[Il punto] Tensioni con l’Europa sui conti pubblici, ecco l’uomo che piegherà Salvini

Per la guida della Banca Centrale Europea riprende quota il nome del presidente della Bundesbank, Jens Weidmann. Un falco dell’austerità che a differenza di Mario Draghi non si metterebbe troppi problemi a lasciare il nostro Paese alla mercé della speculazione finanziaria

[Il punto] Tensioni con l’Europa, ecco l’uomo che piegherà Salvini e farà “ragionare” l’Italia
Matteo Salvini

Archiviate le elezioni europee, due partite (già iniziate) decideranno il futuro dell’Italia nei prossimi mesi. La prima (sotto gli occhi di tutti) è lo scontro tra il nostro governo e la Commissione europea sui conti pubblici. La seconda è invece il grande risiko sulle cariche istituzionali più importanti del Vecchio Continente. E di fronte alla sfida lanciata da Salvini (il nuovo dominus della politica italiana) che ha detto apertamente (in diretta Facebook dal tetto del Viminale) di non voler più sottostare ai vincoli di Bruxelles, il nome che conquisterà la poltrona della Bce sarà per noi di vitale importanza. Se, come sembra, andrà al falco tedesco Jens Weidmann, saranno dolori. Senza l’ombrello di Francoforte (aperto in questi anni da Mario Draghi) saremo esposti senza nessuna protezione alla fauci dei mercati finanziari. E tutto potrebbe crollare, esattamente come avvenuto nel 2011. Ma andiamo per ordine incasellando i vari capitoli di questa intricata matassa.

Jans Weidmann

Il discorso di Salvini dal tetto del Viminale

Portato a casa il ricco bottino delle europee (il 34,3% dei voti) Salvini si è armato di smartphone e in diretta Facebook ha annunciato agli italiani che d’ora in avanti si cambierà registro. "Avanti tutta con la flat tax" (costo stimato 30 miliardi di euro) e soprattutto schiena diritta con Bruxelles: "L’austerity in tutti questi anni non ha funzionato ed è arrivato il momento di cambiare pagina". Tradotto in altri termini: nuovo deficit e dunque nuovo debito.

La lettera della Commissione europea

La risposta di Bruxelles non si è fatta attendere. Dalla capitale belga è partita immediatamente una lettera indirizzata a Palazzo Chigi per ricordarci che “nel 2018 l’Italia non ha fatto progressi sufficienti per assicurare il rispetto della regola sul debito”. Il nostro premier, Giuseppe Conte. dovrebbe rispondere entro venerdì ma non ci sono ormai dubbi che mercoledì prossimo (indipendentemente dalla risposta di Roma) la Commissione sentenzierà che la situazione dei conti italiani giustifica l’apertura di una procedura per debito. Risultato? Si torna esattamente dove si stava in autunno, prima del varo della Legge di Bilancio che per evitare la procedura ha abbassato l’obiettivo del deficit dal 2,4% al 2,04%.

Spread corre verso quota 300 

Le nuove tensioni tra Roma e Bruxelles sono state ovviamente rilevate dai mercati finanziari con lo spread che ormai viaggio con forza verso 300 punti (vedere grafico di sotto). E’ stato detto e ridetto tante volte ma è opportuno ricordarlo: per noi non è una buona notizia. Il motivo è semplice: aumenteranno i nostri costi per finanziare il debito.

La partita sulle cariche europee

La seconda partita scattata con l’archiviazione delle elezioni europee è quella sulle cariche istituzionali del Continente. Macron e liberaldemocratici (una delle forze uscite vincitrici dalla tornata elettorale) si stanno opponendo alla nomina del tedesco Manfred Weber, del PPE, alla guida della Commissione europea. Scenario che non preoccupa più di tanto Berlino che in cambio è pronta a chiedere un’altra poltrona di peso: la guida della Bce. Dopo i francesi (Trichet) e gli italiani (Draghi) è nell’ordine delle cose che ora tocchi a loro. E il nome c’è già: l’attuale presidente della Bundesbank, Jens Weidmann. Il leader dello schieramento europeo dei rigoristi che in questi anni ha fatto di tutto per ostacolare le misure messe in campo da Draghi ed in particolare il Quantitative easing che è stata la vera ciambella di salvataggio del nostro Paese. 

Il sostegno di rigoristi e sovranisti 

Weidmann è molto popolare in Germania e in Europa per le sue posizioni ortodosse. A sostenerlo non solo gli alleati rigoristi del Nord (Paesi Bassi e Finlandia in primo luogo) ma anche il fronte sovranista dell’Est, teoricamente "amico” del nostro Salvini. Gli austriaci (notoriamnte vicini al gruppo di Visegrad) da poco ci hanno inviato un chiaro messaggio. Il loro ministro del Tesoro ha detto senza tanti giri di parole che Vienna “non è disposta a pagare i debiti dell’Italia”. La conferma che l'amicizia tra sovranisti europei si basa sull'avversione agli immigrati e non certo su comuni interessi economici. 

Lo scenario da incubo per l'Italia 

La nomina del falco della Bundesbank alla guida dell’Eurotower sarebbe per Salvini (ma per tutti gli italiani) una delle peggiori notizie possibili. Presentarsi in Europa non solo non rispettando le clausole di salvaguardia sull’Iva (oltre 20 miliardi di euro) ma anche con un nuovo “buco” di 30 miliardi per sostenere il varo della flat tax avrebbe un effetto dirompente. Non bisogna essere Nostradamus per prevedere che sui mercati finanziari si scatenerebbe l’inferno e con Weidmann al timone della Bce (il mandato di Draghi scade il 31 ottobre) per noi sarebbe un autunno davvero caldo, dalle conseguenze imprevedibili.

Le tre speranze degli italiani 

Non ci resta dunque che sperare in tre cose. La prima è che il tedesco Manfred Weber prenda la guida della Commissione Europea. La seconda (conseguenza della prima) è che nella poltrona più importante di Francoforte ci vada il francese François Villeroy (più in linea con le posizioni di Draghi). La terza (infine) è che finalmente in Italia finisca l’era della propaganda elettorale infinita e che Salvini & Co inizino finalmente ad amministrare seriamente questo Paese. 

Un anno di spread Btp-Bund