[Il punto] I minibot sono inutili, per sistemare il debito pubblico servirebbe un Bot Italia

Per riaccendere l’interesse delle famiglie verso i titoli di Stato italiani e ridurre in questo modo la quota posseduta dai grandi investitori stranieri si potrebbe puntare su un titolo ad un anno indicizzato all’inflazione, analogamente a quanto fatto in passato con i Btp Italia

[Il punto] I minibot sono inutili, per sistemare il debito pubblico servirebbe un Bot Italia
di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

Come noto agli italiani la creatività non è mai mancata. E la proposta della Lega di lanciare i Minibot per pagare i debiti della Pubblica Amministrazione rinverdisce questa tradizione. L’idea dell’economista Claudio Borghi non ha suscitato però grande entusiasmo.

Lo stop di Draghi ai minibot

E’ stata seccamente bocciata da Mario Draghi. Per il presidente della Bce o sono moneta o sono debito pubblico. Nel primo caso sarebbero illegali (ovvero non compatibili con le regole stabilite per aderire all’euro) nel secondo aumenterebbero il debito di altri 53 miliardi di euro. Un giudizio sprezzante è stato espresso dai giovani industriali secondo cui “i problemi non si possono risolvere con i soldi del Monopoli”. Questa volta (forse) non si esce dai “guai” con l’ennesimo escamotage. Che fare dunque?

Savona: risparmio pilastro che regge economia italiana

Una prospettiva l’ha indicata l’ex ministro Paolo Savona nel suo discorso di insediamento al vertice della Consob. Per il presidente dell’Autorità di controllo della Borsa “i giudizi sull’Italia espressi dalle istituzioni sovranazionali appaiono prossimi a pregiudizi, perché non tengono conto dei due pilastri che reggono la nostra economia e società: la forza competitiva delle nostre imprese sul mercato globale e il nostro buon livello di risparmio". "La teoria e la ricerca – ha proseguito Savona - non forniscono una risposta univoca sul legame ottimale tra il debito pubblico e il Pil tanto che il Giappone presenta un dato intorno al 200%”.

La differenza tra Italia e Giappone 

Il ragionamento fatto dall’ex ministro non fa una piega ma a patto che si faccia una precisazione: il Giappone può sostenere serenamente un debito pubblico al 200% del Pil per il semplice motivo che è interamente in mani giapponesi e non straniere. Tokyo non è dunque esposta al rischio di attacchi speculativi da parte della finanza internazionale. Purtroppo per noi, ben un terzo del debito pubblico tricolore è in mani straniere. E, altro fatto rilevante, solamente poco più del 5% è posseduto da imprese e famiglie. E’ vero, come affermato da Savona, che in Italia esiste un buon livello di risparmio ma il problema è che non viene utilizzato per finanziarie il debito pubblico.

La fuga delle famiglie dai titoli di Stato 

Nel corso degli anni l’affezione dei risparmiatori per Bot, Cct e Btp è scemata. Il motivo è molto semplice: il drastico calo dei rendimenti. L’unica eccezione sono stati i Btp Italia che hanno avuto un grande successo grazie al fatto di riconoscere il recupero dell’inflazione e un extra rendimento, obiettivo perseguito da una grossa fetta delle famiglie. Recentemente anche il Btp Italia ha però mostrato dei limiti con l’emissione di novembre 2018 che ha avuto una raccolta inferiore ai 900 milioni di euro (un vero e proprio flop).  Il motivo in questo caso è legato alla rischiosità dello strumento dato che ha una durata di medio periodo (4 anni). Purtroppo la formazione del governo gialloverde ha riacceso le tensioni sui mercati finanziari (con un rialzo dello spread) e questo ovviamente ha allontanato i piccoli risparmiatori dal Btp indicizzato.

Bot Italia come soluzione al problema 

Per far rinascere però il feeling tra risparmiatori e titoli di Stato italiani ci sarebbe un modo molto semplice: varare un Bot Italia. Ovvero un titolo a 1 anno indicizzato all’inflazione. Non c’è alcun dubbio che uno strumento di questo tipo avrebbe un grandissimo successo ed eviterebbe il parcheggio dei risparmi italiani nei vari conti deposito. Un Bot Italia avrebbe un rischio limitato, una tassazione agevolata rispetto agli altri strumenti di investimento (12,5% anziché 26%) e garantirebbe il recupero dell’inflazione e dunque il valore reale dei risparmi nel tempo. Perché nessuno ne parla? Probabilmente perché non sono utili alla propaganda elettorale.