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[Il Caso] Stop degli Stati Uniti a Di Maio: l’Italia non può entrare nella nuova Via della Seta cinese

Dura presa di posizione della Casa Bianca sull’intenzione del nostro governo di firmare l’intesa con Pechino. Il ministro dello Sviluppo costretto a fare marcia indietro

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   
Stop degli Stati Uniti a Di Maio: l’Italia non può entrare nella nuova Via della Seta cinese

“Questo matrimonio non s’ha da fare”. Questo il senso del messaggio inviato da Washington a Roma sull’intenzione del nostro governo di aderire ufficialmente al progetto cinese Belt and Road, più conosciuto come nuova Via della Seta, che punta a creare una grande rete infrastrutturale di trasporti ferroviari e marittimi tra estremo oriente ed Europa. Disegno che vorrebbe fare del porto di Trieste il punto di arrivo delle navi cinesi nel Vecchio Continente.

Le dichiarazioni al Financial Times 

L’altolà americano all’Italia è stato pronunciato dal portavoce per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Garret Marquis. In una intervista rilasciata al Financial Times il funzionario ha usato parole nette e chiare: “Siamo scettici che l’adesione possa portare benefici economici durevoli al popolo italiano. Nel lungo periodo potrebbe finire per danneggiare la reputazione globale del Paese”. Tradotto in termini ancora più semplici: fate attenzione, l’abbraccio con  Pechino potrebbe costarvi l’isolamento diplomatico. E a dare man forte a Washington c’è anche Bruxelles. La Commissione europea ha invitato Roma “a rispettare l’unità della Ue”. L’Italia sarebbe infatti il primo Paese europeo ad aderire ufficialmente alla nuova Via della Seta.

Di Maio già due volte in Cina 

Le dichiarazioni di Garret Marquis non sono state un fulmine a ciel sereno. Da tempo la diplomazia americana sta lavorando ai fianchi quella italiana in particolare dopo che il ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio, si è recato per ben due volte in Cina nel giro di pochi mesi (a settembre e poi a novembre). E a confermare la forte sintonia tra il Dragone e il nostro esecutivo c’è anche la visita del leader cinese Xi Jinping in Italia programmata per il prossimo 21 marzo.

I timori dell'America 

Perché Washington teme la nuova Via della Seta? Il motivo è semplice. Vede l’imponente progetto come un tentativo della Cina di ribaltare il dominio americano sul commercio e sulla politica internazionale. E questo spiega perché il boicottaggio dell’iniziativa non è partito con Donal Trump ma già ai tempi della presidenza Obama.

Grafica sulla nuova Via sella Seta elaborata da Agi

Governo attratto dagli investimenti cinesi 

Perché invece il nostro governo pur conoscendo l’avversione americana ha insistito nell’andare avanti con il pericoloso abbraccio con la potenza asiatica? La ragione ha a che fare con la disperata necessità di attrarre investimenti nel nostro Paese per sostenere la crescita economica. E’ importante precisare però che Pechino non ci regalerebbe nulla in quanto il progetto Belt and Road prevede la concessione di prestiti da parte della Cina ai paesi partner (da definire all’interno di accordi bilaterali) per finanziare la costruzione dell'opere. 

La retromarcia di Di Maio

Ma il nuovo stop americano reso noto al mondo intero (il Financial Times è la bibbia dell’informazione finanziaria mondiale) e il chiaro monito sui rischi di un nostro isolamento diplomatico avrebbero prodotto l’effetto desiderato. Secondo quanto riferito dal quotidiano la Repubblica Luigi Di Maio avrebbe deciso “di tirare il freno a mano”. Decisione sostenuta anche dall’allegato leghista che fin dall’inizio avrebbe espresso dubbi sull’iniziativa portata avanti dal M5s.

 

 

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   

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