[Il punto] Aumenti sulle auto inquinanti. Di Maio annuncia modifiche: “Ma la direzione è quella giusta”. Stangare le auto di lusso

Solo il 7 per cento usufruirebbe di incentivi economici. Ma proprio perché le auto green sono poco vendute occorre incentivarne l’acquisto. Scontro tra vicepremier? Quello pentastellato smentisce. Incentivi invece per le auto ecologiche. Quando Grillo esaltava il motore a idrogeno e portava la Twingo green davanti a Mirafiori. Le nuove tecnologie e le prospettive di cambiamento

Auto ecologica
Auto ecologica
di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. Dessì

La nuova tassa sull’auto scatena reazioni veementi da parte degli industriali del settore e accende la disputa all’interno del governo gialloverde. Lo stesso vicepremier Matteo Salvini si dice “contrario a ogni nuova imposta”, mentre l’altro vicepremier Luigi Di Maio ribadisce: “Bonus per chi compra vetture che inquinano meno, piccola penale per gli altri”. Ma qual è l’argomento principale di chi contesta il provvedimento, magari dimenticando gli orientamenti green manifestati in precedenza in Italia, su giornali, media e salotti buoni dell’alta borghesia?

Ne dà un esauriente stralcio Repubblica in un articolo dal titolo significativo: “Per 6 modelli su 10 aumenti di prezzo fino a 3 mila euro”. In pratica, spiega il quotidiano, se diventasse legge l’emendamento approvato in Commissione Bilancio a Montecitorio il 60 per cento delle autovetture potrebbero registrare un aumento del prezzo in Italia da 150 a 3mila euro. Mentre solo il 7 per cento usufruirebbe di incentivi economici. La conclusione cui si giunge di conseguenza? L’incentivo ad acquistare auto ecologiche può trasformarsi in disincentivo.

Incentivi e disincentivi

Ma è proprio così? In sostanza è previsto un disincentivo (da 150 a 3mila euro appunto) per chi comprerà un’auto nuova con emissioni di anidride carbonica superiori a 110 g/km, mentre sarà dato un incentivo (da 6mila a 1500 euro) per auto con emissioni tra 0 e 90 g/km di Co2. Tra i 90 e i 110 grammi tutto resterebbe come prima. In linea generale dunque la svolta sembrerebbe quella giusta. Lo Stato cerca di incentivare le auto ibride ed elettriche come molti nel nostro Paese chiedevano e come fanno in altre realtà geografiche. Ma stando a Repubblica le cose non girano per il verso giusto. 

Il ragionamento fatto sul quotidiano è il seguente: le vendite di auto elettriche al momento nel nostro Paese rappresentano lo 0,3 per cento e quelle delle ibride il 4,5 per cento. Anche sommando le vendite delle auto a metano non si arriva neppure al 7 per cento del mercato totale. E siccome gli incentivi sono previsti unicamente per questo tipo di vetture, mentre per le altre l’incentivo non c’è o addirittura scatta la penalizzazione, si rischia di creare effetti negativi sul mercato e ridurre notevolmente le vendite. Con tutte le conseguenze del caso.

Per fare degli esempi concreti si sottolinea che la Panda 1.2 prodotta a Pomigliano, auto tra le non ibride con basse emissioni di Co2, una delle più vendute in Italia, col nuovo sistema dovrebbe pagare una imposta tra i 400 e i 1000 euro, stesso aumento prevedibile per la 500X. Mentre la Lancia Ypsilon e la Renault Clio rischierebbero aumenti di 300-400 euro. Per altro verrebbero abbastanza risparmiati – nota Repubblica – proprio i modelli Diesel che emettono meno C02 di quelli a benzina, ma con un livello di emissioni di polveri sottili ben più alto.

Le proteste

Il provvedimento ha scatenato quindi le proteste del settore automobilistico. Viene ricordata la posizione dell’Unrae, Associazione delle case estere in Italia, per cui “la misura non aiuta a cambiare il parco auto e influirà sulle vendite”, oppure la reazione dell’Anfia, Associazione nazionale filiera industria automobilistica (“Sbagliata nei contenuti e nei tempi”) e della Federauto, Federazione dei concessionari, che accusa il provvedimento di “disincentivare le vendite con gravi conseguenze occupazionali”.

C’è tuttavia una considerazione da fare: se le vendite sono quelle citate, ovvero le auto ecologiche in Italia sono vendute in percentuale sotto il 7 per cento, non sarà proprio perché nessuno prima ha fatto una significativa campagna di incentivazione? Allora perché prendere come riferimento le percentuali di vendita esistenti? Senza escludere in ogni caso la necessità di stabilire tempi più lunghi e strategici di introduzione delle misure per cambiare il parco auto e la mobilità nel nostro Paese.

