di tempo, non ce n’è”.

Crociata contro il diesel ingiustificata 

Bombassei non capisce l’accelerazione verso l’elettrico. “Come è possibile  - si chiede – che in Europa, che ha inventato il diesel, non ci si renda conto che, nelle loro ultime versioni, i motori a gasolio inquinano, complessivamente, meno di quelli ibridi?” “Nessuno – ha proseguito - contrasta le lobby dell’elettrico, formate soprattutto da chi produce e da chi distribuisce elettricità. In Germania, perfino i länder tedeschi promuovono regole sempre più restrittive per il diesel. In Italia, la misura governativa dell’ecobonus, al di là della sua rimodulazione finale, è fondata sulla applicazione degli stessi principi, che non tengono conto né del reale impatto ambientale dei motori di ultima generazione né dell’approvvigionamento di elettricità dalla rete né dello smaltimento delle batterie”.

L'Europa è un nano politico 

La conclusione di Bombassei è amara. “L’industria europea, a partire da quella tedesca, è incentrata sull’auto e basata sul diesel. Ma l’Unione europea non sta facendo nulla per difenderla dall’elettrico. Ancora una volta l’Europa si dimostra un gigante industriale e un nano politico”.

 

 

 

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   
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