Recovery plan, ristori, occupazione, ecco cosa potrebbe cambiare con il governo Draghi

L’ex presidente della Bce potrebbe privilegiare gli investimenti alla concessione di bonus a pioggia e anche gli aiuti alle imprese potrebbero essere più selettivi. La difesa dei posti di lavoro dovrebbe però rimanere una priorità

Recovery plan, ristori, lavoro, ecco cosa potrebbe cambiare con il governo Draghi
Mario Draghi (foto Ansa)

Mario Draghi è stato chiamato in causa dal presidente Mattarella principalmente per un motivo: evitare di perdere (o sprecare) i 209 miliardi di euro che arriveranno dall’Europa con il Recovery Plan. Ma la profonda crisi economica alimentata dalla pandemia pone anche sfide nell’immediato sul fronte dei ristori alle aziende e sul fronte dell'occupazione. Quali potrebbero essere le ricette dell’ex presidente della Bce? Cosa potrebbe cambiare rispetto a quanto previsto dal governo Conte? Il modo migliore per provare a fare una ipotesi è rileggere gli interventi pubblici più recenti di Draghi. Il primo è un editoriale apparso il 25 marzo 2020 sul Financial Times. Il secondo è il discorso tenuto il 18 agosto nella giornata inaugurale del Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione. Questi due interventi già al tempo hanno spinto molti analisti a parlare di un vero e proprio programma di governo.

Recovery Plan: più investimenti e meno soldi a pioggia

Draghi è noto per essere un sostenitore del debito “buono” contrapposto al debito “cattivo”. Il primo è quello che genera crescita economica, il secondo no. Con molta probabilità si assisterà dunque a una revisione del piano elaborato dal governo uscente con una maggiore enfasi sugli investimenti a più alto rendimento ovvero quelli con un ritorno economico e sociale maggiore nel medio lungo periodo. Questo significa destinare meno risorse a bonus di vario tipo.

Correzione già effettuata nell’ultima bozza redatta dal governo Conte che per rispondere alle critiche di Renzi aveva portato gli investimenti al 70% delle risorse complessive. Questa soglia potrebbe crescere ulteriormente e (come conseguenza) potrebbero essere incrementate anche le stime sulla crescita del Pil da cui dipende la sostenibilità del debito pubblico.

Meno bonus a pioggia significa dunque un taglio netto con le politiche populiste che sono iniziate con il primo governo Conte (quello dell’esecutivo giallo-verde) e che purtroppo sono proseguite anche con il Conte bis (quello dell’esecutivo giallo-rosso). Meno populismo significa meno consenso politico ma anche più sicurezza per il futuro del Paese e dunque dei nostri figli.

Ristori alle aziende secondo criteri più selettivi

Per quanto riguarda l’emergenza economica nell’immediato il primo punto cruciale riguarda i ristori ovvero gli aiuti alle imprese. Tutti i governi europei (compreso quello italiano) stanno sostenendo le aziende ma anche qui si pone la necessità di non sprecare le risorse. Il governo Conte ha concesso aiuti a pioggia per ben 11 miliardi di euro, senza differenziazioni tra i vari casi. Con il governo Draghi la concessione degli aiuti potrebbe essere più selettiva.

Sostegno al mercato del lavoro

Il governo Conte ha fatto largo ricorso alla cassa integrazione e ha imposto il blocco dei licenziamenti. L’Italia è l’unico paese in Europa ad aver adottato questa misura che durerà fino a marzo. Le organizzazioni industriali spingono per togliere il blocco.

Draghi nei suoi interventi ha espressamente indicato la necessità di difendere il lavoro a tutti i costi. E la via maestra indicata per farlo è una mobilitazione del sistema bancario per facilitare l’accesso al credito delle aziende. Lo scambio proposto dall'ex presidente della Bce potrebbe dunque essere questo: più risorse liquide a disposizione (attraverso la concessione di garanzie dello Stato sui prestiti) in cambio della rinuncia delle aziende a far scattare la tagliola dei licenziamenti.

Per agevolare questa prospettiva è molto probabile anche un prolungamento della cassa integrazione Covid come già richiesto dalle imprese e dai sindacati. Altra ipotesi sul tavolo (su cui aveva già iniziato a discutere l’ex ministro all’Economia Gualtieri) è quella di un blocco ai licenziamenti selettivo ovvero valido solo in certi settori.

La trasformazione di Draghi

Gli ultimi interventi pubblici di Draghi hanno evidenziato un ritorno alle origini del banchiere, ovvero un allontanamento delle posizioni liberiste avute per lungo tempo e un riavvicinamento alle posizioni keynesiane del suo maestro, l’economista Federico Caffè.

Draghi ha indicato chiaramente che la crisi si affronta solamente attraverso la difesa dell’occupazione e la mobilitazione di risorse statali anche creando nuovo debito che non è più un tabù. Una inversione a U dunque rispetto al rigore finanziario manifestato da Draghi all'inizio del suo mandato alla guida della Bce che è coinciso con la crisi dei debiti sovrani europei e con il dramma della crisi greca. Cambiamento di prospettiva in realtà già emerso con il varo del quantitative easing della Bce imposto anche ai falchi della Bundesbank e che di fatto ha salvato l'Italia dalla speculazione finanziaria. Cambiamento di prospettiva che potrebbe rassicurare i tanti italiani che vedono ancora Draghi come un uomo di Goldman Sachs e dei grandi potentati finanziari.