Sì ad Ape social ed Opzione donna anche nel prossimo anno. Ecco come andare in pensione prima

Nel primo caso servono almeno 63 anni di età e 30 anni di contribuzione per lasciare il lavoro con una indennità a carico dello Stato. Nell’altro occorrono 35 anni di contribuzione e 58 anni di età per anticipare l’uscita accettando il calcolo contributivo. La proroga con la legge di bilancio

Proroga per Ape social e Opzione donna (Ansa)
Proroga per Ape social e Opzione donna (Ansa)

Uteriore tempo per chi voglia usufruire dei vantaggi dell’Ape social e di Opzione donna per andare prima in pensione. Se verranno confermate le voci che circolano a proposito della legge di Bilancio le due misure dovrebbero permanere per il 2020 ed anche oltre. Più precisamente l’Ape social, varata per chi vive alcune situazioni di disagio come la disoccupazione, l’invalidità o il lavoro gravoso,  avrà sicuramente valenza fino a dicembre del prossimo anno, mentre Opzione donna, pensata per venire incontro alle lavoratrici, potrà essere utilizzata anche da quante matureranno i requisiti entro il 29 febbraio 2020.

La discussione sul dopo Quota 100

Per il resto la disciplina di Quota 100 dovrebbe restare invariata fino al dicembre 2021. Rimane però aperta la discussione su quanto si farà, a partire dal 1 gennaio 2022, per evitare il ritorno alle rigidità della legge Fornero. Anche se ci sono proposte interessanti in materia, come quella dell’ex ministro del Lavoro e attuale presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano (vedi intervista), propenso a introdurre una vera quota (Quota 99) per consentire, a chi voglia farlo, di lasciare prima il lavoro.

La proroga dell'Ape social

La proroga della disciplina, che consente a chi ha almeno 63 anni di età e 30 anni di contribuzione (36 per chi svolge lavori gravosi) di uscire dal lavoro, ricorrendo certe condizioni, con una indennità a carico dello Stato, è prevista da un apposito articolo della legge di Bilancio. In pratica alla previsione di scadenza del “31 dicembre 2019” si sostituisce quella del “31 dicembre 2020”.

Per mantenere l’Ape social (Anticipo pensionistico sociale) sono messi in gioco 108 milioni di euro aggiuntivi per il 2020, altri 218 per il 2021 e 184 per l’anno successivo.  E ancora, 124,4 milioni di euro per l'anno 2023, 57,1 milioni di euro per l'anno 2024 e 2,2 milioni di euro per l'anno 2025.

L'Ape social ci sarà anche nel 2020 (Ansa)

Ma come funziona l’Ape social? A voler sintetizzare, chi può vantare i 63 anni di età e i 30 di contributi può avere una indennità fino al momento della maturazione del requisito per la pensione, di vecchiaia o anticipata, pari alla rata mensile calcolata nel momento in cui si accede alla prerogativa. Tenendo conto che c’è un tetto di 1.500 euro, per cui, anche se la cifra calcolata è maggiore, si percepiscono sempre e comunque 1.500 euro.

Da chiarire ovviamente che – come si accennava – l’Ape social può essere goduta solo se esistono talune  condizioni: si è disoccupati a causa di licenziamento, si ha una riduzione della capacità lavorativa con almeno 30 anni di contributi versati, ci sono state dimissioni per giusta causa, si ha risoluzione consensuale o scadenza del lavoro a tempo determinato, si assiste da almeno sei mesi un coniuge o un parente di primo grado portatore di handicap, si è lavoratore dipendente con almeno 36 anni di contributi e si sono svolte negli ultimi anni attività gravose, comprese in una apposita lista. (vedi sull’argomento quanto specificato dall'Inps).

Opzione donna

Quanto ad opzione donna va precisato prima di tutto che le lavoratrici intenzionate ad andare in pensione anticipata, e in possesso dei requisiti di 35 anni di contribuzione e 58 anni di età (59 se si tratta di lavoratrici autonome), possono anticipare l’uscita ma accettando a quel punto il sistema di totale calcolo contributivo della pensione. Una condizione da valutare attentamente, in quanto la penalizzazione potrebbe in certi casi rivelarsi pesante.

La proroga

A questo proposito la bozza di legge di Bilancio prevede che alle parole dell'articolo 16, del decreto legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito con modificazioni dalla legge 28 marzo 2019, n. 26, al comma 1, le parole “il 31 dicembre 2018” siano sostituite con “il 31 dicembre 2019” e quelle al comma 3 “entro il 28 febbraio 2019” siano sostituite da “entro il 29 febbraio 2020”.

Proroga per Opzione donna (Ansa)

La prima disposizione si riferisce alla data entro cui le lavoratrici devono possedere i 35 anni di contribuzione e i 58 anni di età (59 se si tratta di lavoratrici autonome) per godere dell’agevolazione. La seconda data si riferisce al personale della scuola, che può presentare domanda entro il 29 febbraio 2020, per andare in pensione con l’inizio del nuovo anno scolastico.

La lavoratrice che presenta la richiesta, per poter contare sull’assegno, dovrà tener presenti le finestre di accesso. Ovvero, potrà contare sull’assegno 12 mesi dopo la maturazione dei requisiti se si tratta di dipendente, oppure dopo 18 mesi se si tratta di lavoratrice autonoma. Per il personale della scuola è prevista invece la data del primo settembre.

La richiesta  di pensionamento può essere presentata, online, presso gli sportelli preposti o attraverso gli enti di patronato.

Tutti i provvedimenti sono da considerarsi stabiliti ovviamente in via provvisoria, perché dovranno essere approvati dal parlamento con la manovra entro la fine dell’anno.

 

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