[Il caso] San Francisco si ribella, prima città americana che vieta il riconoscimento facciale. Ecco perché

Importante presa di posizione a tutela della privacy dal luogo dove è nata la rivoluzione tecnologica che sta portando all'avvento della società della sorveglianza

[Il caso] San Francisco si ribella, prima città americana che vieta il riconoscimento facciale. Ecco perché

L'amministrazione di San Francisco ha messo al bando la tecnologia per il riconoscimento facciale da parte della polizia. Fatto di notevole rilevanza dato che si tratta della prima città americana che impone questo divieto da cui sono esclusi solamente gli aeroporti e le strutture federali. I sostenitori del provvedimento hanno spiegato che il riconoscimento facciale rappresenta una grave minaccia per la privacy. Nello specifico, hanno precisato, potrebbe aver ripercussioni pericolose sul fronte della discriminazione razziale.

La società della sorveglianza 

La notizia arrivata dalla California non può che essere salutata con favore per due motivi. Il primo è che ristabilisce la supremazia dei diritti e delle libertà civili rispetto ad altre esigenze, in questo caso specifico la sicurezza. Il secondo è che questa presa di posizione a tutela della privacy arriva dal luogo in cui è nata la grande rivoluzione tecnologica che sta di fatto sbriciolando la riservatezza personale e facendo nascere quella che sociologi ed economisti chiamano società o capitalismo della sorveglianza. Una nuova forma di organizzazione sociale ed economica in cui i dati personali delle persone sono diventati il nuovo petrolio, merce da vendere e comprare per far crescere vendite e profitti. 

La rivoluzione dei cookie 

Il capitalismo della sorveglianza nasce con l’invenzione dei cookie, letteralmente biscotti, una tecnologia informatica che sfrutta i browser di navigazione (i vari Internet Explorer, Mozilla Firefox, Google Chrome) per implementare meccanismi di identificazione degli utenti internet da parte dei siti web. Il primo utilizzo di un cookie risale al 1994 quando furono utilizzati da Netscape per individuare i navigatori che avevano già visitato il sito web. Nel 1995 la tecnologia è stata integrata anche in Internet Explorer 2 di Microsoft, all’epoca il browser più rilevante al mondo, ed è diventata di fondamentale importanza nella gestione del nascente business della pubblicità online, per consentire l’invio ai navigatori di pubblicità profilate, ovvero il più possibile in linea con i loro interessi.

Nei primi anni non solo l’opinione pubblica ma anche le istituzioni sono rimaste all’oscuro dell’uso dei cookie. Ma nel 1996, grazie ad un articolo pubblicato sul Financial Times, il tema è finalmente diventato di dominio pubblico, scatenando un forte dibattito. La tecnologia fu oggetto di investigazione da parte delle autorità americane e si arrivò ad una prima regolamentazione sul suo utilizzo.

Si deve ai cookie il "miracolo" (per alcuni) della pubblicità che ci segue da un sito all’altro. Ovvero il cercare informazioni su un certo prodotto (per esempio un paio di scarpe sportive) su una piattaforma di commercio elettronico e successivamente ricevere messaggi pubblicitari sul prodotto che abbiamo visto (proprio quelle scarpe sportive a cui siamo interessati) in altri siti web non commerciali come un giornale online o un blog. La tecnica, chiamata remarketing o retargeting, è uno dei casi più eclatanti di cosa si può fare tracciando online il comportamento degli utenti. 

Google e il business dei dati personali 

Un secondo punto di svolta per la nascita della società o capitalismo della sorveglianza si è avuto nel 1998 con la nascita di Google, la prima azienda della storia ad aver capito che i dati degli utenti potevano diventare una miniera d’oro. Per la precisione quelli delle nostre ricerche online, che anche in questo caso potevano essere utilizzati per farci vedere inserzioni pubblicitarie adatte alle nostre esigenze.

Google ha iniziato con le ricerche online ma rapidamente ha esteso la raccolta dei dati personali ad una lunga lista di servizi. Tra i più rilevanti la posta elettronica (Gmail), il browser Chrome, il sistema operativo degli smartphone Android, la piattaforma di video streaming You Tube. L’ultima e più rilevante novità tecnologica è il lancio del Google Assistant, uno dei sistemi di intelligenza artificiale più avanzati del mondo, in grado di conversare con gli esseri umani ma anche di ascoltarli e capirli restando in stand by. Se utilizziamo questi servizi, nessuna azienda al mondo ci conosce meglio di Google che grazie al telefono cellulare ci segue anche fuori dal web, rilevando puntualmente nel corso della giornata i nostri spostamenti fisici.

