Affitti brevi su Airbnb e Booking: due mesi di tempo per mettersi in regola. Ecco i passi da seguire

In arrivo i decreti che istituiranno il codice unico e faranno sì che Fisco, comuni e Questura possano incrociare i dati. Sanzioni per chi trasgredisce

Affitti brevi su Airbnb e Booking: due mesi di tempo per mettersi in regola. Ecco i passi da seguire

E' ormai quasi automatico: quando decidiamo di partire per le vacanze, dopo aver scelto la destinazione la prima cosa che facciamo è cercare l'alloggio dove trascorrere momenti indimenticabili attraverso siti di mediazione online quali Airbnb e Booking. Sono facili da usare, versatili e instancabili collettori di luoghi sempre diversi in ogni parte del mondo, compresa l'Italia. E proprio nel Bel Paese si registra un boom di case e camere destinate agli affitti brevi messi sul mercato attraverso queste piattaforme on line. Da tempo i governi si stanno interrogando su come riportare queste locazioni in un ambito di legalità fiscale, visto che per lo più sfuggono alla mano lunga del fisco. 

Emersione del sommerso

L'ultimo che provò a metterci sopra le mani fu Gentiloni premier che introdusse una norma che trasformava le piattaforme in sostituti d'imposta, tenuti quindi all'applicazione dell'aliquota del 21 per cento sulle transazioni. Ma la legge è rimasta sostanzialmente inapplicata, anche perché Airbnb presentò ricorso rifiutandosi nella sostanza di applicarla (è atteso il pronunciamento del Consiglio di Stato). Oggi il legislatore ci riprova e mette in cantiere alcune norme rivolte a far emergere il sommerso. 

Il primo passo, scrive il Sole 24 Ore, è la creazione di una banca dati nazionale nella quale affluiscano i dati realtivi alle abitazioni sottoposte ad affitti brevi, a cui verrà assegnato un codice alfanumerico. Tutti i dettagli relativi a gestione, sicurezza, accesso alle informazioni saranno il contenuti in un decreto ministeriale che arriverà entro fine luglio, come stabilito dal decreto Crescita (Dl 34/2019, convertito dalla legge 58).

Cos'è il codice identificativo

Quindi di qui a breve chi possiede alloggi e li vuole affittare, chi lavora come intermediario immobiliare e chi favorisce l'incontro della domanda e dell'offerta come Airbnb e Booking avrà l'obbligo di pubblicare il codice identificativo "in ogni comunicazione inerente l’offerta e la promozione dei servizi all’utenza". Sono previste anche sanzioni che vanno da 500 a 5 mila euro.

L'obbligo di comunicare l'identità degli ospiti alla Questura resta e sarà facilitato attraverso l'inserimento delle informazioni nell'apposito portal della Polizia di Stato "Alloggiati Web" entro le 24 ore successive all'arrivo. E non manca la previsione dell'incrocio dei dati ai fini fiscali. Il Dl Crescita infatti ha stabilito che il ministero competente invii tutti i dati all'Agenzia delle entrate, la quale procederà così a effettuare i dovuti controlli. Sarà quindi cura del fisco girarli ai comuni ai fini dell'applicazione della tassa di soggiorno.

Quindi i comuni gestiranno i dati ai fini fiscali così come gli intermediari (compresi quelli online), i quali saranno tenuti a versare il 21 per cento di ritenuta d'acconto, applicando la legge del 2017. A questo punto il fisco avrà sotto controllo tutta la situazione relativa agli affitti brevi così da poter attuare controlli sulle irregolarità.

Perché il percorso sia completato, è necessario attendere il decreto attuativo. E' chiaro che la norma nazionale si dovrà integrare con quella delle Regioni, alcune delle quali (come la Sardegna, la Lombardia o la Toscana) hanno già attuato il codice identificativo. Ma saranno le norme nazionali, come detto, a dare concretezza al codice unico