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[La storia] Pessina, il terzo uomo più ricco d’Italia che progetta le farmacie del futuro

Partito a fine anni ’70 dall’azienda di famiglia oggi guida il più grande colosso mondiale della distribuzione farmaceutica. Grazie allo sviluppo delle tecnologie vede le farmacie del futuro come hub in grado di dire ai clienti di cosa hanno bisogno per stare meglio o evitare l’insorgenza di malattie

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   
[La storia] Pessina, il terzo uomo più ricco d’Italia che progetta le farmacie del futuro
Stefano Pessina

Il nome di Stefano Pessina è praticamente sconosciuto al grande pubblico italiano nonostante sia (secondo le stime della rivista americana Forbes) il terzo uomo più ricco d’Italia con un patrimonio personale di circa 11,2 miliardi di dollari. Pessina, assieme alla sua partner Ornella Barra,  è stato protagonista di una delle più incredibili storie imprenditoriali italiane degli ultimi decenni che lo ha portato ad essere azionista di riferimento e amministratore delegato di Walgreen Boots Alliance, la più grande azienda mondiale di prodotti per la salute e il benessere, con 18.500 mila punti vendita, 415 mila dipendenti, 390 centri di distribuzione che effettuano consegne a più di 230 mila farmacie, ospedali e ambulatori in più di 20 paesi diversi. 

Gli esordi a fine anni '70 

La storia imprenditoriale di Pessina (oggi 77enne) inizia alla fine degli anni ’70 in Campania. Dopo aver conseguito la laurea in Ingegneria al Politecnico di Milano decide di prendere in mano l’azienda di famiglia, Alleanza Farmaceutica, che si occupa di distribuzione di prodotti farmaceutici. In breve tempo si espande in tutto il Meridione.

L'incontro con Ornella Barra

Un primo punto di svolta arriva nel 1986 quando Alleanza Farmaceutica si fonde con Di Pharma, altra azienda che opera nella distribuzione di medicinali fondata da Ornella Barra, che diventerà partner di affari e sentimentale di Pessina. I due assieme iniziano una crescita inarrestabile basata su una serie di acquisizioni e fusioni che li porterà ad espandersi fuori dall’Italia: in Francia, in Gran Bretagna, in Russia e in Cina. Il risultato finale è la creazione di Alliance Boots.

Stefano Pessina assieme a Ornella Barra

La fusione tra Alliance Boots e Wallgreen

Il secondo punto di svolta arriva nel 2014 quando gli americani di Walgreens acquisiscono Alliance Boots per dare vita a Walgreen Boots Alliance, il principale operatore del settore. Il timone del nuovo colosso viene affiato a Pessina che detiene anche la quota azionaria più rilevante, pari al 15,36%.

Fatturato oltre 100 miliardi 

I  numeri di Walgreen Boots Alliance sono impressionanti. Il 2017 si è chiuso con un fatturato di 118,2 miliardi di dollari e un utile netto di 4,07 miliardi. L’azienda nel giugno del 2018 è entrata nel paniere delle 30 blue chips dell’indice Dow Jones, ovvero la lista dei 30 titoli azionari più importanti. 

Un pericolo di nome Amazon 

Pessina da tempo ha la cittadinanza monegasca e si tiene a distanza dalle questioni italiane. Pochi giorni fa ha però rilasciato una intervista a l’Economia del Corriere della sera dove ha fornito importanti indicazioni per capire come si evolveranno in futuro le farmacie. Anche in questo settore un ruolo cruciale lo svolgerà l’innovazione tecnologica. Il pericolo numero 1 si chiama Amazon che negli Stati Uniti ha acquisito la licenza per distribuire anche i medicinali con ricetta. 

Lo sbarco nell'ecommerce 

Ma Pessina non sta guardando passivamente la rivoluzione in corso del commercio elettronico. “La nostra app – ha spiegato – è stata scaricata 55 milioni di volte negli ultimi 18 mesi. Il 20% dei medicinali che vendiamo per problemi cronici passa già da qui. Oggi possiamo consegnare i nostri prodotti in giornata alla maggior parte degli americani e in soli due giorni a tutti gli altri, compresi quelli che vivono in Alaska”.

La resistenza dei canali fisici 

L’imprenditore italiano non crede però nella scomparsa del canale di vendita fisico. “Le farmacie e la tecnologia sono complementari perché ci sarà sempre la necessità di avere un rapporto umano con il farmacista”. “L’idea  che un domani – ha proseguito – la gente sarà contenta di parlare con Alexa e aspettare a casa i medicinali magari dopo aver avuto la valutazione di una intelligenza artificiale è estremamente improbabile per un certo numero di generazioni”.

Le farmacie come hub di salute 

La relazione tra farmacie e pazienti è destinata però a cambiare grazie alla tecnologia. “Immaginiamo – ha spiegato Pessina – che un individuo sia a rischio diabete. E’ una informazione che noi possiamo avere se viene nelle nostre farmacie e accetta i nostri programmi. Ora se quel cliente, sempre nei nostri store Walgreens, compra prodotti troppo zuccherati noi lo possiamo avvertire sullo smartphone ricordandogli che gli fa male e che rischia di aumentare la probabilità che il diabete insorga”. “Questa – ha concluso – è la vera farmacia del futuro. Un hub fisico dove virtualmente possiamo dire al nostro cliente di cosa ha bisogno”.

 

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