Facebook e la pubblicità targetizzata 

Il terzo punto di svolta è stata la nascita dei social network, ed in particolare di Facebook. Piattaforme tecnologiche di relazione sociale ma soprattutto (ancora una volta) di raccolta di informazioni personali sui singoli utenti, utilizzate dagli algoritmi non solo per proporre contenuti graditi nelle nostre bacheche personali ma anche (e soprattutto) per farci vedere pubblicità targetizzata ovvero ideale per i nostri interessi.

Niente di sorprendete dato che a Facebook regaliamo una enorme mole di informazioni che ci riguardano, nel momento dell’iscrizione (creazione dell’account) e soprattutto quotidianamente interagendo con i contenuti pubblicati nel nostro news feed (like, condivisioni, commenti, click). Il cosiddetto engagement che non è altro che una enorme operazione di raccolta e archiviazione di informazioni personali su miliardi di cittadini in tutto il globo. 

L'insegnamento di Cambridge Analytica 

Quanto possa essere pericolosa questa nuova forma di società della sorveglianza si è capito con lo scandalo di Cambridge Analytica, la società di consulenza britannica che ha utilizzato informazioni personali su 87 milioni di elettori americani per condizionare le elezioni politiche presidenziali del 2016 in favore di Donald Trump. E pochi mesi prima aveva fatto lo stesso con il referendum sulla Brexit che ha visto la vittoria del Leave ovvero di coloro che volevano uscire dall’Unione Europea.

Il meccanismo sfruttato da Cambridge Analytica è stato molto semplice: capire lo stato d’animo degli elettori per poi confezionare messaggi propagandistici idonei ad orientare le loro opinioni e dunque indurre un certo comportamento (in questi casi specifici il voto a favore della Brexit e di Trump).

La modifica comportamentale 

In generale si può dunque affermare che dalla società o capitalismo della sorveglianza è scaturita la modificazione comportamentale, una serie di interventi attraverso internet in grado di accompagnare gli utenti verso un comportamento desiderato. Perché questa generalizzazione? Il motivo è semplice: perché il processo utilizzato da Cambridge Analytica in campo politico è esattamente lo stesso di quello utilizzato dalle aziende in campo commerciale.

L'era degli oggetti smart 

E purtroppo quanto visto fino ad ora è solo la punta dell’iceberg. E’ solo lo stadio iniziale del capitalismo della sorveglianza che in futuro sarà in grado di accumulare informazioni personali sui singoli cittadini ben oltre il web. La chiave di volta è la diffusione degli oggetti smart, ovvero quelli intelligenti in quanto capaci di connettersi in rete e trasmettere informazioni.

I campi di applicazione sono praticamente infiniti. I dispositivi medici e le cosiddette tecnologie indossabili potranno trasferire dati sul nostro stato di salute, gli assistenti virtuali (come Google Assistant ma anche Alexa di Amazon o Siri di Apple) i contenuti delle nostre conversazioni domestiche, i robot delle pulizie le planimetrie delle abitazioni, i frigoriferi intelligenti i nostri gusti alimentari, le auto connesse informazioni sui nostri spostamenti, stili di guida etc. Dati che potranno essere incrociati con quelli raccolti e conservati in altri database per aver un quadro chiaro e completo su ciò che siamo e desideriamo.

La mercificazione dell'esperienza umana privata 

In estrema sintesi si può dunque dire che nel capitalismo della sorveglianza l’esperienza umana privata diventa un materiale grezzo di big data (grandi quantità di dati) che può essere elaborato e trasformato in previsioni comportamentali utili alla produzione e allo scambio. Ma, come detto prima, grazie anche ai progressi della scienze cognitive i possessori dei dati personali avranno anche il potere di modificare i comportamenti degli individui, dei gruppi e delle popolazioni nell’interesse dei centri di potere economico (grandi corporations), come dimostrato dall’esperienza di Cambridge Analytica in campo politico. 

Il bisogno di una ecologia della privacy 

Ecco perché c’è bisogno di un nuovo atteggiamento dei cittadini nei confronti della tutela della privacy. Una vera consapevolezza dei rischi in gioco che possa spingere le istituzioni a porre limiti stringenti alla raccolta e utilizzo delle informazioni personali. Un processo analogo a quanto avvenuto con l’ambientalismo a partire dagli anni ’70 che ha visto di anno in anno crescere la consapevolezza sulla necessità di mettere un freno all'inquinamento. Questa volta però occorrerà fare più in fretta. Non si possono aspettare anni o addirittura decenni affinchè l'opinione pubblica chieda a gran voce un stop al capitalismo della sorveglianza. I rischi per i diritti e le libertà civili sono troppo alti.