Luigi Di Maio

Di Maio precisa

L’argomento è di una sensibilità assoluta perché oltre alle aziende coinvolge i cittadini e le famiglie. Forse per questo il ministro allo Sviluppo Di Maio si è affrettato a precisare con una certa insistenza che lui non vuole “mettere alcuna tassa sulle auto familiari di cui gli italiani hanno bisogno per spostarsi. Dopo il confronto con le aziende automobilistiche, con i lavoratori e i consumatori troveremo il modo per migliorare la norma, che non significa fare marcia indietro". Il leader pentastellato lo ha ribadito anche a Radio 24 parlando dell'ecotassa. "Il nostro obiettivo è di incentivare l'uso dell'auto elettrica, ibrida e a metano. Se qualcuno pensa di far litigare il governo su questa norma si sbaglia – ha poi aggiunto - perché alla fine prevale il buon senso dall'una e dall'altra parte".

Il vicepremier ha annunciato inoltre che incontrerà le aziende automobilistiche, i sindacati e le associazioni dei consumatori "tra lunedì e martedì". E ha inoltre sottolineato che gli interventi sulle auto altamente inquinanti riguardano quelle "non in circolazione ma nuove". Tuttavia ha rimarcato che su questo la norma potrà essere migliorata nel passaggio della manovra al Senato: "Il bicameralismo perfetto esiste anche per questo", ha concluso. Se non è proprio una marcia indietro la frenata comunque c'è. Ed è un bene.

Le battaglie di Grillo

Si tratta del resto di una battaglia fondamentale per il M5S. Non per niente il suo fondatore Beppe Grillo era stato un pioniere delle lotte per l’auto ecologica e per il superamento della prevalenza del combustibile fossile, “causa di inquinamento, crisi economiche e conflitti", ovvero il petrolio. All’inizio l’attenzione si soffermò sul motore a idrogeno. E il comico genovese - come ricorda il Fatto Quotidiano - cominciò a definire (erano gli anni ’90) la tecnologia delle automobili vendute in quel momento il passato. “Da 30 anni tengono la macchina a idrogeno nei cassetti per vendere il petrolio”, proclamava durante i suoi spettacoli. Mentre potevano essere prodotte auto capaci di espellere solo sano "vapore acqueo".

Beppe Grillo

E nel 2002 andò davanti ai cancelli di Fiat Mirafiori con una Renault Twingo ecologica realizzata grazie a un progetto finanziato da Greenpeace. “Voi non perdete il posto di lavoro e gli industriali ci guadagnano perché io ci metto la mia faccia gratuitamente”, disse nell’occasione. Il suo messaggio fece effetto nell’opinione pubblica ma il mondo dell’imprenditoria italiana sembra, anche allo stato attuale, non averlo colto appieno. Nonostante le tante dichiarazioni sulla necessità di percorrere una strada green si continua a produrre e mettere in commercio le solite macchine con motore a scoppio. Nel 2005 Grillo non le mandò a dire all’allora ad della Fiat Sergio Marchionne, accusandolo di “aver dissipato un capitale umano e tecnologico straordinario” con potenzialità ecologiche, per scelte che andavano verso la finanza. “La Fiat è diventata una finanziaria – disse – più interessata a vendere e comprare azioni che produrre beni di consumo migliori”.

La direzione è giusta ma paghi chi compra auto di lusso

In linea generale affrontare la problematica di un futuro caratterizzato da auto in grado di non inquinare è giusto. Bisognerà tuttavia tarare gli interventi per consentire ai cittadini di non subire aggravi insostenibili per l’acquisto dell’auto ed essere messi in condizione di comprare quelle ecologiche con l’ausilio di adeguati incentivi.

Del resto in questa riflessione sull'argomento sta bene un'altra domanda che - come nota Fabio Amato sul Fatto - andrebbe girata dal governo ai costruttori: com'è possibile che si lucri su automobili i cui motori hanno livelli di emissioni invariati rispetto a 20 anni fa?". Si tratta in gran parte dei casi di auto di fascia bassa, quelle destinate alla fine a chi ha meno disponibilità economica. Così "si crea il perfetto capro espiatorio: sei povero, quindi hai un'auto inquinante e finisce che ti tassano pure". Se la direzione del provvedimento è corretta sarebbe però cosa buona e giusta "stangare invece chi acquista auto di lusso e riformare il superbollo reintrodotto dal governo Monti legandolo non solo alla potenza, ma al rapporto tra lusso e inquinamento. Hai i soldi per comprare una Porsche? Di certo li hai anche per una Tesla (elettrica, ndr). Se prendi la Porsche paghi molto di più a parità di Kw".

Lo sviluppo delle nuove tecnologie alternative al motore che utilizza derivati del petrolio è una direzione indispensabile da prendere, anche per cambiare in definitiva le sorti del pianeta in cui viviamo. Una prospettiva da affrontare riguardo a tutte le rivoluzioni tecnico-scientifiche che si delineano all’orizzonte.

Ci riusciremo? Se lo chiede lo stesso Beppe Grillo che nel suo blog ha scritto: “Non so se questo sviluppo frenetico, tecnologico e scientifico ci cambierà. Però so che questa tecnologia ci porterà a ribadire tutti i concetti uomo-macchina, le leggi di Asimov (famosissima la prima: “Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno”, ndr).… Dove stiamo andando? Cosa stiamo facendo? Cosa stiamo aspettando? E’ quello che sta avvenendo nella politica italiana…