[La storia] Top manager italiani a ruba tra le multinazionali: i migliori a gestire il caos

L’elenco di connazionali che occupa i posti di comando di grandi aziende internazionali è molto lungo. Per gli esperti paga la creatività e la capacità di gestire ambienti complessi

Top manager italiani a ruba tra le multinazionali: i migliori a gestire il caos

La notizia arrivata dagli Stati Uniti è una di quelle destinate a suscitare molta curiosità: sarà un manager italiano a guidare una delle più grandi fusioni della storia nel settore farmaceutico. Si tratta di Giovanni Caforio, amministratore delegato di Bristol Myers Squibb che per 74 miliardi di dollari ha acquistato Celgene. Nascerà un colosso da 140 miliardi di dollari. La notizia è stata ripresa da l’Economia del Corriere della Sera che ha fatto anche il punto sui tanti top managers italiani che dirigono importanti aziende straniere. Caforio è infatti solo la punta dell’iceberg di una pattuglia molto numerosa che ricopre incarichi di vertice praticamente in ogni settore.

Giovanni Caforio

Ceo nel lusso, hi-tech, auto e finanza 

Tra i manager indicati da l'Economia, nella moda e nel lusso figurano Piero Beccari (ceo di Dior), Marco Bizzarri (ceo di Gucci), Francesca Bellettini (ceo di Saint Laurent) e Marco Gobetti (ceo di Burberry). Nel campo delle tecnologie avanzate, il chief financial officer di Apple, Luca Maestri, è uno dei più stretti collaboratori di Tim Cook. Diego Piacentini è stato invece braccio destro del fondatore di Amazon, Jeff Bezos, fino al 2016 quando ha accettato la proposta dell'allora premier Matteo Renzi di diventare Commissario per l’agenda digitale. Nel settore auto Luca De Meo è presidente di Seat, e Daniele Schillaci vice presidente di Nissan. In campo finanziario si segnalano Andrea Orcel come amministratore delegato del colosso bancario spagnolo Santander e Mario Greco ceo del gruppo assicurativo svizzero Zurich. Fino a poco tempo fa nel settore delle telecomunicazioni figurava Vittorio Colao alla guida di Vodafone.

Italiani creativi e i più bravi a gestire il caos 

Perché così tanti italiani vengono chiamati a guidare gruppi stranieri? Una spiegazione l’ha data a l’Economia del Corriere della Sera, Giovanna Brambilla, amministratrice delegata di Value Search, società di head hunting: “I manager italiani sono bravi”. Andrea Pontremoli, ex ceo di Ibm Italia, ha invece spiegato che “gli italiani sono i migliori a gestire il caos e sono creativi”. Per Michele Parisatto, managing partner di Kpmg, gli italiani “di solito hanno uno stile di leadership più soft rispetto agli anglosassoni e questo è più apprezzato dalle aziende multinazionali perché favorisce il dialogo tra culture anche molto diverse tra loro”.

Export di manager destinato ad aumentare in futuro 

L’antico detto, italiani popolo di santi, poeti e navigatori, andrebbe dunque aggiornato aggiungendo anche la categoria dei manager. Anche perché il numero di professionisti italiani che lascia l’Italia è destinato ad aumentare in futuro. Il fenomeno della “fuga dei cervelli” è noto da tempo e si è ulteriormente accentuato a causa della crisi che ha colpito il nostro Paese. “In Italia – ha spiegato Michela Brambilla – manca ancora una vera cultura del merito, le grandi aziende sono poche e dunque le opportunità sono minori rispetto all’estero dove i percorsi di inserimento sono strutturati e fanno intravedere percorsi di sbocco. Prima si iniziava in Italia e poi andava all’estero, oggi i giovani partono subito da oltre confine”.