Offensiva Ue contro Cina, pronto uno scudo anti-scalate

Merkel cauta: “L'accordo sugli investimenti resta importante”

Foto Ansa
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TiscaliNews

Scende il gelo tra l'Europa e la Cina. All'indomani della doccia fredda di Bruxelles sulla ratifica dello storico accordo per gli investimenti con Pechino, la Commissione Ue alza ancora le sue difese contro l'ascesa cinese, nel nome della ripresa economica dalla terribile crisi pandemica e di una mossa che almeno in parte riallinea Bruxelles ai voleri di Washington. La nuova arma di attacco e difesa pensata della Commissione Ue ha le sembianze di uno scudo normativo per proteggersi dalle scalate delle aziende estere nel Vecchio Continente. Una sorta di golden power per impedire le scorribande di società ormai sempre più cinesi che, gonfie di aiuti Stato pompati dai propri governi, depredano gli asset strategici europei.

"L'Ue è il mercato più aperto del mondo. Ma apertura fa rima con correttezza", ha avvertito la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. E allora il passo giuridico è presto fatto: assoggettare per la prima volta le operazioni facilitate dagli aiuti di Stato esteri alle regole antitrust comunitarie. Nella pratica, tutte le aziende che ricevono oltre 50 milioni di euro di sovvenzioni extra-Ue e cercano di rilevare attività in Europa per oltre 500 milioni di euro o partecipare a contratti d'appalto da almeno 250 milioni di euro dovranno notificare l'operazione in anticipo a Bruxelles e ottenere la sua approvazione. Oppure potrebbe vedersi infliggere multe fino al 10% del fatturato”.

“Bruxelles si propone anche di valutare d'ufficio tutte le altre situazioni in cui vi sia il sospetto che una sovvenzione estera possa distorcere il mercato interno e falsare la concorrenza, come gli investimenti greenfield, e di diminuire la sua dipendenza industriale dalle materie prime importate da Oriente. Tutte mosse volte a garantire, nelle parole della zarina della Concorrenza Ue, Margrethe Vestager, "condizioni di parità in questi tempi difficili" al fine "di sostenere la ripresa dell'economia dell'Ue". Anche perché, ha aggiunto il vicepresidente Ue, Valdis Dombrovskis, "i vantaggi ingiusti concessi attraverso i sussidi sono stati a lungo una piaga della concorrenza internazionale".

Un messaggio neanche troppo subliminale alla Cina proprio mentre la fiducia tra Bruxelles e Pechino sembra aver raggiunto il punto più basso. Dopo il rabbioso scambio di sanzioni legato alle preoccupazioni per le violazioni dei diritti umani imputate alla Cina contro gli Uiguri musulmani dello Xinjiang e in Tibet che si è consumato a marzo, ad assestare un nuovo schiaffo al Dragone seppur a mezza forza era stato ieri proprio Dombrovskis, secondo il quale il momento "non è propizio" per ratificare l'accordo sugli investimenti tra Ue e Cina siglato lo scorso dicembre dopo sette anni di negoziati. A cercare di frenare la giravolta rispetto al finire del 2020 che allontana l'Ue dalla Cina e la avvicina sempre di più agli Usa di Joe Biden, è intervenuta Angela Merkel. Protagonista della chiusura dell'intesa a dicembre, la cancelliera ritiene ancora che sia "importante" ratificarla, nonostante tutte "le difficoltà". Con l'ambizione di avere "una maggiore reciprocità nell'accesso al mercato".