[La storia] Non solo l’influencer, ecco perché il sogno dei ragazzi è fare gli operai

Risposta sorprendente dei più giovani se chiedi loro cosa vogliono fare da grande

[La storia] Non solo l’influencer, ecco perché il sogno dei ragazzi è fare gli operai

La prima notizia, enorme, è che il teatro è pieno ogni sera per assistere a "La classe operaia va in Paradiso", spettacolo tratto da un film del 1971 e che dura tre ore abbondanti.

La seconda notizia, se possibile ancor più grossa, è che per assistere al dibattito su quello spettacolo come sempre gli organizzatori del Teatro Nazionale di Genova hanno predisposto il foyer del Teatro della Corte, un centinaio di posti a sedere e almeno altrettanti in piedi, che solitamente sono più che sufficienti a contenere il pubblico. Lo sono stati persino quando sono stati protagonisti degli incontri personaggi di grande presa televisiva come Claudio Bisio o Neri Marcorè.

Stavolta, invece, la fiumana di gente è impressionante.

E le maschere devono aprire la platea del teatro, centinaia e centinaia e poi migliaia di persone che in un venerdì pomeriggio alle 17,30, in pieno ponte del Venticinque Aprile, senza che ci sia da perdere scuola, con il tempo fuori che permette già i primi pomeriggi al mare, si affollano per sentire un dibattito dal titolo non propriamente "glamour" come "Professione operaio - Storie di precarietà, solitudine e sfruttamento in attesa del paradiso", con come relatori principali Gad Lerner e Maurizio Landini.

In platea, c'è anche Sergio Cofferati, agli ultimi giorni da eurodeputato del Nord Ovest di Leu, ed è una presenza doppiamente "presente": da un lato, perchè il relatore principale è il suo successore alla guida della Cgil Landini; dall'altro, perchè l'organizzatrice dell'incontro e del ciclo di "dopo teatro" per conto del Teatro Nazionale del direttore Angelo Pastore e del presidente Gian Enzo Duci è sua moglie Raffaella Rocca.

Chi sono le centinaia e centinaia che affollano il teatro per un tema difficile in un giorno difficile?

Ci sono tanti ex sessantottini che quel film l'hanno vissuto sulla propria pelle. Li riconosci dalle chiome bianche, dalle barbe e dai vestiti che, ancor oggi, a distanza di cinquant'anni, sono giacche morbide di velluto e lino e colllanoni e colori che fanno molto Flower Power.

Ma ci sono anche tantissimi adolescenti, che magari non capiscono appieno i discorsi di Landini quando ricorda l'Flm, il "quarto sindacato", quando i metalmeccanici erano l'unica categoria in cui Cgil, Cisl e Uil erano unite.

E non capiscono, gli adolescenti, forse neppure l'ironia e l'autoironia di Landini quando dice che occorre mettere sullo stesso piano parte datoriale e lavoratori, "e apprezzerete il mio sforzo riformista".

Anzi, a dirla tutta, in tante ragazze sono lì perchè "Lino Guanciale è troppo figo".

Il punto è che Lino figo lo è davvero.

Cortesissimo e soprattutto lontano anni luce dalla caricatura dell'attore di fiction bravo solo a guardarsi l'ombelico allo specchio.

Guanciale è addirittura più a sinistra di Landini, più lucido nel dire che l'attuale sindacato non è più in grado di dare rappresentanza a tutti, e mette in piedi un bellissimo dibattito in cui, istituzionale e cerimonioso, dice: "Il signor Landini...". E il segretario della Cgil, che è simpaticissimo, di rimando: "A me signore non l'aveva mai detto nessuno...". "E come la chiamavano?". "Veramente, di solito, "Il compagno Landini..."".

Ma, battute a parte, è soprattutto quando si parla di operai e scuole che arriva la rivoluzione, quella vera.

Che non è quella di Potere Operaio che il film prima e lo spettacolo teatrale oggi mettono a nudo in tutto il suo intellettualismo.

La rivoluzione è quella raccontata da Guanciale, che gira le scuole da una vita, e lo sta facendo da più di un anno per parlare de "La classe operaia va in Paradiso", film e spettacolo.

"La risposta dei ragazzi è sorprendente, Se chiedi loro cosa vogliono fare da grande ti dicono praticamente tutti che vogliono fare l'influencer, che magari fra cinque anni nemmeno si saprà chi è un influencer...".

E, fin qui, è tutto nella norma.

Ma è la seconda risposta che arriva che lascia il segno: "E poi, rendendosi conto che non tutti potranno fare l'influencer, ti dicono che anche fare l'operaio non sarebbe poi malissimo. I teenager - parlo di ragazzi fra i 15 e i 18 anni - sono avvinti da questa storia, a volte più di chi ha vissuto quegli anni. E riferendosi al mio personaggio dicono: "Almeno Lulù Massa non era solo...".

Sì, stavolta, il dibattito sì.